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mercoledì 4 gennaio 2012

C.O. Gori. Storia. Indice articoli sulle riviste: Microstoria, Farestoria, Il Metato, QF-Quaderni di Farestoria, Storialocale, Patria indipendente, Slavia, Vibanca informa, Notiziariodel Circolo Fotografico Il Tempio ,0573 BCC, Naturat



Miei articoli 
1999-2011

Per gli amici che mi seguono su questo blog e "fuori" ricordo in questo post i miei articoli apparsi a tutt'oggi sulla rivista di storia toscana "Microstoria" segue l'elenco di quelli rintracciabili nel sito della rivista.

  1. · Carlo Onofrio Gori, Niccolò Puccini “fascista”, in “Microstoria”, n. 6 (dic. 1999) 
  2. · Carlo Onofrio Gori, …E il serpente brasiliano fumò. Storia della Fôrça Expedicionária Brasileira e del suo cimitero pistoiese, in “Microstoria”, n. 8 (feb. 2000) 
  3. · Carlo Onofrio Gori, Un garibaldino che divenne direttore de La Nazione. La storia del deputato pistoiese Giuseppe Civinini, in “Microstoria”, n. 10 (apr. 2000) 
  4. · Carlo Onofrio Gori, Il “calmiere Lavarini” durante il Biennio Rosso. Le giornate pistoiesi ripercorse attraverso i giornali di allora, in “Microstoria”, n. 11 (mag. 2000) 
  5. · Carlo Onofrio Gori, Figure del fascismo pistoiese. Una città che non seppe esprimere figure forti, in “Microstoria”, n. 16 (mar.-apr. 2001) 
  6. · Carlo Onofrio Gori, Ferdinando Martini, profilo di un letterato impegnato in politica, in “Microstoria”, n. 17 (mag.-giu. 2001) 
  7. · Carlo Onofrio Gori, Quando il nemico era italiano. Gli scontri tra il Gruppo Cremona e la X Mas sulla linea del Senio, in “Microstoria”, n. 18 (lug.-ago. 2001) 
  8. · Carlo Onofrio Gori, Il "fascismo impossibile" del professore fiorentino Berto Ricci . Dalle colonne de “L’Universale” il sogno di un fascismo di sinistra, in “Microstoria”, n. 20 (nov.-dic. 2001) 
  9. · Carlo Onofrio Gori, La “lunga strada” di Bruno Fanciullacci. Il percorso antifascista dell'uomo che uccise giovanni Gentile, in “Microstoria”, n. 21 (gen.-feb. 2002) 
  10. · Carlo Onofrio Gori, Forteguerriana un’antica biblioteca vanto dei pistoiesi. Secoli di storia nel segno della cultura. Fondata nel 1473 è un punto di riferimento per tutti, in “Microstoria”, n. 22 (mar.-apr. 2002) 
  11. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia e i giorni del “tutti a casa”. Cronaca dell’8 settembre 1943 e dell’occupazione tedesca della città, in “Microstoria”, n. 23 (mag.-giu. 2002) 
  12. · Carlo Onofrio Gori, Il Dizionario di Petrocchi, manifesto per l’unità della lingua italiana. La vita e l’opera del linguista e letterato nato 150 anni fa a Cireglio, in “Microstoria”, n. 24 (lug.-ago. 2002) 
  13. · Carlo Onofrio Gori, La “marcia su Roma” di un fascio diviso. Pistoia presidio fascista sulla Porrettana, in “Microstoria”, n. 25 (set.-ott. 2002) 
  14. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia terra di garibaldini. Il rapporto tra l’Eroe dei Due Mondi e i pistoiesi dalla spedizione dei Mille al recente restauro del monumento equestre, in “Microstoria”, n. 26 (nov.dic. 2002) 
  15. · Carlo Onofrio Gori, Quando i “nuvoloni” si addensarono sulla città. 26 giugno 1796: Napoleone a Pistoia., in “Microstoria”, n. 27 (gen.-feb. 2003) 
  16. · Carlo Onofrio Gori, Un'anarchia innamorata dell'Islam. L'affascinante figura della pistoiese Leda Rafanelli, in “Microstoria”, n. 29 (mag.-giu. 2003) 
  17. · Carlo Onofrio Gori, I cinquant’anni della CNA di Pistoia. La lunga marcia di un’associazione di categoria forgiata nello spirito della Ricostruzione,in “Microstoria”, n. 31 (set.-ott. 2003) http://www.nte-edizioni.it/books/107/index.html?title=Microstoria_n_31
  18. · Carlo Onofrio Gori, Gli irriducibili fascisti pistoiesi della Valtellina. Le vicende di Giorgio Pisanò e degli altri fedelissimi del regime, in “Microstoria”, n. 33 (gen.-feb. 2004) http://www.nte-edizioni.it/scheda.jsp?id=109
  19. · Carlo Onofrio Gori, …e a Pistoia Garibaldi perse il poncho. Giugno 1867arriva il generale e la città si spacca,in “Microstoria”, n. 34 (mar.-apr. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/110/index.html
  20. · Carlo Onofrio Gori, Arrivano i partigiani, Pistoia è libera. Il ruolo della Resistenza pistoiese nei giorni decisivi, in “Microstoria”, n. 35 (mag.-giu. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/111/index.html
  21. · Carlo Onofrio Gori, Questo compromesso non s'ha da fare : la "repubblica conciliare" di Pistoia, ovvero l'intesa tra cattolici e comunisti negli anni della contestazione, in “Microstoria”, n. 36 (lug./ago. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/112/index.html
  22. · Carlo Onofrio Gori, Pedro”: il conte “garibaldino” che arrestò Mussolini. Tra Pistoia, Firenze e Dongo la vita del leggendario capo partigiano Pier Luigi Bellini delle Stelle, in “Microstoria”, 37 (set.-ott. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/113/index.html
  23. · Carlo Onofrio Gori, Il sogno rivoluzionario di Silvano Fedi. Il partigiano Artese Benesperi racconta l’esperienza a fianco dell’eroe pistoiese, in “Microstoria”, n. 38 (nov.-dic. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/114/index.html
  24. · Carlo Onofrio Gori, "Pippo", partigiano senza parte. Vita e morte di Manrico Ducceschi, il partigiano “apolitico” che piaceva agli Alleati, in “Microstoria”, n. 40 (mar.-apr. 2005)http://www.nte-edizioni.it/books/116/index.html 
  25. · Carlo Onofrio Gori, Loris Nannini il pistoiese che sfidò Kruscev. L’amara odissea dell’aviatore nei gulag sovietici, in “Microstoria”, n. 41 (mag.-giu. 2005) http://www.nte-edizioni.it/books/117/index.html
  26. · Carlo Onofrio Gori, Resistenti in divisa. Il ruolo dei pistoiesi nei Gruppi di Combattimento sulla Gotica e nella liberazione in Jugoslavia, in “Microstoria”, n. 42 (lug.-ago. 2005)http://www.nte-edizioni.it/books/118/index.html 
  27. · Carlo Onofrio Gori, Via del Vento, suggestioni dalla strada dei letterati, in “Microstoria”, n. 44 (nov.-dic. 2005) http://www.nte-edizioni.it/books/120/index.html
  28. · Carlo Onofrio Gori, L’Est, terra di libertà. Tra Russia, Polonia e Lituania, le cospirazioni e i successi professionali di quattro pistoiesi dell’Ottocento, in “Microstoria”, n. 45 (gen.-feb. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/121/index.html
  29. · Carlo Onofrio Gori, Parigi, dolce prigione. Cinque facoltosi pistoiesi e il loro soggiorno obbligato nella capitale dell’Impero Napoleonico, in “Microstoria”, n. 46 (mar.-apr. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/122/index.html
  30. · Carlo Onofrio Gori, Theresienstadt, prigione di eroi. L'internamento in Boemia dei volontari toscani del 1848 nel ricordo di alcuni patrioti pistoiesi, in “Microstoria”, n. 47 (mag.-giu. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/123/index.html
  31. · Carlo Onofrio Gori, Vincenzo Lunardi, il Montgolfier di casa nostra, in “Microstoria”, n. 48 (lug.-ago. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/124/index.html
  32. · Carlo Onofrio Gori, “Ciccio”, la grande storia di un comunista qualunque, in “Microstoria”, n. 49 (set.-ott- 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/125/index.html
  33. · Carlo Onofrio Gori, Giovan Battista Lulli, una stella alla corte del Re Sole, in “Microstoria”, n. 50 (nov.-dic.2006) http://www.nte-edizioni.it/books/126/index.html
  34. · Carlo Onofrio Gori, “I Giusti” di Toscana: schiaffo all’“indifferenza”. La storia dei toscani che operarono in favore degli ebrei durante le persecuzioni nazifasciste, il ruolo della chiesa e della gente comune, in “Microstoria”, n. 51 (gen.-mar. 2007) http://www.nte-edizioni.it/books/127/index.html
  35. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia “bella città ariosa”. Il soggiorno di Carducci in città, l’amicizia con Policarpo Petrocchi e il circolo di Louisa Grace, in “Microstoria”, n. 52 (apr.-giu. 2007) http://www.nte-edizioni.it/books/128/index.html
  36. · Carlo Onofrio Gori, Far versi a Pistoia. Anton Francesco Menchi e Bartolomeo Sestini, due poeti estemporanei pistoiesi nel primo Ottocento, in “Microstoria”, n. 54 (ott-dic. 2007) http://www.nte-edizioni.it/scheda.jsp?id=130
  37. · Carlo Onofrio Gori, Dunyov, un eroe garibaldino a Pistoia, in “Microstoria”, n. 56 (apr.-giu. 2008)http://www.nte-edizioni.it/books/132/index.html
  38. · Carlo Onofrio Gori, 1948, “Gl'hanno sparato a Togliatti”. Le reazioni in Toscana all'attentato al leader comunista tra spinte rivoluzionarie e ritorno all'ordine, in “Microstoria”, n. 58 (ott.-dic. 2008) http://www.nte-edizioni.it/books/134/index.html
  39. · Carlo Onofrio Gori, Quando Firenze divenne la San Pietroburgo d'Italia. L'intellighenzia russa in Toscana negli anni di Firenze Capitale del Regno, in “Microstoria”, n. 62 (ott-dic. 2009) http://www.nte-edizioni.it/books/169/index.html
  40. · Carlo Onofrio Gori, Memorie di pietra nelle vie di Pistoia. L'impegno civile, politico e intellettuale nelle targhe della città di Cino, in “Microstoria”, n. 64 (apr.-giu. 2010) 
  41. · Carlo Onofrio Gori, Italia Donati, suicidio di una “maestrina”, in “Microstoria”, n. 66 (ott.-dic. 2010) http://www.nte-edizioni.it/books/186/index.html
  42. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia, un Risorgimento tra entusiami e divisioni politiche, in “Microstoria”, n. 67 (gen.-mar. 2011) http://www.nte-edizioni.it/books/191/index.html
  43. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia 1821: suicidio di un cospiratore. Le vicende di Francesco Benedetti, poeta e patriota toscano originario di Cortona, in “Microstoria”, n. 68 (apr.-mag. 2011)

