Pagine

venerdì 13 gennaio 2012

Carlo Onofrio Gori. Resistenza. Pier Luigi Bellini delle Stelle "Pedro"


Pier Luigi Bellini delle Stelle, ovvero “Pedro”: il conte “garibaldino” che arrestò Mussolini


La foto di una classe, una quinta ginnasio del 1935, che compare sulla copertina di un libro uscito nel 1977, “La scuola nel regime fascista: il caso del liceo classico di Pistoia”, ritrae alcuni studenti del “Forteguerri” che, non molti anni dopo, posti di fronte alla dura prova dell’armistizio dell’8 settembre 1943, sapranno «reagire e scegliere con sicurezza e maturità» (1).
Sono, quest’ultime, le parole di un loro compagno di classe, Natale Rauty, poi noto ingegnere e storico medievalista, che in una sua recensione a quel libro comparsa quell’anno sul “Bullettino storico pistoiese” ricordava i nomi di tre caduti: Mario Caterini, Iacopo Barbi, Silvano Fedi, leggendario capo partigiano pistoiese, ed infine quello di «Pier Luigi Bellini delle Stelle, che al comando di bande partigiane del Comasco arrestò Mussolini a Dongo» (2).
Molti anni dopo, nel preparare articoli di storia locale per la rivista “Microstoria”, mi ricordai di quel libro e di quella recensione, incuriosito soprattutto dal fatto che Bellini delle Stelle avesse avuto una giovinezza pistoiese e che, a parte le vicende strettamente connesse allo storico episodio dell’arresto di Mussolini, di lui si fosse parlato e si sapesse molto poco, e volli fare alcune ricerche che portarono alla pubblicazione nel 2004 di un articolo su “Microstoria” seguito da un altro del 2006 comparso sulla rivista nazionale dell’Anpi “Patria indipendente” (3).
Bellini delle Stelle nasce a Firenze il 14 maggio 1920, nell’elenco ufficiale della nobiltà italiana del 1934 compare insieme al padre Ernesto ed alle sorelle Maria Luisa ed Eleonora.
Nel 1926 il padre, colonnello, trasferisce la famiglia a Pistoia che, come ci rivela la signora Liliana Paccanaro, amica delle sorelle di Pier Luigi, va a risiedere in un palazzo di via Porta San Marco, dove ora al n. 11 ha sede la Chiesa Evangelica.
Alcuni amici pistoiesi del conte Pier Luigi Bellini delle Stelle, ed in particolare Natale Rauty, che in quella foto che rammentavo compare seduto proprio accanto a Bellini, ricordano Piero, come si faceva semplicemente chiamare da tutti, come un ragazzo alla mano che non ostentava la propria appartenenza nobiliare in un tempo in cui era quasi d’obbligo il farlo ed anche in seguito, chi lo conobbe, confermerà i tratti di modestia e riservatezza di questo gentiluomo fiorentino, leale, intelligente e colto, delineando la figura di «un uomo indimenticabile» (4).
Nel settembre del 1936 i Bellini tornano a Firenze e vanno ad abitare in via Pacinotti n. 3, zona Ponte al Pino, nei pressi della Stazione di Campo Marte e Pier Luigi termina gli studi laureandosi in giurisprudenza.
Per ricostruire gli eventi successivi che portarono il conte Bellini a combattere nelle “Brigate Garibaldi” che erano organizzate dal PCI, anche se ovviamente non tutti i “garibaldini” erano comunisti (5), occorre leggere la prima parte del suo libro, tradotto in varie lingue, ma oggi ormai quasi introvabile, Dongo ultima azione edito da Mondadori nel 1962 (poi ripubblicato nel 1975 col titolo Dongo: la fine di Mussolini) e scritto sulla base dei genuini appunti vergati in quei giorni insieme al suo fedele e noto vice Urbano Lazzaro (“Bill”), recentemente scomparso.
Dopo l’armistizio dell'8 settembre, le notizie dei rastrellamenti e delle fucilazioni compiute dai nazifascisti e la vista dei prigionieri ammassati nei carri bestiame che sostavano alla Stazione di Campo Marte e delle violenze tedesche verso alcune donne che cercavano di portare acqua e cibo ai disgraziati, portano Bellini a maturare la convinzione che «…Mussolini e i suoi erano solo degli usurpatori che si reggevano al potere solo in virtù dell’appoggio tedesco e di spietati metodi di repressione…il mio sdegno contro gli uni e contro gli altri – scrive – aumentava di giorno in giorno…Mi convinsi così che mi sarebbe stato impossibile rimanermene con le mani in mano ad attendere la salvezza e la liberazione da altri, che era una questione di dignità umana prendere parte attiva…l’acquiescenza specie in simili tragici eventi in cui è in giuoco il destino dell’umanità stessa, diventa complicità» (6).
In seguito ad una visita alla sorella Eleonora che insegnava a Gravedona sul lago di Como, e per suo tramite, ha l’occasione di mettersi in contatto con i partigiani locali, i “garibaldini” del “Giancarlo Puecher Passavalli”, uno dei distaccamenti che poi andranno a comporre la 52ª Brigata d'Assalto Garibaldi  “Luigi Clerici” (7).
Può così ai primi di giugno del ’44 portare col nome di battaglia di “Pedro” il suo «…contributo alla lotta di Liberazione, il cui scopo finale – scrive Bellini – era quello di riscattare la pesante ipoteca della guerra perduta» (8).
Lo attendono, sul monte Berlinghera, situato in una posizione strategica a nord-ovest del lago, lunghi mesi di una dura vita partigiana che egli ci descrive con una vivida e scarna narrazione senza nulla concedere alla fantasia o alla retorica.
Un’esperienza fatta di audaci assalti ai sottostanti presidi nazifascisti, di sabotaggi e alle vie ed ai mezzi di comunicazione, di eroismi e di fughe durante gli spietati rastrellamenti, di fame e di notti invernali passate a volte all’addiaccio sui mille metri d’altezza, di aiuti da parte della popolazione, ma anche di spie sempre pronte alla delazione, di coraggiosi compagni caduti e di altri che invece non sopportano più i pesanti sacrifici e “gettano la spugna” rifugiandosi in Svizzera o tornando clandestinamente alle proprie case. Mesi, nei quali emergeranno le sue non comuni doti che lo porteranno prima al comando del distaccamento “Puecher” e successivamente di tutta la 52ª Brigata.
