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giovedì 9 luglio 2015
lunedì 23 febbraio 2015
Risorgimento italiano. Lev Ili'ič Meč'nikov: corrispondenze da Siena e da Lucca negli anni 1861-62
"Corrispondenze dall’Italia
risorgimentale" di Lev Ili'ič Meč'nikov, 1861-62
Lev Ili'ič
Meč'nikov è un giovane russo dell’Ottocento, colto ed intelligente, acuto,
inquieto ed impaziente, studioso e sensibile ai problemi sociali. Proviene da
una famiglia ricca di maggiorenti della casata degli Spadarenko di lontana
origine ebraica-moldava che ha possedimenti anche in Ucraina a Charcov. Tra
l’altro un suo fratello minore, Ilja Ili'ič, diverrà
un famoso biologo a sarà premio Nobel 1908 per la medicina ed anche Lev inizialmente
studia medicina a S. Pietroburgo, ma poi finirà per laurearsi in
fisico-matematica. A
Meč'nikov (d’ora in poi, qui, M.) l’amata “grande Russia” che fin da giovanissimo
già ben conosce, risulta in fondo per… “stare stretta”, per cui viaggia molto all’estero,
e studia, e rapidamente si impadronisce di varie lingue europee ed anche dell’arabo
e del turco. M. vuole allargare i suoi già innumerevoli interessi e fra questi l’arte,
avendo frequentato l’Accademia Belle Arti a S. Pietroburgo, e quindi non
potrà che finire per amare. anche e soprattutto, l’Italia, attratto dalla sua
pittura, ma anche dai fermenti rivoluzionari ed unitari che agitano la Penisola tanto che
diventerà garibaldino e partendo da Firenze con la spedizione Nicotera parteciperà
come ufficiale, dalla Sicilia in poi, a varie fasi della Campagna Meridionale, venendo
infine seriamente ferito a Capua.
M. ha uno spirito di osservazione e comprensione
acutissimo della realtà italiana favorito dalla sua grande preparazione
culturale, dalle sue esperienze sul campo e dalla perfetta conoscenza della
lingua: da ciò deriveranno le sue numerose corrispondenze dall’Italia – che non
sempre riusciranno a passare del tutto indenni attraverso la censura zarista - per
le riviste russe "Russkij
Vestnik" e poi “Sovremennik”.
Com’è noto,
anche da nostre precedenti recensioni, le ricerche di queste corrispondenze di
M. negli archivi russi, da parte di Renato Risaliti e dello studioso ucraino
Mykola Varvarcev, porteranno alla traduzione alla cura ed alla pubblicazione, per
le edizioni del CIRVI, da parte di Risaliti, dello splendido diario-reportage
sulla spedizione dei Mille Memorie di un garibaldino (2007), e poi, nel 2011, di Memorie
di un garibaldino russo ed altri testi e di Sull'Italia
risorgimentale che riportava tre (Da Siena, Lettere
dalla Maremma toscana, Aspromonte) dei tanti saggi di M. sull'Italia,
scritti a Campagna conclusa.
Essendo gli altri
articoli dell'intellettuale russo tuttora
in via di reperimento nelle biblioteche russe e ucraine, il lavoro di Risaliti è
un work in progress, pertanto in questo 2015 lo slavista italiano pubblica,
sempre per le edizioni del CIRVI di Torino, nuovi illuminanti contribuiti di M.
raccolti sotto il titolo “Corrispondenze
dall’Italia risorgimentale” . Sono nove articoli, scritti e pubblicati fra
il 1861 e il 1862 su “Sovremennaja letopis” (Annali contemporanei) allegato del
“Russkij vestnik” (Messaggero russo), su cui egli aveva già pubblicato le Memorie di un garibaldino.
Queste
nuove corrispondenze di M. pubblicate ora in Italia, frutto dei suoi viaggi e
delle informazioni da lui tratte dalla attenta lettura dei giornali della
Penisola, inviate soprattutto da Siena (dove
abitualmente in questo periodo risiede ospite di garibaldini locali) o Lucca, sono
spesso dei pretesti letterari per delineare, partendo dall’attualità politica,
anche le caratteristiche storiche, socio-economiche e culturali di varie
regioni italiane.