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Microstoria N. 55. Gennaio - Marzo 2008. Quando Firenze era la capitale. ... Carlo Onofrio Gori (n° 18). Quando il nemico era italiano - Gli scontri del ...

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Microstoria N. 55. Gennaio - Marzo 2008. Quando Firenze era la capitale. ... Carlo Onofrio Gori (n° 17). Ferdinando Martini, profilo di un letterato impegnato in ...

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... impossibile" del professore fiorentino Berto Ricci - Dalle colonne de "L'Universale" il sogno di un fascismo di sinistra. Carlo Onofrio Gori (n° 20)

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FIRENZE. La "lunga strada" di Bruno Fanciullacci - Il percorso dell'antifascista che uccise Giovanni Gentile. Carlo Onofrio Gori (n° 21)

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Microstoria Microstoria n°35 - 1944, la Toscana tra guerra e liberazione. Sessant'anni fa l'arrivo degli Alleati e ... di Carlo Onofrio Gori Viareggio . ...

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NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ...Microstoria n° 37 - Lungo la strada degli etruschi. Tra Pisa e ... di Carlo Onofrio Gori

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Microstoria n° 38 - Lorenzo, i giorni della congiura. Tutti i retroscena del più clamoroso... La posta di Microstoria . ... di Carlo Onofrio Gori Firenze Pericolosi ...

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Microstoria RIVISTA TOSCANA DI STORIA LOCALE Gaspare da San Severino, .... 14 di Carlo Onofrio Gori Firenze Pericolosi all'ordine nazionale dello Stato . ...

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Cordialmente Carlo Onofrio Gori Pistoia Microstoria 43 ok ok 25-10-2005 18:29 Pagina 3 LETTERE E DIBATTITI 3 Microstoria n. 43 2005 La topografia della ..


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Microstoria n°45 - Quel campo di concentramento nel cuore della Toscana. La storia dimenticata di renicci, ... PISTOIA L'Est, terra di libertà di Carlo Onofrio Gori ...


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64 SEGNALAZIONI LIBRARIE Microstoria 45 C 28-02-2006 18:26 Pagina 2 2 ....Fiorenzo Gei, Carlo Onofrio Gori, Daniele Guglielmini, Alessandro Monti, Marco ...

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Se la storia dell'arte non è più un tabù Per Microstoria si tratta di una "prima" ... di Roberto Riu Parigi, dolce prigione 52 FIRENZE di Carlo Onofrio Gori Vade ...