E’ il 26 aprile 1945 quando Pedro giunge, ad appena 25 anni e quasi per caso, al suo appuntamento con la “grande” storia.  Scende infatti con 7 uomini sul lago a Domaso per acquistare del tabacco e lì, dalla radio e dalla popolazione festante, apprende che è in atto l’insurrezione.
Da questo punto in poi le versioni dei fatti, se si eccettuano quelle strettamente connesse alle responsabilità e alla modalità della fucilazione di Mussolini, all’esistenza del carteggio Mussolini-Churchill, ed alla sorte di quest’ultimo e dell’“oro di Dongo”, argomenti di numerosi libri e di discusse trasmissioni televisive, sono ampiamente note. Del resto anche il regista Carlo Lizzani si era occupato nel 1974 della vicenda con il film “Mussolini: Ultimo atto” dove la figura di Pedro era interpretata dall’attore Lino Capolicchio,  e su queste vicende narrate da Bellini e sul suo ruolo, le testimonianze, salvo qualche dettaglio, generalmente concordano, pertanto le riassumeremo.
Pedro, richiamati dalla montagna la ventina di uomini di cui può disporre in quel momento ed armati alcuni popolani disponibili, contando sul fattore sorpresa, con abili manovre tattiche ed intelligenti trattative, costringe alla resa importanti presidi fascisti e tedeschi della zona ed occupa Dongo.
Quando si ha notizia dell’arrivo di un forte contingente tedesco con alla testa una grossa autoblinda della Brigata nera di Lucca, Pedro mobilita gli abitanti della zona fingendo di disporre di numerosi armati, poi va a trattare col comandante tedesco della colonna, rimasta bloccata da sbarramenti stradali.
Prende tempo e con la scusa di andare a ricevere ordini a Chiavenna si trascina dietro il comandante tedesco cap. Fallmeyer che rimane impressionato dal fatto che numerosi suoi camerati si siano già arresi a quello che gli appare come un notevole dispiegamento di forze partigiane.
Alla fine Pedro consente ai tedeschi di proseguire verso Merano, ma solo dopo esser stati perquisiti a Dongo ed aver consegnato i fascisti. Nel frattempo Mussolini trasborda dall’ autoblinda nella quale si trovava in un camion tedesco, travestito da soldato della Luftwaffe.
Dopo varie vicissitudini i fascisti, fra i quali numerosi gerarchi, vengono catturati sul posto mentre i tedeschi proseguono per Dongo sottoponendosi alla perquisizione, è in questa circostanza che Bill scopre ed arresta Mussolini.
A Dongo vengono trasferiti tutti i prigionieri che Pedro tratta, per riconoscimento unanime, con correttezza ed umanità (9).
Preoccupato poi per possibili colpi di mano di gruppi fascisti volti a liberare il duce, idea ed attua, con la collaborazione di Michele Moretti (“Pietro”) e di Luigi Canali (“Neri”), rispettivamente commissario politico e capo di Stato Maggiore della 52a Brigata “Clerici”, il “doppio” trasferimento di Mussolini: il primo, “semisegreto”, a Germasino, il successivo, veramente segreto, in altra località che dopo varie peripezie risulterà essere la cascina De Maria a Bonzanigo. Sarà qui che Pedro per l’ultima volta vedrà Mussolini.
Infatti nella tarda mattinata del 28 aprile giungono a Dongo i partigiani inviati dal comando garibaldino di Milano e la gestione della situazione passa nelle mani di “Valerio”, generalmente individuato in Walter Audisio (secondo altri, frai quali “Bill”, “Valerio” era invece Luigi Longo), e di Aldo Lampredi (“Guido”) che hanno il compito di giustiziare Mussolini ed i suoi.
Pedro non vuole che il duce cada nelle mani degli Alleati, ma non è d’accordo su questa soluzione così affrettata e “rivoluzionaria”, vorrebbe un regolare processo, tuttavia deve ubbidire ai superiori e farsi da parte. ‎Le successive vicende sia di Mussolini e della Petacci, che dei gerarchi concentrati e poi fucilati sul lungolago di Dongo, hanno così il loro tragico e discusso epilogo.
Dal dopoguerra si hanno di Bellini poche notizie: scrive, quasi “a caldo”, un lungo articolo per “L’Unità” sui fatti di Dongo, poi dal 1952, avvocato, risiede a Como e si sposa con Miriana Berio, sorella del poi noto musicista Luciano Berio, conosciuta durante un'intervista. In seguito il capo partigiano cattolico Enrico Mattei, esponente di primo piano del CLN nella Resistenza e poi grande manager pubblico durante la Ricostruzione, lo introdurrà con significativi incarichi nelle aziende di Stato da lui guidate.
Il suo nome torna successivamente alla ribalta nel 1957 durante il “processone” celebrato in Padova per stabilire che fine avesse fatto “l’oro di Dongo” sequestrato ai gerarchi. In esso, da parte delle sinistre, si vide una montatura politico-giudiziaria volta a colpire i partigiani comunisti. Il Presidente della Corte preannuncia la testimonianza di Bellini delle Stelle, attesa con evidente preoccupazione sia dall’accusa che dalla difesa, come la più importante di tutto il processo, indubbiamente perché il conte, pur essendo stato “garibaldino” non è comunista ed anzi si è trovato spesso in disaccordo con i partigiani comunisti.      
Nella sua deposizione del 21 maggio Bellini asserisce che i valori esposti nell’inventario sono quelli realmente confiscati ai fascisti, affidati poi a Michele Moretti e da questi infine correttamente affidati al Comando generale partigiano. A questo punto i conti tornano e “L’Unità” apre la cronaca del processo con un titolo a sei colonne : «Con la deposizione del partigiano Pedro crolla la montatura sul tesoro di Dongo».
E' nel 1965 che si torna a parlare di Bellini che compare con “Bill” in una trasmissione televisiva per il ventennale della Resistenza: in quel periodo, dopo esser stato addetto stampa dell'IRI, è funzionario della addetto alle pubbliche relazioni della SNAM a Metanopoli nel comune di San Donato Milanese, dove poi morirà il 25 gennaio 1984.  