Seppur
unitarie nel tempo (1861-62) varie sono le differenze tematiche nelle
corrispondenze di M. raccolte in questo libro. Ad esempio nello scritto dedicato a Crispi e la Sicilia M. riesce a sintetizzare in modo profondo
la diversità fra la religione popolare dei Siciliani e quella dei Napoletani
senza trascurare le differenze dalle credenze dei Calabresi e delle altre
regioni meridionali, oltre ad individuare le diversità di comportamento fra il
clero e il popolo siciliano e napoletano. In quest’ultimo vede, oltre le apparenze, una profonda incredulità religiosa
tale da rasentare l'ateismo ad es. quando i napoletani riescono persino a
mercanteggiare la credenza religiosa. In sostanza M. oltre che la profonda, inconciliabile inimicizia fra i
Siciliani e i Napoletani (che secondo lui potrà essere solo temperata nell'
ambito del processo di integrazione nella costruzione della patria più grande,
l'Italia) vede con tanto anticipo tutti i termini della questione siciliana,
come aspetto particolare nell’ambito della più generale “questione
meridionale”, e nota con acutezza tutte le peculiarità dell’Isola: “La Sicilia è uno di quei paesi
in cui la verità è molto meno simile, alla verosimiglianza; essa in tutti i
sensi se ne sta sola soletta e farsene un concetto in analogia con altre parti
del mondo, in particolare con le restanti province italiane - è impossibile”. M. porta ad esempio invece, l'atteggiamento del clero siciliano,
in gran parte favorevole al moto nazionale, diversamente a quello di tutto il
resto dell'Italia, fortemente contrario.
I Siciliani per M. hanno sopportato con i Borboni del Regno delle Due
Sicilie la perdita dell' autonomia tanto cara al loro clero, ma se con l’Unità il governo nazionale non verrà loro incontro,
questa apparente assenza potrà tramutarsi in un vasto movimento
indipendentista. M. quindi si rende pienamente conto che la Sicilia presenta
tutti i termini di una questione nazionale che può e deve essere affrontata con
una politica che tenga conto delle sue oggettive ed originali peculiarità e
viceversa nota
invece che Crispi, con il suo
schema ottusamente tout-court unitaristico e la sua tendenza a risolvere i
problemi con la forza, non si dimostra
creativo e attento alle particolarità della sua isola natale. Anche in questo caso M. dimostra una perspicacia e una
esattezza di analisi fuori del comune ed è un anticipatore geniale di una
elaborazione che verrà successivamente da parte delle menti più creative e
aperte come ad es. dalle successive indagini di Antonio Gramsci.
In altra
corrispondenza M. si sofferma su un particolare aspetto della politica
piemontese: quello che ad es. lui rappresenta analizzando il rapporto fra
Cavour e Rattazzi. Per M. sono due uomini che, per creare le condizioni
avanzamento civile degli Stati sardi, non avevano esitato a fare rinunce serie
rispetto alle loro concezioni originarie per trovare un punto medio di incontro.
M., , poco dopo la morte del conte
Cavour, riconosce la genialità della sua opera e quindi ne constata la
superiorità su Rattazzi, l'uomo della borghesia imprenditoriale che aveva
accettato di sacrificare alcune pretese della classe che rappresentava per
permettere la governabilità dello Stato piemontese assieme ad una nobiltà che
si stava imborghesendo e della quale cui Cavour era un alto rappresentante. In ciò – come nota Risaliti – M. intravede una caratteristica che diventerà
una costante della storia italiana e cioè “il connubio” fra il centro destra e
il centro sinistra.
Del banditismo italiano
M. parla invece nel VI capitolo, soffermandosi su coloro che vi entrarono,
dagli sbandati ai clerico-borbonici convinti, e senza infingimenti, da buon laico e fiero
anticlericale, ne individua i finanziatori e gli organizzatori nella Curia romana
ed in Francesco II.
Analizzando invece
le vicende senesi e la locale contesa fra liberali e clericali dopo l’ufficiale
proclamazione dell' Unità del 1861, M. ci
introduce nel pieno della lotta politica italiana nel suo corso. La battaglia
per il raggiungimento di una concreta e reale unità del Paese prosegue, con non
meno vigore, ovunque: fu, quella risorgimentale, una grande lotta dei liberali e
dei democratici contro la millenaria influenza politica conservatrice della Chiesa
che venne, in quelle circostanze e per lungo tempo (almeno fino al mussoliniano
Concordato) sconfitta, malgrado il grande prestigio che la Chiesa ancora aveva
nelle masse popolari, soprattutto contadine.
Nel VII capitolo
M. ci porta invece nel pieno di una manifestazione popolare a Napoli: un
esempio di come la lotta politica post-unitaria fosse accesa, agguerrita e
senza esclusione di colpi ed in questa circostanza l'autore descrive e ammira
le capacità dei napoletani di organizzare pittoresche manifestazioni di strada.
Nel descrivere,
in altro scritto, la figura politica del patriota democratico e federalista
toscano Giuseppe Montanelli ed in
particolare la vicenda della sua
elezione a deputato, contestata a lungo, M. constata che i “moderati più moderati” e
1'opposizione progressista insieme condividono il comune scopo dell'Unità
d'Italia, ma poi finiscono per attaccarsi aspramente fra loro su aspetti
sostanzialmente secondari del processo unitario.
Nelle
corrispondenze da Lucca M. si sofferma soprattutto sul perché la città è
ritardataria nella istituzione di Società Artigiane e poi parla in particolare della
cittadina di Bagni di Lucca e della sua passata importanza nel “grand tour”,
soprattutto quello degli aristocratici inglesi.