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NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ...Microstoria n°47 - Toscana, terra di giornali e giornalisti. ... di Carlo Onofrio Gori …

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48 2006 Microstoria e "Pippo", partigiano senza parte o scorso 30 luglio la nostra ....della Gotica scrive Carlo Onofrio Gori il battaglione affianca nell'avanzata le …

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Microstoria n°51 - Quando nacque la "fascistissima" Toscana. cronaca degli anni (1921-1922) che cambiarono volto alla nostra regione ... di Carlo Onofrio Gori ...

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... Toscana: schiaffo all'"indifferenza" di Carlo Onofrio Gori di Stanley Hochman .... i t : si chiama così il nuovo portale realizzato dalla Cooperativa Microstoria di …

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La collana Quaderni di Microstoria insomma ha ormai un respiro regionale, ..... *Carlo Onofrio Gori è stato bibliotecario presso la Biblioteca Forteguerriana di ...

Microstoria n° 58 - NTE - Nuova Toscana Editrice

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Il Dossier di questo numero di Microstoria ha come oggetto la storia della satira ...Roberto Daghini, carlo Onofrio Gori, fabio Uccelli, Daniele Vergari, Vincenzo ...

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97979629 intestato a NTE srl, indicando come causale "Arretrati Microstoria". ...Firenze divenne la San Pietroburgo d'Italia di Carlo Onofrio Gori Il magnifico ...

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Microstoria n° 62 - Tra Pongo e Cera Liù, il "miracolo toscano" nell'Italia del Boom Rifle, Roy Roger's, Sidol, ... di Carlo Onofrio Gori. Gli enigmi del “Sasso Scritto ...

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97979629 intestato a NTE srl, indicando come causale "Arretrati Microstoria". ...Giovanni Bensi 28 nelle vie di Pistoia di Carlo Onofrio Gori Memerie di pietra 12 …


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Microstoria 64 - Gli Alleati arrivano in Toscana ... di Carlo Onofrio Gori. 30 La casa del giardino nascosto. di Filippo Canali. 32 Le api dei Barberini? ...

Microstoria 66 - NTE - Nuova Toscana Editrice

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In questo numero Microstoria si addentra nei meandri della storia antica delle ...Elisabetta Faldi, Giuseppe Garbarino, Carlo Onofrio Gori, Giuseppe Guanci, ...

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97979629 intestato a NTE srl, indicando come causale "Arretrati Microstoria". ... tra entusiasmi politiche di Carlo Onofrio Gori ARCHeOLOGIA Le nuove mappe ...

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NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ... di Carlo Onofrio Gori. 22 Giuseppe Frassineti, un ragazzo di Montespertoli nei ...


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Miei articoli su altre riviste storiche


Carlo O. Gori, La Biblioteca Centro di Documentazione di Pistoia, in “Farestoria”, n. 1 (1984)
  • Carlo Onofrio Gori, Senio e dintorni, in “QF-Quaderni di Farestoria”, n. 5 (dic. 2001)
  • Carlo Onofrio Gori, Policarpo la tua Valle ti ricorda: un riuscito, appassionato, spettacolo della "Compagnia dei Semplici", in “Il Metato” (2003)
  • Carlo Onofrio Gori, Fortunato Picchi: la memoria di un eroe antifascista per lungo tempo dimenticato, in “QF-Quaderni di Farestoria”, n. 3-4 (lug.-dic. 2004)
  • Carlo Onofrio Gori, La partecipazione dei pistoiesi ai Gruppi di Combattimento, in “Storialocale”, n. 5 (2005)
  • Carlo Onofrio Gori, Le parole della tradizione ovvero Petrocchi digitale, in “Storialocale”, n. 6 (2005)
  • Carlo Onofrio Gori, Pier Luigi Bellini delle Stelle, l'uomo che arrestò Mussolini. Una figura della Resistenza rimasta troppo in ombra, in “Patria indipendente”, n. 2 (2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Manrico Ducceschi: vita e morte di un partigiano. Il comandante “Pippo” e la sua storia avventurosa, in “Patria indipendente”, n. 5 (2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Resistenza e rivoluzione. Il sogno di Silvano Fedi, comunista libertario, partigiano, molto amato a Pistoia,in “Patria indipendente”, n. 9 (2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Con la Valdinievole nel cuore. Ferdinando Martini (1841-1928, un grande intellettuale politico toscano fra Ottocento e Novecento, in “Notiziario del Circolo Fotografico Il Tempio”, n. 38 (dic. 2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Un antifascista pratese per lungo tempo dimenticato. Vita e morte di un traditore: Fortunato Picchi,in “Patria indipendente”, n. 3 (2007)
  • Carlo Onofrio Gori, Loris Nannini. L'eccezionale storia del tenente pilota pistoiese che sfidò Kruscev, in “Notiziario del Circolo Fotografico Il Tempio”, n. 39 (mar. 2007)
  • Carlo Onofrio Gori, Pistoia e i suoi combattenti per la Liberazione, Un ricordo dei soldati e dei partigiani sul dopo 8 settembre,in “Patria indipendente”, n. 9 (2007)
  • Carlo Onofrio Gori, La “rivoluzione dei garofani e il capitano Salgueiro Maia. La festa del 25 aprile in Portogallo,in “Patria indipendente”, n. 4 (2009)
  • Carlo Onofrio Gori, Le memorie silenziose. A passeggio con gli eroi: una storia per ogni targa, in "0573 BCC", n. 4 (gen. 2010)
  • Carlo Onofrio Gori, Uno schietto pistoiese di montagna. Policarpo Petrocchi, gloria di Castello di Cireglio, custode del buon italiano, in “Vibanca informa”, n. (gen.-mar. 2010)
  • Carlo Onofrio Gori, Parigi...dolce prigione per cinque gentiluomini pistoiesi. In alcune lettere un caso del 1799 che coinvolse cinque facoltosi pistoiesi, in “Vibanca informa”, n. (apr.-giu. 2010)
  • Carlo Onofrio Gori, ...e l'Eroe perse il poncho. Garibaldi a Pistoia: esultanze, bandiere e qualche intemperanza, in “Vibanca informa”, n. (gen.-mar. 2011)
  • Carlo Onofrio Gori, Storia del Circolo la Scintilla a cura di Renato Risaliti, in “Slavia”, n. 1 (gen.-mar. 2011)
  • Carlo Onofrio Gori, Attilio Frosini, martire del Risorgimento, in "Naturart", n. 3 (giu. 2011)













martedì 3 gennaio 2012

Carlo O. Gori. Risorgimento e...dintorni. Una strana prigionia parigina per i toscani ospiti di...Napoleone Bonaparte. 2011 - 150th Anniversary of the Unification of Italy