                         
                                  





                                         Carlo Onofrio Gori






1)      N. Rauty, Bibliotheca pistoriensis, in “Bullettino storico pistoiese”, n. 1/2, 1977, pp. 192-193.
2)      Ivi. Di quella classe, faceva parte  anche Antonino Caponnetto,  a giudizio di N. Rauty il più bravo in profitto, poi noto giudice. Durante la guerra fu in Libia dalla quale venne rimpatriato per grave malattia. Negli anni Ottanta fu in prima fila nell'impegno antimafia a fianco di Falcone e Borsellino.
3)      Cfr. C.O. Gori, "Pedro”: il conte “garibaldino” che arrestò Mussolini. Tra Pistoia, Firenze e Dongo la vita del leggendario capo partigiano Pier Luigi Bellini delle Stelle, in “Microstoria”, n. 37 (2004); C. O. Gori, Pier Luigi Bellini delle Stelle, l’uomo che arrestò Mussolini. Una figura della Resistenza rimasta troppo in ombra, in “Patria indipendente”, n. 2 (2006); vd. anche: http://resistenzatoscana.it/biografie/bellini_delle_stelle_pier_luigi/
4)       Cfr. M. Fini, Quel 25 aprile di 49 anni fa, in “L’Indipendente”, 29 marzo 1994; G. Bardaglio, I  personaggi del Corriere: Giuseppe Barbieri. Intervista, in “Corriere di Como”, 9 aprile 2000.
5)     La posizione di "Pedro" nei confronti del partito comunista si può ben riassumere leggendo questo brano di Fenoglio: «...mentre mangiavamo ci siamo raccontati come ce la passavamo, io nei badogliani e lui nella Stella Rossa. A un certo punto gli ho domandato se era comunista o se stava per diventarlo e mio cugino Alfredo mi ha risposto testuali parole..."Non sono comunista e nemmeno lo diventerò. Ma se qualcuno, fossi anche tu, si azzardasse  a ridere della mia stella rossa, io gli mangio il cuore crudo"», Il padrone paga male in B. Fenoglio, Un giorno di fuoco, Milano, Garzanti, 1973, pp. 131-132
6)       P.L. Bellini delle Stelle (Pedro)-U. Lazzaro (Bill), Dongo: la fine di Mussolini, Milano, Mondatori, 1975, pp. 14-15.
7)      Giancarlo Puecher Passavalli era un partigiano cattolico milanese fucilato dai fascisti a Erba il 23 dicembre 1943, Medaglia d'oro al valor militare; Luigi Clerici era un partigiano di Cadorago fucilato dai nazifascisti il 20 agosto 1944. 
8)       Ivi.
9)       Cfr. G. Pisanò, Storia della guerra civile in Italia, Milano, FPE, 1966, pp. 1542-1648.


Vd. anche: 


Carlo Onofrio Gori, "Pedro”: il conte “garibaldino” che arrestò Mussolini. Tra Pistoia, Firenze e Dongo la vita del leggendario capo partigiano Pier Luigi Bellini delle Stelle, in “Microstoria”, n. 37 (2004).


Carlo Onofrio Gori, Pier Luigi Bellini delle Stelle, l’uomo che arrestò Mussolini. Una figura della Resistenza rimasta troppo in ombra, in “Patria indipendente”, n. 2 (2006).



Articoli di Carlo O. Gori su Pier Luigi Bellini delle Stelle “Pedro” sono consultabili anche su:



Questo articolo è riproducibile, del tutto o in parte, avendo però cura di citare chiaramente l'autore e le fonti. 







sabato 7 gennaio 2012

Carlo O. Gori. Risorgimento e...dintorni. Anton Francesco Menchi e Bartolomeo Sestini. 2011 - 150th Anniversary of the Unification of Italy

Anton Francesco Menchi (1762-1820?) e Bartolomeo Sestini (1792-1822): due pistoiesi fra i grandi della poesia estemporanea