Douce France


Alcune lettere appartenute all’epistolario di Casa Tonti, raccolte dal nobile Giovanni Scarfantoni e commentate nel 1914 dallo storico pistoiese Alfredo Chiti (1) ci narrano di un caso di prigionia dell’anno 1799 che coinvolse cinque facoltosi concittadini: il cav. Baccio Tonti, il cav. Clemente Rospigliosi, il canonico Fabrizio de’ Conti Cellesi, il medico Francesco Talenti ed il dottore in legge Cosimo Trinci, presi “in ostaggio, per quiete di tutto il paese” il 6 maggio e deportati in Francia, insieme ad altri nobili ed ecclesiastici toscani. 
L’antefatto è noto: l’Armée del Direttorio impegnata nella Campagna d’Italia, dopo alcuni “passaggi” (1796, 1798) che violarono la neutralità del politicamente tollerante, ma militarmente debole Granducato, nel marzo-aprile 1799 occupò la Toscana (2). 
Ben presto le requisizioni di cavalli e le continue richieste di imposizioni straordinarie per il mantenimento dei soldati francesi suscitarono nelle comunità toscane un diffuso malumore che generò episodi di disordine. Il 13 aprile, anche a Pistoia, assente gran parte della guarnigione, si verificò un tumulto di contadini convenuti in città per il mercato che tuttavia, per l'intervento pacificatore del vescovo Falchi Picchinesi e di altri benpensanti, timorosi della reazione francese, si esaurì ben presto. Il giorno seguente mentre il comandante della piazza, il "cisalpino" Peyri, catturava 23 agitatori, il delegato Kerner, comandante la guarnigione, istituiva la Municipalità con a capo Aldobrando Paolini. La neonata e zelante Municipalità, fra i primi atti, oltre a costituire la Guardia nazionale, indisse una festa patriottica per il 5 floreale (24 aprile). Tuttavia i repubblicani locali, ancora, ma ormai impropriamente, definiti dagli avversari “giacobini”, interessavano soprattutto agli occupanti come fidati intermediari per mantenere l'ordine pubblico ed assicurare le frequenti e forti contribuzioni. Dopo altri tumulti a Serravalle, Borgo e Pescia (4 e 5 maggio), analogamente a quanto avvenuto in altre parti della Toscana, i francesi si spazientirono: catturarono alcuni nobili ed ecclesiastici e li deportarono come ostaggi in Francia. Lo scopo era chiaro ed efficace: mentre i popolani più riottosi, il “braccio” dei disordini , rimanevano in galera, i maggiorenti locali su cui gravavano le contribuzioni, ritenuti i mandanti, venivano presi in ostaggio con la minaccia di  rivalersi su di loro nel caso i disordini fossero proseguiti ed i tributi per l’occupazione non fossero stati regolarmente pagati dai loro parenti. Tra l’altro, per la loro condizione agiata, i deportati potevano sostenere le spese della forzata permanenza nel paese transalpino. Ciò appare evidente nella prima lettera ricevuta dal Tonti il 7 maggio: Padre Francesco Angelucci lo rassicura che in città ci si sarebbe adoperati per inculcare nella popolazione “calma e obbedienza alla legge” allo scopo di render sollecita la loro liberazione, (in effetti si ebbe in seguito un calo notevole dei disordini), mentre il fratello Jacopo lo informa che, tramite il Banco Cassigoli, gli è stata procurata una lettera credenziale presso i banchieri francesi per mille zecchini fiorentini da utilizzare "...con quella parsimonia che esigeranno le vostre circostanze". Tuttavia, a parte le forzate spese per il proprio mantenimento, la prigionia degli ostaggi toscani non si rivelerà affatto pesante. Nel primo periodo vengono portati via mare a Monaco, occupata dai francesi fin dal 1793 (i Grimaldi potranno ristabilire il Principato solo nel 1814). 
All'ombra della Rocca, il Tonti che, sempre estremamente parsimonioso, fa vita ritirata,  non manca di rilevare che molti dei suoi compagni di prigionia, soprattutto pisani, fiorentini e senesi, "giuocan come matti; perdono più di cento zecchini alla volta” (evidentemente nella località della Costa Azzurra ha da sempre abitato il genius loci dell’azzardo!), mentre altri cercano di fare i galanti con le donne. Da Pistoia il Tonti viene a sua volta regolarmente informato delle gravose contribuzioni richieste ai possidenti e delle numerose, e “scandalose” per i benpensanti, feste “repubblicane” organizzate in città dai francesi, soprattutto di quella definita “eccezionale” del 2 luglio 1799. Ma pochi giorni dopo questo “evento” pistoiese i francesi, sconfitti dagli austro-russi alla Trebbia (Napoleone era in Egitto) ed incalzati per gran parte della regione dalle temibili bande aretine del moto sanfedista “Viva Maria”, dovettero ritirarsi. Il 4 luglio 1799 Ferdinando III rientrò a Firenze e due giorni dopo le sue truppe occuparono Pistoia dalla quale i francesi se ne erano andati non senza prima aver estorto altre pesanti contribuzioni. 
La sconfitta francese in Italia non cambiò la vita degli ostaggi toscani che rimasero per altro tempo prigionieri del Direttorio che sul terreno militare non considerava chiusa la partita. I pistoiesi vengono poi trasferiti in Borgogna, a Mâcon e a Digione, dove rimangono rispettivamente il Tonti ed il  Trinci, mentre Rospigliosi, Cellesi e Talenti, con altri toscani, hanno successivamente il permesso di spostarsi a Parigi. Le lettere ci raccontano come l’impatto degli ostaggi con una Capitale ormai lontana dagli eccessi del "Terrore" e  nel pieno del suo sviluppo borghese, (sta per trasformarsi nella splendida metropoli degli anni dell’Impero) susciti in tutti il più sfrenato entusiasmo. 
I deportati provenienti dall'atmosfera mondana generalmente un po' bigotta e sonnolenta che caratterizzava il Granducato, compresa la sua Capitale (nella provinciale Pistoia poteva ben definirsi “soporifera”!) sono sbalorditi dalla grandiosità degli edifici, degli spettacoli, dei teatri, soprattutto l’Opera, dalla vita gaia che vi si conduce e qualcuno di loro non è insensibile né alle ultime novità della moda, né al fascino del gentil sesso. I tre pistoiesi più volte invitano il Trinci ed il Tonti a lasciare la provincia borgognona ed a raggiungerli, tanto che lo stesso austero canonico Cellesi, malgrado lo stato ecclesiastico e la salute malferma, così scriverà al Tonti: “..Parigi veramente mi ha incantato e sorpreso...non mi sarei immaginato una cosa così grande e così bella...si sta bene...non manca niente...non mancano divertimenti e passatempi per ogni sorta di persone di ogni ceto...Venite!…l’uggia vi uscirà da dosso”. Ma nel protrarsi della seppur piacevole, ma dispendiosa, prigionia, qualche punta di nostalgia per i familiari lontani e di preoccupazione per le vicende economiche di casa, sembra emergere negli ostaggi. 
Verso la metà di marzo 1800 i tre “parigini”, visto che il Talenti era riuscito a farsi amico qualche politico dell’entourage napoleonico, incaricano in qualità di legale il Trinci, rimasto a Digione, di stendere una petizione indirizzata al Primo Console, per sollecitare il loro ritorno in patria. Napoleone passò la pratica al fratello Luciano Bonaparte, Ministro dell’Interno, che promise di fare il possibile, malgrado fosse un po’ maldisposto per “il cattivo trattamento fatto in Toscana ai patriotti” filofrancesi dopo la ritirata dell’Armée. 
Nel giugno del 1800 le sorti della guerra si rovesciano nuovamente: Napoleone vince a Marengo ed in ottobre i francesi torneranno in Toscana. I deportati tuttavia verranno liberati prima:  “Nessun'altra notizia ci offre il carteggio  - nota Alfredo Chiti -  che finisce … col 28 luglio 1800. Solamente i diaristi pistoiesi fugacemente ricordarono che il 23 agosto seguente i cinque ostaggi tornarono tutti a Pistoia. Il Bonacchi aggiunge che tornarono afflitti”. Sorge in noi il malizioso sospetto che questa “afflizione” mostrata dai cinque non fosse in realtà dovuta alle ambasce per la  prigionia subita, ma piuttosto... per esser dovuti rientrare a Pistoia!
Del resto qualche decennio dopo (1826) il patrizio pistoiese Niccolò Puccini, in alcune lettere da Parigi, avrebbe scritto alla madre: “Chi non ha visto questo paese non può avere nemmeno una scarsa idea di quello che sia il mondo…ho una gran pena di ritornare in Italia”(3).
       
   
             

                  Carlo Onofrio Gori














Articolo di: Carlo O. Gori, Parigi, dolce prigione. Cinque facoltosi pistoiesi e il loro soggiorno obbligato nella capitale dell’Impero Napoleonico, in “Microstoria”, n. 46, (mar.-apr. 2006).

Vd. anche: Carlo O. Gori, Parigi...dolce prigione per cinque gentiluomini pistoiesi, in "Vibanca informa", (apr.-giu. 2010).


Per le note consultare gli articoli sulle riviste suddette.

Questo articolo è riproducibile, del tutto o in parte, avendo però cura di citare chiaramente l'autore e le fonti. 

 "carlo gori"


Carlo Onofrio Gori. Risorgimento e...dintorni. Il periodo “francese” a Pistoia (1796-1814)

Il periodo “francese” a Pistoia (1796-1814)

"Adì 26 giugno 1796: passò il generale Bonaparte per la strada nova e capitò direttamente a Pistoia con una armata di quindicimila uomini e gran numero di ufiziali". La "strada nova" citata dall'anonimo cronista, era la "Modenese" che valica l'Appennino passando per l'Abetone e termina a Capostrada, alle porte di Pistoia. 
Inaugurata nel 1781 "con rabbia dei bolognesi e gelosia dei fiorentini" farà di Pistoia il passaggio preferito di commercianti e viaggiatori, ma anche, in periodi instabili, di ogni sorta di eserciti.
Città ormai da molto tempo portata, per acquisita vocazione (dopo le tremende lotte  cittadine e "regionali", del Medioevo), alla tranquillità, Pistoia era già salita alla ribalta europea una decina d'anni prima per gli echi del Sinodo diocesano del 1786 con cui il "giansenista" Scipione de' Ricci, vescovo di Pistoia e Prato, cercò senza successo di apportare riforme che riconducessero la Chiesa alle origini spirituali, appoggiato dall' "illuminista" e modernizzatore granduca Pietro Leopoldo. 
Torniamo ora a Napoleone che il 26 giugno 1796 passeggia in città ed ispeziona i suoi soldati accampati fuori Porta al Borgo, in procinto di dirigersi a Livorno per occuparne il porto ed inibirlo ai traffici inglesi.
La Francia rivoluzionaria, animata dallo slancio liberatorio in nome della solidarietà fra nazioni sorelle, era ormai solo un ricordo, ma alcuni "democratici", come il poeta Filippo Pananti, di passaggio a Pistoia, ebbero vedendo sfilare l'Armée d'Italie, la percezione che, al di là delle intenzioni del Direttorio, si trattava comunque di una ventata d'aria nuova che in Italia avrebbe finito per sconvolgere gli antichi privilegi feudali ed ecclesiastici ed in Toscana il calmo progresso del riformismo leopoldino.
Tuttavia prevalse la paura per eventuali intemperanze dei francesi, che formalmente non erano invasori perché il loro arrivo nella neutrale Toscana avveniva col forzato benestare del granduca Ferdinando III.
Finita la parentesi "livornese” il presidente del Buon Governo granducale, Giuseppe Giusti, timoroso del "contagio francese" diede il via ad un persecutorio controllo politico al quale, ad esempio in Valdinievole, non sfuggirono l'economista ginevrino Sismondi ed il patriota pesciatino avv. Celestino Chiti la cui figlia Ester, per ironia della sorte, sposerà successivamente proprio il figlio di Giuseppe senior,Domenico Giusti, dai quali nascerà Giuseppe Giusti, il futuro poeta satirico.
Il secondo ritorno francese in Toscana nel 1799 fu indubbiamente più traumatico. A Pistoia l’Armée, già scesa dalla Modenese il 31 dicembre 1798 e nei giorni successivi per impadronirsi dello stato di Lucca, occupò la città il 30 marzo 1799 quando, per giungere in soccorso della Repubblica Partenopea, aveva ormai avviato anche l’invasione del Granducato. Ferdinando III fuggiva a Vienna mentre a Firenze il gen. Gaultier e l'ambasciatore Reinhard assumevano il comando militare e politico-civile.
I francesi, ligi agli ordini del Direttorio, lasciarono piantare "alberi della libertà" e circolare coccarde tricolori, ma non diedero certo spazio alle istanze di concreto rinnovamento dei democratici locali.
Ben presto la richiesta di imposizioni straordinarie alla Comunità civica pistoiese per il mantenimento dei soldati e le requisizioni di cavalli suscitarono tanto malumore che il 13 aprile, assente gran parte della guarnigione, si verificò un tumulto spontaneo di contadini convenuti in città per il mercato. Finì a pezzi l'Albero della Libertà piantato in Piazza del Duomo, fu rimesso il sigillo granducale a Palazzo Pretorio e occupata, armi alla mano, la Fortezza di Santa Barbara. Qualche "giacobino" ne uscì sonoramente bastonato. Per l'intervento pacificatore del vescovo Falchi Picchinesi e di altri benpensanti, timorosi della reazione francese, il tumulto si esaurì nella giornata.
Il giorno seguente il delegato Kerner, comandante la guarnigione, istituì la Municipalità con a capo il patriota Aldobrando Paolini, già seguace del riformismo leopoldino e ricciano. Mentre veniva costituita la Guardia nazionale, il comandante della piazza, il "cisalpino" Peyri, catturava 23 promotori del tumulto.
La neonata e zelante Municipalità indisse una festa patriottica per il 5 floreale (24 aprile), ma i "municipalisti" interessavano agli occupanti soprattutto come fidati intermediari per mantenere l'ordine pubblico ed assicurare frequenti e forti contribuzioni. Dopo altri tumulti a Serravalle, Borgo e Pescia (4 e 5 maggio), alcuni nobili ed ecclesiastici toscani , tra i quali i pistoiesi Rospigliosi, Tonti, Cellesi, Talenti e Trinci, erano deportati come ostaggi in Francia dalla quale tornarono nell'agosto del 1800. (Vd. in questo blog il post "Douce France")
Ma i francesi sconfitti dagli austro-russi alla Trebbia (Napoleone era in Egitto) ed incalzati per gran parte della regione dalle bande aretine dell'inatteso e temibile moto sanfedista del Viva Maria, originato dal "binomio di fame e fede" (G. Turi), dovettero ritirarsi.
Il 4 luglio 1799 il granduca Ferdinando III rientrò a Firenze e due giorni dopo le sue truppe entrarono in Pistoia dalla quale i francesi se ne erano andati non senza prima aver estorto altre pesanti contribuzioni.
La città ne uscì stremata. Il Civinini, cronista pistoiese del periodo, scriveva: "vale …il pane soldi cinque la libbra. Si campa in gran afflizione" e gli faceva eco un altro cronista, il Bonacchi, che affermava: "Le genti povere urlano la fame e il pane vale soldi 6 e denari 4 la libbra". L’Albero della Libertà viene bruciato ed la Statua della Libertà posta dai “giacobini” nella loggia del Palazzo civico viene sostituita da un altare, mentre nelle chiese pistoiesi si celebrano Te Deum di ringraziamento e si festeggia con un pranzo per 500 poveri.