La poesia estemporanea trae la sua lontana origine dal canto dei trovatori franco-provenzali e fin dai fasti della Firenze rinascimentale trovò in Toscana un terreno fertile per affermarsi e svilupparsi tant’è che fino ai primi anni del boom economico sulle aie, nelle osterie, ai matrimoni o alle feste paesane non era difficile imbattersi in qualche “bernascante”(dalla poesia giocosa di Francesco Berni) che avesse il dono naturale di “cantar di poesia” su un argomento suggeritogli solo qualche istante prima, sovente misurandosi in gare con altri poeti estemporanei dette “contrasti”. Tutt’ora una ventina di “superstiti” cultori dell’improvvisazione poetica ogni anno si ritrovano in Maremma al festival di Ribolla, ma quello che oggi è circoscritto ad un momento di riscoperta folkloristico-culturale, tutto sommato “di nicchia”, che ha coinvolto anche noti personaggi dello spettacolo come Francesco Guccini, Davide Riondino, Roberto Benigni, in epoche passate si presentava come un vero e proprio fenomeno sociale.
Infatti nel Settecento il far versi divenne quasi una mania ed è soprattutto tra la seconda parte di questo secolo e la prima parte dell’Ottocento, che la “poesia a braccio”, particolare aspetto del verseggiare, divenne moda dilagante non solo in Toscana, ma in tutt’Italia ed anche all'estero. La figura dell'improvvisatore, singolare sintesi di abilità tecnica e di “spontaneità”, coinvolgeva in quegli anni sia il popolo, che sulle piazze ascoltava divertito ed estasiato le esibizioni di poeti “semplici” che così sbarcavano il lunario, sia i borghesi ed i nobili che riempivano teatri e salotti per assistere alle “accademie” estemporanee che poeti “dotti” praticavano come vero e proprio redditizio mestiere. In ambito popolare l’argomento dell’improvvisatore era di solito incentrato con tono scherzoso sui fatti del giorno, mentre invece nella cerchia “bene” venivano sviluppati principalmente temi “seri”, di carattere filosofico o scientifico, in ambedue i casi il metro preferito dal poeta-cantore era l’ “ottava rima”, cioè ottave di endecasillabi in rima alternata (ABABAB) e con i due versi di chiusura in rima baciata (CC).
Sarà proprio in questo periodo che il territorio pistoiese, dove si manterrà sempre viva questa tradizione, offrirà la sorpresa di due donne-poetesse famose improvvisatrici: la “dotta” Maddalena Morelli Martinez, nota soprattutto col nome arcadico di Corilla Olimpica (1750-1800) e, in anni successivi, l’illetterata poetessa-pastora Beatrice (Bugelli) di Pian degli Ontani (1802-1885) con la quale inizia la storia dell’ improvvisazione moderna, schiettamente popolare, giunta praticamente inalterata fino a metà Novecento.
Ma rimanendo a Pistoia merita ora soffermarsi sulle figure di altri due grandi poeti estemporanei, interessanti non solo dal punto di vista artistico-letterario, ma anche politico, che otterranno, specie nei primianni dell’Ottocento, un clamoroso successo: Anton Francesco Menchi (1762-1820?) e Bartolomeo Sestini (1792-1822). I due, entrambi pistoiesi “di fuori città”, a parte la comune passione (e l’interesse economico) per l’improvvisazione, erano diversi per età, ambito sociale e, soprattutto, per sentire politico.
Siamo infatti nel periodo in cui l’onda lunga della rivoluzione francese giunge, con le armate napoleoniche, anche in Italia, ed il popolaresco Menchi, per il messaggio “antigiacobino” veicolato dai suoi recitals, è rappresentato, come un fior di “reazionario”; mentre il borghese Sestini, raffinato poeta e cantore, ma anche organizzatore carbonaro di alto livello, è senz’altro classificabile come “rivoluzionario”. Paradossalmente il Menchi è oggi ricordato in campo pacifista ed antimilitarista per l’inno Partire, partirò, canzone da lui composta in funzione antinapoleonica contro il reclutamento coatto dei giovani italiani per la campagna di Russia, mentre del cospiratore Sestini, la cui fama di novelliere romantico è affidata al poemetto La Pia, ispirato all'episodio dantesco del V del Purgatorio, si ricordano pochi scritti e performances d’ intonazione politica.
Della vita di Anton Francesco Menchi, nato nel 1762 a Cucciano, vicino a Campiglio nella montagna pistoiese, non si sa molto, nemmeno la data esatta della morte, né ci è rimasto un suo ritratto.
La sua più dettagliata ricostruzione biografica resta a tutt’oggi quella dello studioso pistoiese Giuseppe Arcangeli che con lo pseudonimo di Lorenzo Selva, lo commemorò con l’articolo L'ultimo dei giullari apparso nel 1847 su “La rivista di Firenze”. Il biografo ci rivela che il suo palcoscenico preferito era Piazza del Granduca (oggi Piazza Signoria) in Firenze dove improvvisava ogni martedì e venerdì, giorni di mercato, davanti una gran folla di campagnoli richiamati dal suo tamburello a sonagli e dall’esibizione della sua inseparabile faina addomesticata. Per l’Arcangeli il Menchi fu il più famoso poeta popolare toscano del suo tempo: “La sua celebrità quanto è piccola per altezza è altrettanto grande per estensione…non è contadino del Pistoiese…del Lucchese e del Fiorentino che non ne sappia vita, morte e miracoli, non ne citi ad ogni momento …i versi di vario metro… i quali hanno avuto più edizioni delle tragedie d'Alfieri e della Divina Commedia. Basti il dire che hanno affaticato i torchi del Marescandoli a Lucca, del Formigli a Firenze, del Vannini a Prato”. E, a riprova di tale notorietà, l'articolista suggerisce di guardare nei “panieri dei merciai, che vanno … di casa in casa, a vendere …alle ambiziose massaie …[dove]…accanto alle stringhe, ai bottoni da camicia, agli zolfanelli fosforici, trova un posto onorario anche la letteratura…del celebre Menchi”.