Cremani, nuovo commissario del Buon Governo granducale, si distingue nello "spurgo dei democratici dalla pubblica amministrazione" e nella schedatura dei "notati per giacobinismo". Tuttavia la repressione in Toscana, a parte il raccapricciante episodio del "pogrom" antiebraico scatenato a Siena dalle bande del Viva Maria, fu lontana dagli eccessi che caratterizzarono il ritorno di Ferdinando IV di Borbone a Napoli e che contribuirono in molti ambienti italiani a rendere nuovamente popolare la causa francese. Ad esempio a Pistoia molti dei catturati seguirono la sorte che il 26 agosto toccò al giovane barbiere “giacobino” Filippo Tozzelli, detto “il Rigaglia”, condannato a 8 mesi e messo per un po’alla berlina fuori del tribunale: i Lorena non volevano fare né martiri, né eroi.
Nel giugno del 1800 le sorti si rovesciano nuovamente: Napoleone, vince a Marengo ed in ottobre ritornano i francesi: questa volta a giungere a Pistoia sono le truppe cisalpine nelle cui file milita il capitano Ugo Foscolo. Il loro comandante, gen. Domenico Pino, ricostituisce subito la Municipalità con a capo Paolini, appena liberato dal carcere granducale, mentre a Pescia il 24 riprende i suoi incarichi il patriota Chiti.
Ricomincia però anche la richiesta di pesanti esazioni da parte dei francesi: cosa accadeva a chi non pagava? Ad esempio, come ricorda il Bonacchi, il 27 ottobre a Carlo Fabroni che "non volle pagare una contribuzione, l'anno [sic] serrato in casa con le sentinelle al palazzo a sue spese fino a quel tanto che non avrà pagato." Lo stesso giorno alla fattoria Smilea di Montale avveniva un tumulto contro i francesi per una requisizione di cavalli. Sono tempi di carestia che tocca l'apice nel primo semestre del 1801. Le disposizioni del plenipotenziario Petiet erano volte alla non ingerenza negli affari interni toscani, pertanto i Quadrumviri, che ancora formalmente reggevano lo stato in nome di Ferdinando III, cercarono di sciogliere la Municipalità pistoiese. Paolini rispose ricostituendo la Guardia Nazionale e resistette a queste pressioni anche grazie alla sostituzione, da parte del gen. Miollis, dei “Quadrumviri” con i “Triumviri”, "patrioti moderatissimi". Il pistoiese divenne poi anche capo del Buon Governo toscano.
Ma lo scenario sarebbe di nuovo mutato con la pace di Luneville fra Francia e Austria che, pur lasciando la Toscana nell'orbita francese, la trasformava nel 1801 in Regno d'Etruria.
Sul piano pratico fu una sostanziale riedizione del granducato con Lodovico I di Borbone Parma al posto dei Lorena. I francesi, tramite il gen. Murat, se ne fecero garanti: sciolsero le municipalità e, nell'attesa dell'arrivo del sovrano, richiamarono i Quadrumviri licenziando il Paolini da presidente del Buon Governo. Pistoia ebbe come Gonfaloniere il nobile Francesco Talini; seguirono sei anni tranquilli e una certa ripresa produttiva per cui il cronista poteva annotare nel 1804: "Si gode finalmente di un vivere migliore: il pane si paga tre soldi la libbra…".
Del periodo si ricordano soprattutto due avvenimenti: la visita della Reggente Maria Luisa ed il passaggio del papa Pio VII (8 nov. 1804) diretto a Parigi per l'incoronazione imperiale di Napoleone.
In seguito al trattato di Fontenbleau la Toscana venne annessa nel 1808 all'Impero Francese come Governatorato retto da una Giunta con a capo Cesare Balbo sostituito nel 1809 da Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Il Governatorato fu, alla maniera accentratrice francese, diviso in tre Dipartimenti comandati da un Prefetto a loro volta suddivisi in Circondari comandati da un Sottoprefetto che nominava i Maires delle varie località sotto la sua giurisdizione. Dal Circondario di Pistoia, un territorio pressoché equivalente a quello della Diocesi di Pistoia-Prato, dipendevano 18 Mairies: Pistoia stessa, le 4 Cortine pistoiesi, Prato, Monsummano, ecc. Scorrendo i cognomi dei Maires pistoiesi (Rospigliosi, Tolomei, Cellesi, Tonti, Marchetti, Sozzifanti) si nota come ora i Sottoprefetti puntassero piuttosto sul nobilato locale che sui democratici filofrancesi.
In città continuò il clima di stabilità politica e istituzionale contrassegnato da una ripresa dei lavori pubblici e da un certo sviluppo economico che non poté però dispiegarsi pienamente per le conseguenze del blocco continentale. La funzionalità delle nuove norme (codici napoleonici, stato civile, catasto geometrico-particellare, ecc.) produsse la modernizzazione della pubblica amministrazione e della società e creò le premesse per un diffuso consenso.
Tuttavia i francesi, (popolarmente definiti "nuvoloni" dalla pronuncia, nuvolon, delle prime parole, Nous voulons, dei loro avvisi) introdussero anche misure che colpirono la religiosità popolare quali il matrimonio civile, la soppressione degli ordini religiosi e la svendita dei loro beni, quasi tutti accaparrati dal notabilato locale. In particolare impressionò l'invasione napoleonica dello Stato Pontificio e la deportazione in Francia del papa Pio VII. La misura senz'altro più impopolare fu comunque l'introduzione della leva obbligatoria, necessaria per un esercito moderno e sovente impegnato come quello francese, che portò "alla desolazione delle famiglie" pistoiesi, sia perché delle braccia tolte al lavoro dei campi potevano per molti significare la miseria ed anche perché per i coscritti era possibile finire coinvolti nella guerra di Russia e non tornare mai più. L'arruolamento avveniva per sorteggio, ai prescelti era consentito di esser sostituiti pagando adeguatamente un altro giovane: numerosi furono i renitenti ed i disertori, specie fra i ceti popolari.
Col tramonto di Napoleone si concluse nel 1814 l'esperienza "francese", ma per Pistoia e la Toscana la restaurazione non significò, come in altre parti d’Italia, un violento ritorno al passato. Tornarono precedenti ordinamenti, ma furono anche mantenute alcune innovazioni del regime napoleonico (sistema ipotecario, codice di commercio, stato civile, pubblicità dei giudizi, ecc.) che favorirono il successivo evolversi politico-civile della società sotto il governo saggio e tollerante di Leopoldo II.


                                      Carlo Onofrio Gori

                                                                                                                                                                                                                                                                                          








Rielaborazione dell'articolo: Carlo Onofrio Gori, Quando i nuvoloni si addensarono sulla città. 26 giugno 1796: Napoleone a Pistoia, in "Microstoria", n. 27 (gen.-feb. 2003).

Questo articolo è riproducibile, del tutto o in parte, avendo però cura di citare chiaramente l'autore e le fonti. 

Vd. anche:


"carlo gori" 
"Adì 26 giugno 1796: passò il generale Bonaparte per la strada nova e capitò direttamente a Pistoia con una armata di quindicimila uomini e gran numero di ufiziali".
La "strada nova cité par le chroniqueur anonyme, était le "Modenese" qui traverse les Apennins à travers l'Abetone et se termine en Capostrada, près de Pistoia. Inauguré en 1781 "con rabbia dei bolognesi e gelosia dei fiorentini"  (jalousie de Bologne et de Florence) rendra les marchands de transition Pistoia préférés et les voyageurs, mais aussi, parfois instables, avec toutes sortes d'armées.Ville de portée pour vocation de paix, de Pistoia avait déjà pris de l'importance de l'Union européenne il ya dix ans pour les échos du Synode diocésain de 1786 dans laquelle Scipione de Ricci «janséniste»  ', évêque de Pistoia et Prato, ont tenté sans succès de faire réformes que riconducessero l'Eglise des origines spirituelles, soutenus par "Lumières" et modernisateur, le grand-duc Pierre Léopold. Mais revenons à Napoléon Juin 26, 1796 à la ville à pied et inspecte ses soldats campent devant Porta al Borgo, sur le point d'aller à Livourne à occuper le port et empêcher le trafic en anglais.La France révolutionnaire, animé par l'impulsion libératrice au nom de la solidarité entre les peuples frères, n'était plus qu'un souvenir, mais certains «démocratique», comme dit le poète Filippo Pananti, passant à Pistoia, voyaient retirer l'Armée d'Italie, le perception selon laquelle, au-delà des intentions du Directoire, il était encore une bouffée d'air frais en Italie qui allait bouleverser les anciens privilèges féodaux et ecclésiastiques et de la Toscane calmer les progrès de la réforme de Léopold.Cependant, régnait la peur pour des excès des Français, qui n'étaient pas formellement envahisseurs parce que leur arrivée dans le neutre Toscane qui s'est passé avec le consentement forcé du grand-duc Ferdinand III.Après l'intermède "Livourne" le président de Bon Gouvernement grand-ducal, Giuseppe Giusti, craignant de «contagion française» a cédé la place à un contrôle de persécution politique qui, par exemple dans Valdinievole, n'a pas échappé à l'économiste Sismondi à Genève avocat et patriote Pescia . Celestino Chiti dont la fille Esther, ironiquement, a épousé le fils de Joseph, père, Domenico Giusti, à partir de laquelle naîtra Giuseppe Giusti, le satiriste avenir.La seconde venue française en Toscane en 1799 a sans doute été la plus traumatisante. En Pistoia l'Armée, déjà en baisse de 31 Modenese Décembre 1798 et les jours suivants pour prendre le relais de l'état de Lucques, ont occupé la ville Mars 30, 1799 lorsque, pour venir à la rescousse de la République napolitaine, avait déjà commencé l'invasion de l' Grand-Duché. Ferdinand III s'enfuit à Vienne et Florence gen. Gaultier et l'Ambassadeur Reinhard a assumé le commandement militaire et politique et civile.Les Français, fidèle aux ordres du Directoire, a quitté planté "arbres de la liberté» et circulaires cocardes tricolores, mais n'a pas donné un peu d'espace aux besoins spécifiques de renouveau démocratique locale.Bientôt, la demande pour les prélèvements exceptionnelle à l'Pistoia Civic Communauté pour la gestion des soldats et la réquisition des chevaux ont suscité beaucoup de mécontentement que le 13 Avril, l'absence d'une grande partie de la garnison, il y avait une émeute spontanée des paysans réunis dans la ville pour le marché. Je suis allé en pièces l'arbre de la liberté planté sur la Piazza del Duomo, le sceau a été retourné au Palais grand-ducal prétorienne et occupés, les armes à la main, la forteresse de Santa Barbara. Certains «jacobin» est sorti battu à plate couture. Pour l'intervention de l'évêque pacificateur Hawks Picchinesi et autres bien-pensants, de peur de la réaction française, le tumulte s'apaisa pendant la journée.Le lendemain, le Kerner délégué, commandant de la garnison, a établi la municipalité dirigée par le patriote Aldobrando Paolini, déjà un adepte du réformisme et Léopold Ricci. Alors que la garde nationale a été formé, le commandant de la place, le "cisalpine" Peyri, capturé 23 promoteurs de turbulence.La municipalité du nouveau-né et zélé a tenu une fête patriotique pour cinq floral (24 Avril), mais les "municipalistes" occupants intéressés d'autant plus que d'intermédiaires de confiance pour maintenir l'ordre public et d'assurer des contributions fréquentes et fortes. Après quelques nouvelles émeutes à Serravalle, Borgo et Pescia (4 et 5 mai), des nobles et des ecclésiastiques toscanes, y compris la Rospigliosi Pistoia, Tonti, Cellesi, Talents et Trinci, ont été déportés comme otages en France à partir de laquelle ils sont revenus en Août 1800. (Voir ce billet de blog "Douce France")Mais les Français battus par les Austro-Russes à Trebbia (Napoléon en Egypte) et les sondés pour une grande partie de la région des Sanfedists inattendus et redoutable moto Arezzo gangs de Viva Maria, originaire de la "combinaison de la faim et de la foi» (G. Turi ) ont été contraints de se retirer.Le 4 Juillet 1799, le grand-duc Ferdinand III retourna à Florence, et deux jours après ses troupes sont entrées à Pistoia à partir de laquelle les Français avaient disparu, non sans avoir extorqué autres contributions lourds.La ville est sortie épuisée. Le Civinini, Pistoia chroniqueur de l'époque, a écrit: "... le pain vaut de l'argent £ 5 Campa est dans une grande détresse." Et a été repris par un autre journaliste, le Bonacchi, qui a dit: «Les gens crient pain pauvres et la faim 6 est l'argent et l'argent 4 la livre. " L'arbre de la Liberté est brûlé et la Statue de la Liberté posé par «Jacobins» dans la loggia de la mairie est remplacé par un autel, tandis que dans les églises Pistoia sont célébrés Te Deum d'action de grâces et est célébré avec un dîner pour 500 pauvres.Cremani, nouveau