Se è vero che il Menchi nelle sue performances si schierò con la “reazione”, è altrettanto vero che lo fece sempre con disinteresse certo che dai mutamenti rivoluzionari giunti d’Oltralpe non sarebbero venuti quei vantaggi per il popolo tanto esaltati dai “giacobini” locali. Infatti il suo sentire politico collima con quello dei popolani che affollano i suoi spettacoli e che con il suo obolo gli permettono di vivere, gente che sarà prima di tutto colpita nella sua tradizionale religiosità dalla “miscredenza” e dall’attivismo antipapalino dei francesi e dei loro seguaci e poi, negli interessi e negli affetti, dall’introduzione della leva obbligatoria. Ecco perchè il Menchi, prima scrisse l'inno per l'Armata sanfedista aretina del Viva Maria, descrisse poi, ampliandole e drammatizzandole, le angherie cui Napoleone sottopose Pio VII, compose infine quel suo famoso “Partire, partirò…”.
Ma quando, caduto nel 1814 Napoleone e tornato il Granduca, quel popolo, a cui apparteneva lo stesso Menchi, riprende a mormorare contro le ingiustizie dei potenti di turno, ecco che il cantastorie pistoiese è pronto ad interpretarne gli umori con aperte denuncie ed entra così, lui “reazionario”, nel mirino dei poliziotti del Buon Governo granducale.
Di altro ambito e spessore culturale Bartolomeo Sestini, nato il 14 ottobre 1792 a Santomato nei pressi di Pistoia, da Francesco, perito agrimensore e da Maddalena Bigini. Passò i primi anni di vita nella villetta chiamata “La Torricella” ed ebbe come maestro il parroco Stefano Diddi. La sua formazione fu indirizzata verso lo studio della matematica e della geometria, ma anche del disegno che imparò presso il pittore Giuseppe Vannacci di Pistoia, materie che poi approfondì con successo all’ Accademia Fiorentina. Ma i suoi preferiti erano gli studi letterari ed a Firenze conobbe e fu amico del poeta Francesco Benedetti, di Cortona condividendone le idee patriottiche che poi discusse anche con Ugo Foscolo che nella villa di Bellosguardo componeva Le Grazie. Finiti gli studi si stabilì a Santomato aiutando il padre nella ristrutturazione della villa di Celle e nella costruzione del parco, ma un rapido susseguirsi di disgrazie familiari, iniziato con la morte della madre, poi della donna amata, uccisa da un fulmine e per la quale comporrà nel 1814 sua prima raccolta di poesie Amori Campestri, e concluso con quella del babbo, lo sospingeranno nel baratro di una profonda depressione. Lo salverà l’incontro ed il sodalizio con l’ ormai ricco e famoso improvvisatore pistoiese Giovan Jacopo Baldinotti, col quale intraprese quella che sarà la sua vera professione. Debuttò con successo in una tournée di accademie di poesia improvvisata in Toscana e Romagna e fu probabilmente in questo periodo che, incontrando a Cortona Zanobi Zucchini, uno dei capi della Carboneria toscana, ne divenne un adepto. Quel che è certo è che nel maggio del 1815, dopo esser tornato per breve tempo a Pistoia, uscì allo scoperto partecipando all’ impresa dell’ormai traballante re di Napoli Gioacchino Murat, che appoggiato dalla Carboneria aveva, col proclama di Rimini, incitato gli italiani ad unirsi e combattere per l’indipendenza. Fu in questa occasione che scrisse l'Inno di Guerra per le armate napoletane composto dal poeta Sestini e messo in musica dal maestro Rossini, ma la sconfitta di Tolentino vanificò ben presto il velleitario ed ambizioso progetto murattiano e Bartolomeo, dopo esser riparato a Macerata, forte di una fama poetica che ormai andava consolidandosi, poté riprendere nell’Italia centrale la sua redditizia attività di improvvisatore. In questo periodo pubblica gli Amori campestri (1814), alcune improvvisazioni (Roma 1815), gli Idillj (Pistoia 1816) e nel contempo intensifica il suo pericoloso impegno cospirativo. Ottenuto dai carbonari di Napoli il titolo di “Fondatore Maggiore” con potestà di aprire “Vendite”, ne fa subito buon uso nel 1817 quando, nel corso di una lunga ed acclamata tournée di poesia improvvisata in Sicilia, rimette in sesto la Carboneria isolana aprendo nuove “Vendite” a Palermo, Trapani, Caltagirone, ecc. Scoperto, dopo quaranta giorni di dura galera, viene nel luglio 1819, pare per intervento del Ministro degli esteri del Granducato, espulso ed imbarcato alla volta di Livorno.
Rientrato a Pistoia riprende i contatti con i carbonari locali (dal 1815 la polizia aveva annotato i nomi di Passerini, Focosi, Sozzifanti, Ricci, Monti, Gigli, Maestripieri, Bartolini, Paolini ecc.) e nel contempo, fra la fine del 1819 e l’inizio del 1820, tiene due applaudite e redditizie “accademie” al Teatro dei Risvegliati (oggi Teatro Manzoni): è infatti ormai considerato il migliore degli improvvisatori “colti”, ricevuto nei più esclusivi salotti italiani, tuttavia nel contempo, curiosamente, non disdegna la frequentazione delle bettole fiorentine misurandosi in memorabili “contrasti” col poeta popolare Somigli.
E’ poi, sempre nella sua doppia veste di poeta-cospiratore, a Firenze, Empoli, Livorno, Genova, in Lombardia, torna infine in Toscana, ma ormai su di lui, considerato “uno dei capi e dei primi introduttori in Firenze della Carboneria. Pende mandato d'arresto”, ma gli va tutto sommato ancora bene, e con decreto del 16 giugno 1821, viene espulso insieme al fiorentino Vincenzo Montelatici ed Andrea Orsini di Imola.
Lasciata a malincuore la Toscana, e forse messa da parte l’attività cospirativa, lo troviamo nel settembre 1821 a Viterbo, dove compone e rappresenta le tragedie Guido di Monfort e il Trionfo di Santa Rosa; è a Roma alla fine del 1821 dove, rinverdendo i fasti settecenteschi di Corilla Olimpica, frequenta le accademie degli Arcadi e dei Tiberini delle quali era socio, consolida presso il clero e la nobiltà la sua fama di grande improvvisatore, ed attende alla stesura de La Pia.
E’ all’apice del successo ed anche la Francia dove - come ricorda il suo biografo Atto Vannucci - “Venti giornali parlavano più volte onorevolmente di lui”, lo reclama. Lascia Roma il 20 luglio 1822, sbarca a Marsiglia ed il 12 ottobre è a Parigi dove ottiene il trionfo in varie accademie. Ma alla fine d'ottobre venne “assalito da fortissima infiammazione …il l0 novembre entrato in delirio perdè la conoscenza…”
L’11 novembre 1822 si concluse la sua vita, tanto breve quanto intensamente ed onorevolmente vissuta.