commissaire du bon gouvernement grand-ducal, se trouve dans la "purge du gouvernement démocratique» et le dépôt de la «note pour le jacobinisme». Dependant, la répression en Toscane, à l'exception de l'épisode horrible de «pogrom» anti-juive à Sienne déclenchée par des bandes de Viva Maria, elle était loin des excès qui ont marqué le retour de Ferdinand IV de Bourbon de Naples et a contribué dans de nombreux environnements Italiens à faire à nouveau peupler la cause française. Par exemple, un grand nombre de saisies Pistoia suivi le destin du 26 Août touché le jeune barbier «jacobin» Philip Tozzelli, appelé «le rigaglia", condamné à huit mois et de mettre un peu à la berline à l'amiable: la Lorraine ne veulent pas ne sont pas des martyrs ou des héros.En Juin 1800, les fortunes sont à nouveau inversée: Napoléon à Marengo et gagne en Octobre les Français reviennent, cette fois pour atteindre Pistoia sont des troupes dans le fichier Cisalpine qui joue le capitaine Ugo Foscolo. Leur commandant, le général. Domenico Pino, rétablit immédiatement la municipalité dirigée par Paolini, tout juste sorti de prison, grand-ducal, alors que dans Pescia sur 24 reprend ses fonctions le Chiti patriote.Redémarrez cependant, la demande pour les exactions lourds par les Français: ce qui est arrivé à ceux qui n'ont pas payé? Par exemple, comme l'a noté le Bonacchi, Octobre Fabroni 27 Charles qu '«il ne voulait pas payer une cotisation, l'année [sic] enfermée dans la maison avec les gardes du palais, à ses frais la mesure où il n'a pas payé." Le même jour, à la ferme Smilea Montale s'est produit une émeute contre les Français pour une réquisition de chevaux. Ce sont des moments de famine qui atteint son apogée dans la première moitié de 1801. Les dispositions de la Petiet plénipotentiaire visaient à la non-ingérence dans les affaires intérieures de la Toscane, de sorte que le Quadrumviri, qui reste formellement tenu jusqu'à l'état au nom de Ferdinand III, a tenté de dissoudre la municipalité de Pistoia. Paolini a déclaré la reconstitution de la garde nationale et résisté à ces pressions grâce au remplacement de l'hon. Miollis, le "Quadrumviri» avec le «triumvirat», «très modérée patriotes». Le Pistoia également pris la tête du Bon Gouvernement Toscane.Mais le scénario serait de nouveau changé avec la paix de Lunéville entre la France et l'Autriche, tout en laissant l'orbite de la Toscane, les Français transformé en 1801 dans le royaume d'Etrurie.Sur un plan pratique était sensiblement ré-édition du Grand-Duché de Bourbon Parme Lodovico au lieu de la Lorraine. Les Français, par le gen. Murat, se sont fait garants: les municipalités dissoutes et, en attendant l'arrivée du roi, a attiré l'Quadrumviri le tir Paolini en tant que président du Bon Gouvernement. Pistoia était gonfalonier que le Talini noble Francesco, suivi six ans plus calme et une certaine reprise de la production pour laquelle le journaliste a pu écrire en 1804: «Il a eu une vie meilleure: le pain de payer trois sous la livre ...".La période il convient de mentionner deux événements: la visite de la régente Marie Luisa et le passage du pape Pie VII (8 Novembre 1804) à Paris pour le sacre de Napoléon.Après le traité de Fontenbleau Toscane fut annexée à l'Empire français en 1808 sous le gouvernorat est dirigé par un conseil dirigé par Cesare Balbo remplacé en 1809 par Elisa Baciocchi, sœur de Napoléon. Le gouverneur était, à la manière centralisatrice française, divisée en trois départements contrôlés par un préfet à leur tour divisées en districts contrôlés par un gouverneur de la province qui a nommé les Maires des différents endroits sous sa juridiction. Du quartier de Pistoia, une zone à peu près égale à celle du diocèse de Pistoia Prato, Mairies-charge de 18: Pistoia lui-même, les 4 rideaux Pistoia, Prato, Monsummano, etc. En faisant défiler les noms des Maires Pistoia (Rospigliosi, Tolomei, Cellesi, Tonti, Marchetti, Sozzifanti) est connu que les heures ont été pointant Sottoprefetti sur nobilato plutôt que sur la démocratie locale pro-français.Dans la ville continué climat de stabilité politique et institutionnelle marquée par une reprise dans les travaux publics et un certain développement économique, mais ne pouvait pas se dérouler pleinement les conséquences du blocus continental. La fonctionnalité de la nouvelle réglementation (codes napoléoniens, l'état matrimonial, la terre des particules de géométrie, etc.) Produit de la modernisation de l'administration publique et de la société et a créé la base d'un consensus généralisé.Cependant, les Français, (populairement appelé «nuages» de la prononciation, nuvolon, les premiers mots, Voulons Nous, leurs avertissements) mesures a également introduit qui a frappé la religion populaire comme le mariage civil, la suppression des ordres religieux et la vente de leurs biens , la quasi-totalité monopolisé par la notabilité locale. Particulièrement impressionné par l'invasion napoléonienne de l'État pontifical et la déportation en France du pape Pie VII. Cette mesure, cependant, était sans aucun doute l'introduction la plus impopulaire de la conscription, qui est nécessaire pour une armée moderne et souvent engagés comme les Français, qui apportait "la désolation des familles» Pistoia, et parce que des bras enlevés pour travailler dans les champs pourrait pour beaucoup signifie la misère et aussi parce que pour les conscrits pourrait finir par participer à la guerre en Russie et ne jamais revenir. Le recrutement a été fait par tirage au sort, les élus ont été autorisés à être remplacé de manière adéquate payer un autre jeune: il y avait beaucoup insoumis et déserteurs, surtout parmi les classes ouvrières.Avec le déclin de Napoléon a pris fin en 1814, l'expérience de «français», mais Pistoia Toscane et la restauration ne signifie pas, comme dans d'autres parties de l'Italie, un retour violent dans le passé. Retourné au règlement précédent, mais ils étaient aussi conservées sur les innovations du régime napoléonien (système hypothécaire, du Code de commerce, l'état matrimonial, la publicité des jugements, etc.) Qui ont favorisé la prochaine évolution de la société politique et civile en vertu de la règle d'un sage et tolérant de Léopold. II . "carlo gori"
                                                                                                                                                                                         Carlo Onofrio Gori