                                                                  Carlo Onofrio Gori


Rielaborazione dell’articolo di Carlo O. Gori, Far versi a Pistoia. Anton Francesco Menchi e Bartolomeo Sestini, due poeti estemporanei pistoiesi nel primo Ottocento, in  "Microstoria", n. 54 (ott.-dic. 2007)


Questo articolo è riproducibile, del tutto o in parte, avendo però cura di citare chiaramente l'autore e le fonti. 

mercoledì 4 gennaio 2012

C.O. Gori. Storia. Indice articoli sulle riviste: Microstoria, Farestoria, Il Metato, QF-Quaderni di Farestoria, Storialocale, Patria indipendente, Slavia, Vibanca informa, Notiziariodel Circolo Fotografico Il Tempio ,0573 BCC, Naturat



Miei articoli 
1999-2011

Per gli amici che mi seguono su questo blog e "fuori" ricordo in questo post i miei articoli apparsi a tutt'oggi sulla rivista di storia toscana "Microstoria" segue l'elenco di quelli rintracciabili nel sito della rivista.

  1. · Carlo Onofrio Gori, Niccolò Puccini “fascista”, in “Microstoria”, n. 6 (dic. 1999) 
  2. · Carlo Onofrio Gori, …E il serpente brasiliano fumò. Storia della Fôrça Expedicionária Brasileira e del suo cimitero pistoiese, in “Microstoria”, n. 8 (feb. 2000) 
  3. · Carlo Onofrio Gori, Un garibaldino che divenne direttore de La Nazione. La storia del deputato pistoiese Giuseppe Civinini, in “Microstoria”, n. 10 (apr. 2000) 
  4. · Carlo Onofrio Gori, Il “calmiere Lavarini” durante il Biennio Rosso. Le giornate pistoiesi ripercorse attraverso i giornali di allora, in “Microstoria”, n. 11 (mag. 2000) 
  5. · Carlo Onofrio Gori, Figure del fascismo pistoiese. Una città che non seppe esprimere figure forti, in “Microstoria”, n. 16 (mar.-apr. 2001) 
  6. · Carlo Onofrio Gori, Ferdinando Martini, profilo di un letterato impegnato in politica, in “Microstoria”, n. 17 (mag.-giu. 2001) 
  7. · Carlo Onofrio Gori, Quando il nemico era italiano. Gli scontri tra il Gruppo Cremona e la X Mas sulla linea del Senio, in “Microstoria”, n. 18 (lug.-ago. 2001) 
  8. · Carlo Onofrio Gori, Il "fascismo impossibile" del professore fiorentino Berto Ricci . Dalle colonne de “L’Universale” il sogno di un fascismo di sinistra, in “Microstoria”, n. 20 (nov.-dic. 2001) 
  9. · Carlo Onofrio Gori, La “lunga strada” di Bruno Fanciullacci. Il percorso antifascista dell'uomo che uccise giovanni Gentile, in “Microstoria”, n. 21 (gen.-feb. 2002) 
  10. · Carlo Onofrio Gori, Forteguerriana un’antica biblioteca vanto dei pistoiesi. Secoli di storia nel segno della cultura. Fondata nel 1473 è un punto di riferimento per tutti, in “Microstoria”, n. 22 (mar.-apr. 2002) 
  11. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia e i giorni del “tutti a casa”. Cronaca dell’8 settembre 1943 e dell’occupazione tedesca della città, in “Microstoria”, n. 23 (mag.-giu. 2002) 
  12. · Carlo Onofrio Gori, Il Dizionario di Petrocchi, manifesto per l’unità della lingua italiana. La vita e l’opera del linguista e letterato nato 150 anni fa a Cireglio, in “Microstoria”, n. 24 (lug.-ago. 2002) 
  13. · Carlo Onofrio Gori, La “marcia su Roma” di un fascio diviso. Pistoia presidio fascista sulla Porrettana, in “Microstoria”, n. 25 (set.-ott. 2002) 
  14. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia terra di garibaldini. Il rapporto tra l’Eroe dei Due Mondi e i pistoiesi dalla spedizione dei Mille al recente restauro del monumento equestre, in “Microstoria”, n. 26 (nov.dic. 2002) 
  15. · Carlo Onofrio Gori, Quando i “nuvoloni” si addensarono sulla città. 26 giugno 1796: Napoleone a Pistoia., in “Microstoria”, n. 27 (gen.-feb. 2003) 
  16. · Carlo Onofrio Gori, Un'anarchia innamorata dell'Islam. L'affascinante figura della pistoiese Leda Rafanelli, in “Microstoria”, n. 29 (mag.-giu. 2003) 
  17. · Carlo Onofrio Gori, I cinquant’anni della CNA di Pistoia. La lunga marcia di un’associazione di categoria forgiata nello spirito della Ricostruzione,in “Microstoria”, n. 31 (set.-ott. 2003) http://www.nte-edizioni.it/books/107/index.html?title=Microstoria_n_31
  18. · Carlo Onofrio Gori, Gli irriducibili fascisti pistoiesi della Valtellina. Le vicende di Giorgio Pisanò e degli altri fedelissimi del regime, in “Microstoria”, n. 33 (gen.-feb. 2004) http://www.nte-edizioni.it/scheda.jsp?id=109
  19. · Carlo Onofrio Gori, …e a Pistoia Garibaldi perse il poncho. Giugno 1867arriva il generale e la città si spacca,in “Microstoria”, n. 34 (mar.-apr. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/110/index.html
  20. · Carlo Onofrio Gori, Arrivano i partigiani, Pistoia è libera. Il ruolo della Resistenza pistoiese nei giorni decisivi, in “Microstoria”, n. 35 (mag.-giu. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/111/index.html
  21. · Carlo Onofrio Gori, Questo compromesso non s'ha da fare : la "repubblica conciliare" di Pistoia, ovvero l'intesa tra cattolici e comunisti negli anni della contestazione, in “Microstoria”, n. 36 (lug./ago. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/112/index.html
  22. · Carlo Onofrio Gori, Pedro”: il conte “garibaldino” che arrestò Mussolini. Tra Pistoia, Firenze e Dongo la vita del leggendario capo partigiano Pier Luigi Bellini delle Stelle, in “Microstoria”, 37 (set.-ott. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/113/index.html
  23. · Carlo Onofrio Gori, Il sogno rivoluzionario di Silvano Fedi. Il partigiano Artese Benesperi racconta l’esperienza a fianco dell’eroe pistoiese, in “Microstoria”, n. 38 (nov.-dic. 2004) http://www.nte-edizioni.it/books/114/index.html
  24. · Carlo Onofrio Gori, "Pippo", partigiano senza parte. Vita e morte di Manrico Ducceschi, il partigiano “apolitico” che piaceva agli Alleati, in “Microstoria”, n. 40 (mar.-apr. 2005)http://www.nte-edizioni.it/books/116/index.html 
  25. · Carlo Onofrio Gori, Loris Nannini il pistoiese che sfidò Kruscev. L’amara odissea dell’aviatore nei gulag sovietici, in “Microstoria”, n. 41 (mag.-giu. 2005) http://www.nte-edizioni.it/books/117/index.html
  26. · Carlo Onofrio Gori, Resistenti in divisa. Il ruolo dei pistoiesi nei Gruppi di Combattimento sulla Gotica e nella liberazione in Jugoslavia, in “Microstoria”, n. 42 (lug.-ago. 2005)http://www.nte-edizioni.it/books/118/index.html 
  27. · Carlo Onofrio Gori, Via del Vento, suggestioni dalla strada dei letterati, in “Microstoria”, n. 44 (nov.-dic. 2005) http://www.nte-edizioni.it/books/120/index.html
  28. · Carlo Onofrio Gori, L’Est, terra di libertà. Tra Russia, Polonia e Lituania, le cospirazioni e i successi professionali di quattro pistoiesi dell’Ottocento, in “Microstoria”, n. 45 (gen.-feb. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/121/index.html
  29. · Carlo Onofrio Gori, Parigi, dolce prigione. Cinque facoltosi pistoiesi e il loro soggiorno obbligato nella capitale dell’Impero Napoleonico, in “Microstoria”, n. 46 (mar.-apr. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/122/index.html
  30. · Carlo Onofrio Gori, Theresienstadt, prigione di eroi. L'internamento in Boemia dei volontari toscani del 1848 nel ricordo di alcuni patrioti pistoiesi, in “Microstoria”, n. 47 (mag.-giu. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/123/index.html
  31. · Carlo Onofrio Gori, Vincenzo Lunardi, il Montgolfier di casa nostra, in “Microstoria”, n. 48 (lug.-ago. 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/124/index.html
  32. · Carlo Onofrio Gori, “Ciccio”, la grande storia di un comunista qualunque, in “Microstoria”, n. 49 (set.-ott- 2006) http://www.nte-edizioni.it/books/125/index.html
  33. · Carlo Onofrio Gori, Giovan Battista Lulli, una stella alla corte del Re Sole, in “Microstoria”, n. 50 (nov.-dic.2006) http://www.nte-edizioni.it/books/126/index.html
  34. · Carlo Onofrio Gori, “I Giusti” di Toscana: schiaffo all’“indifferenza”. La storia dei toscani che operarono in favore degli ebrei durante le persecuzioni nazifasciste, il ruolo della chiesa e della gente comune, in “Microstoria”, n. 51 (gen.-mar. 2007) http://www.nte-edizioni.it/books/127/index.html
  35. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia “bella città ariosa”. Il soggiorno di Carducci in città, l’amicizia con Policarpo Petrocchi e il circolo di Louisa Grace, in “Microstoria”, n. 52 (apr.-giu. 2007) http://www.nte-edizioni.it/books/128/index.html
  36. · Carlo Onofrio Gori, Far versi a Pistoia. Anton Francesco Menchi e Bartolomeo Sestini, due poeti estemporanei pistoiesi nel primo Ottocento, in “Microstoria”, n. 54 (ott-dic. 2007) http://www.nte-edizioni.it/scheda.jsp?id=130
  37. · Carlo Onofrio Gori, Dunyov, un eroe garibaldino a Pistoia, in “Microstoria”, n. 56 (apr.-giu. 2008)http://www.nte-edizioni.it/books/132/index.html
  38. · Carlo Onofrio Gori, 1948, “Gl'hanno sparato a Togliatti”. Le reazioni in Toscana all'attentato al leader comunista tra spinte rivoluzionarie e ritorno all'ordine, in “Microstoria”, n. 58 (ott.-dic. 2008) http://www.nte-edizioni.it/books/134/index.html
  39. · Carlo Onofrio Gori, Quando Firenze divenne la San Pietroburgo d'Italia. L'intellighenzia russa in Toscana negli anni di Firenze Capitale del Regno, in “Microstoria”, n. 62 (ott-dic. 2009) http://www.nte-edizioni.it/books/169/index.html
  40. · Carlo Onofrio Gori, Memorie di pietra nelle vie di Pistoia. L'impegno civile, politico e intellettuale nelle targhe della città di Cino, in “Microstoria”, n. 64 (apr.-giu. 2010) 
  41. · Carlo Onofrio Gori, Italia Donati, suicidio di una “maestrina”, in “Microstoria”, n. 66 (ott.-dic. 2010) http://www.nte-edizioni.it/books/186/index.html
  42. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia, un Risorgimento tra entusiami e divisioni politiche, in “Microstoria”, n. 67 (gen.-mar. 2011) http://www.nte-edizioni.it/books/191/index.html
  43. · Carlo Onofrio Gori, Pistoia 1821: suicidio di un cospiratore. Le vicende di Francesco Benedetti, poeta e patriota toscano originario di Cortona, in “Microstoria”, n. 68 (apr.-mag. 2011)

www.microstoria.com/archivio.php?Localita...t=1151003209000
Microstoria N. 55. Gennaio - Marzo 2008. Quando Firenze era la capitale. ... Carlo Onofrio Gori (n° 18). Quando il nemico era italiano - Gli scontri del ...

www.microstoria.com/archivio.php?Localita=Monsummano&t...
Microstoria N. 55. Gennaio - Marzo 2008. Quando Firenze era la capitale. ... Carlo Onofrio Gori (n° 17). Ferdinando Martini, profilo di un letterato impegnato in ...

:::: www.microstoria.com - specifica articoli

www.microstoria.com/popuparticoli.php?Progressivo=308
... impossibile" del professore fiorentino Berto Ricci - Dalle colonne de "L'Universale" il sogno di un fascismo di sinistra. Carlo Onofrio Gori (n° 20)

:::: www.microstoria.com - specifica articoli

www.microstoria.com/popuparticoli.php?Progressivo=310
FIRENZE. La "lunga strada" di Bruno Fanciullacci - Il percorso dell'antifascista che uccise Giovanni Gentile. Carlo Onofrio Gori (n° 21)

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=111
Microstoria Microstoria n°35 - 1944, la Toscana tra guerra e liberazione. Sessant'anni fa l'arrivo degli Alleati e ... di Carlo Onofrio Gori Viareggio . ...

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=113
NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ...Microstoria n° 37 - Lungo la strada degli etruschi. Tra Pisa e ... di Carlo Onofrio Gori

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=114
Microstoria n° 38 - Lorenzo, i giorni della congiura. Tutti i retroscena del più clamoroso... La posta di Microstoria . ... di Carlo Onofrio Gori Firenze Pericolosi ...

Microstoria n° 38 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/114/index.html
Microstoria RIVISTA TOSCANA DI STORIA LOCALE Gaspare da San Severino, .... 14 di Carlo Onofrio Gori Firenze Pericolosi all'ordine nazionale dello Stato . ...

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=117
NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ...Microstoria n°41 - Una "nuova" Etruria tutta da scoprire. ... di Carlo Onofrio Gori …

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=118
NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ...Microstoria n°42 - Le tombe medicee raccontano. ... di Carlo Onofrio Gori ...

Microstoria n°43 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/119/index.html
Cordialmente Carlo Onofrio Gori Pistoia Microstoria 43 ok ok 25-10-2005 18:29 Pagina 3 LETTERE E DIBATTITI 3 Microstoria n. 43 2005 La topografia della ..


NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=121
Microstoria n°45 - Quel campo di concentramento nel cuore della Toscana. La storia dimenticata di renicci, ... PISTOIA L'Est, terra di libertà di Carlo Onofrio Gori ...


Microstoria n°45 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/121/index.html
64 SEGNALAZIONI LIBRARIE Microstoria 45 C 28-02-2006 18:26 Pagina 2 2 ....Fiorenzo Gei, Carlo Onofrio Gori, Daniele Guglielmini, Alessandro Monti, Marco ...

Microstoria n°46 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/122/index.html
Se la storia dell'arte non è più un tabù Per Microstoria si tratta di una "prima" ... di Roberto Riu Parigi, dolce prigione 52 FIRENZE di Carlo Onofrio Gori Vade ...

NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=123
NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ...Microstoria n°47 - Toscana, terra di giornali e giornalisti. ... di Carlo Onofrio Gori …

Microstoria n°48 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/124/index.html
48 2006 Microstoria e "Pippo", partigiano senza parte o scorso 30 luglio la nostra ....della Gotica scrive Carlo Onofrio Gori il battaglione affianca nell'avanzata le …

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=127
Microstoria n°51 - Quando nacque la "fascistissima" Toscana. cronaca degli anni (1921-1922) che cambiarono volto alla nostra regione ... di Carlo Onofrio Gori ...

Microstoria n°51 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/127/index.html
... Toscana: schiaffo all'"indifferenza" di Carlo Onofrio Gori di Stanley Hochman .... i t : si chiama così il nuovo portale realizzato dalla Cooperativa Microstoria di …

Microstoria n° 56 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/132/index.html
La collana Quaderni di Microstoria insomma ha ormai un respiro regionale, ..... *Carlo Onofrio Gori è stato bibliotecario presso la Biblioteca Forteguerriana di ...

Microstoria n° 58 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/134/index.html
Il Dossier di questo numero di Microstoria ha come oggetto la storia della satira ...Roberto Daghini, carlo Onofrio Gori, fabio Uccelli, Daniele Vergari, Vincenzo ...

Microstoria n° 62 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/169/index.html
97979629 intestato a NTE srl, indicando come causale "Arretrati Microstoria". ...Firenze divenne la San Pietroburgo d'Italia di Carlo Onofrio Gori Il magnifico ...

Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=169
Microstoria n° 62 - Tra Pongo e Cera Liù, il "miracolo toscano" nell'Italia del Boom Rifle, Roy Roger's, Sidol, ... di Carlo Onofrio Gori. Gli enigmi del “Sasso Scritto ...

Microstoria 64 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/178/index.html
97979629 intestato a NTE srl, indicando come causale "Arretrati Microstoria". ...Giovanni Bensi 28 nelle vie di Pistoia di Carlo Onofrio Gori Memerie di pietra 12 …


Microstoria - NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=178
Microstoria 64 - Gli Alleati arrivano in Toscana ... di Carlo Onofrio Gori. 30 La casa del giardino nascosto. di Filippo Canali. 32 Le api dei Barberini? ...

Microstoria 66 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/186/index.html
In questo numero Microstoria si addentra nei meandri della storia antica delle ...Elisabetta Faldi, Giuseppe Garbarino, Carlo Onofrio Gori, Giuseppe Guanci, ...

Microstoria n. 67 - NTE - Nuova Toscana Editrice

www.nte-edizioni.it/books/191/index.html
97979629 intestato a NTE srl, indicando come causale "Arretrati Microstoria". ... tra entusiasmi politiche di Carlo Onofrio Gori ARCHeOLOGIA Le nuove mappe ...

NTE Edizioni - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente

www.nte-edizioni.it/schedarivista.jsp?id=191
NTE - Nuova Toscana Editrice - Microstoria - Toscana L'uomo L'ambiente. ... di Carlo Onofrio Gori. 22 Giuseppe Frassineti, un ragazzo di Montespertoli nei ...


Carlo Gori - Carlo O. Gori - Carlo Onofrio Gori


Miei articoli su altre riviste storiche


Carlo O. Gori, La Biblioteca Centro di Documentazione di Pistoia, in “Farestoria”, n. 1 (1984)
  • Carlo Onofrio Gori, Senio e dintorni, in “QF-Quaderni di Farestoria”, n. 5 (dic. 2001)
  • Carlo Onofrio Gori, Policarpo la tua Valle ti ricorda: un riuscito, appassionato, spettacolo della "Compagnia dei Semplici", in “Il Metato” (2003)
  • Carlo Onofrio Gori, Fortunato Picchi: la memoria di un eroe antifascista per lungo tempo dimenticato, in “QF-Quaderni di Farestoria”, n. 3-4 (lug.-dic. 2004)
  • Carlo Onofrio Gori, La partecipazione dei pistoiesi ai Gruppi di Combattimento, in “Storialocale”, n. 5 (2005)
  • Carlo Onofrio Gori, Le parole della tradizione ovvero Petrocchi digitale, in “Storialocale”, n. 6 (2005)
  • Carlo Onofrio Gori, Pier Luigi Bellini delle Stelle, l'uomo che arrestò Mussolini. Una figura della Resistenza rimasta troppo in ombra, in “Patria indipendente”, n. 2 (2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Manrico Ducceschi: vita e morte di un partigiano. Il comandante “Pippo” e la sua storia avventurosa, in “Patria indipendente”, n. 5 (2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Resistenza e rivoluzione. Il sogno di Silvano Fedi, comunista libertario, partigiano, molto amato a Pistoia,in “Patria indipendente”, n. 9 (2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Con la Valdinievole nel cuore. Ferdinando Martini (1841-1928, un grande intellettuale politico toscano fra Ottocento e Novecento, in “Notiziario del Circolo Fotografico Il Tempio”, n. 38 (dic. 2006)
  • Carlo Onofrio Gori, Un antifascista pratese per lungo tempo dimenticato. Vita e morte di un traditore: Fortunato Picchi,in “Patria indipendente”, n. 3 (2007)
  • Carlo Onofrio Gori, Loris Nannini. L'eccezionale storia del tenente pilota pistoiese che sfidò Kruscev, in “Notiziario del Circolo Fotografico Il Tempio”, n. 39 (mar. 2007)
  • Carlo Onofrio Gori, Pistoia e i suoi combattenti per la Liberazione, Un ricordo dei soldati e dei partigiani sul dopo 8 settembre,in “Patria indipendente”, n. 9 (2007)
  • Carlo Onofrio Gori, La “rivoluzione dei garofani e il capitano Salgueiro Maia. La festa del 25 aprile in Portogallo,in “Patria indipendente”, n. 4 (2009)
  • Carlo Onofrio Gori, Le memorie silenziose. A passeggio con gli eroi: una storia per ogni targa, in "0573 BCC", n. 4 (gen. 2010)
  • Carlo Onofrio Gori, Uno schietto pistoiese di montagna. Policarpo Petrocchi, gloria di Castello di Cireglio, custode del buon italiano, in “Vibanca informa”, n. (gen.-mar. 2010)
  • Carlo Onofrio Gori, Parigi...dolce prigione per cinque gentiluomini pistoiesi. In alcune lettere un caso del 1799 che coinvolse cinque facoltosi pistoiesi, in “Vibanca informa”, n. (apr.-giu. 2010)
  • Carlo Onofrio Gori, ...e l'Eroe perse il poncho. Garibaldi a Pistoia: esultanze, bandiere e qualche intemperanza, in “Vibanca informa”, n. (gen.-mar. 2011)
  • Carlo Onofrio Gori, Storia del Circolo la Scintilla a cura di Renato Risaliti, in “Slavia”, n. 1 (gen.-mar. 2011)
  • Carlo Onofrio Gori, Attilio Frosini, martire del Risorgimento, in "Naturart", n. 3 (giu. 2011)