In altre pagine
le escursioni storiche di M. si soffermano su passate figure italiane , come
quella di Francesco Ferrucci, descrizione che nel caso gli serve anche per
decantare le bellezze di Gavinana e della Montagna pistoiese.
M., in altra
corrispondenza, continua a seguire gli aspetti associativi di società italiane
risorgimentali, laiche e progressiste, come nel caso dell'azione dei Comitati
di Provvedimento e soprattutto riporta il regolamento delle società di
Carabinieri Volontari Mobili, organizzazioni che la storiografia italiana ha
spesso dimenticato, ma che ebbero la loro rilevanza interna e internazionale
come dimostra appunto questo scritto.
Come nota
Risaliti: “Queste corrispondenze sono scritte da un viaggiatore, ma un
viaggiatore che è anche combattente per l'unità e la libertà dell'Italia per
cui ha versato tanto sangue fin quasi a perdere la vita. M. è un viaggiatore in Italia che si rivela
contemporaneamente combattente, studioso profondo e perspicace della sua
storia, arte, cultura; composizione sociale, attento a tutti gli svolgimenti
della vita politica dell'Italia a lui contemporanea. Egli è non solo un
osservatore attento della nostra realtà, ma anche un fine analista
politico-sociale delle varie regioni del regno d'Italia appena costituito. E
tutto questo quando era ancora molto giovane: aveva appena 22-23 anni! Eppure
fornice dei giudizi sullo svolgimento degli avvenimenti politici e sociali he
anticipano quelli della pubblicistica italiana di allora e della storiografia
contemporanea.”
Per il prossimo
futuro attendiamo da Risaliti, e dal prosieguo delle sue notevoli ricerche su
M., pubblicazioni di ulteriori stimolanti scritti di questo straordinario
“garibaldino russo”!
Lev Ili'ič
Meč'nikov, Corrispondenze dall’Italia
risorgimentale, a cura di Renato Risaliti, Torino, CIRVI, 2015, pp. 138,
Euro 24
Carlo Onofrio Gori
Recensione per le riviste "Slavia" e "Camicia rossa"
venerdì 13 febbraio 2015
Presentazione di "Marsiglia Bleu Noir"
Presentazione
di "Marsiglia Bleu Noir"
Riporto
qui su Goriblogstoria questo post, già
pubblicato sul blog AsperaPrometeo, relativo alla mia presentazione del libro
"Marsiglia Bleu Noir" dell’amico Michele Iannelli avvenuta venerdì 21
novembre 2014 alle ore 18 presso la libreria "Lo Spazio di Via
dell'Ospizio" di Pistoia. Lo faccio non perché l’argomento sia di
carattere storico toscano, cosa che faccio prevalentemente su questo blog
(rispetto a Goriblogstoria360, dove scrivo d’altro), ma perché l’incontro, che
ha registrato una buona presenza di pubblico ed ha registrato in appendice un
appassionato dibattito, è avvenuto in Pistoia ed anche perché è stato una delle
mie pochissime, diciamo così, “uscite attive” del 2014.
Presentazione
L’
“Associazione Culturale Prometeo Pistoia”, nella persona di chi qui scrive, è
lieta di presentare venerdì 21 novembre alle ore 18 presso la libreria galleria
sala da tè “Lo Spazio di via dell’Ospizio” di Pistoia, attiva e benemerita
associazione culturale cittadina il romanzo dell’amico Michele Iannelli dal
titolo “Marsiglia bleu noir. L'insolita storia di Julienne e Jean Claude”, edito
dalla Nuova Ipsa di Palermo.
Ma
vediamo come e perché l’autore verrà fra noi a Pistoia venerdì prossimo.
Michele
Iannelli è nato a Caserta e vive a Roma e “Marsiglia bleu noir” è la prima
“creatura” romanzesca di Michele che ha già da lungo tempo pubblicato molti
articoli e libri di scienza della salute in quanto medico, psicologo clinico,
psicoterapeuta ed omeopata. In particolare Iannelli è docente in corsi di
Floriterapia di Bach e di Relazione Medico-Paziente. Occorre ricordare, anche
per capire alcuni essenziali aspetti del romanzo nel corso del quale le sue
esperienze “si faranno vive”, che oltre a questo suo appassionato impegno
medico, Michele, che nelle ore libere si diletta da attore e registra teatrale,
cuoco e tifoso di calcio, ha svolto per alcuni anni, come medico specialista,
la funzione di Giudice presso i Tribunali di Sorveglianza Ordinario e Militare.
“Marsiglia
bleu noir” dalla sua uscita nella seconda metà del 2013 è già stato presentato in 13 occasioni
in varie località italiane (4 volte a Roma –di cui una teatrale- e le altre al
Castello di Fiano Romano, Paliano (FR), Brindisi, San Bartolomeo in Galdo (BN),
Santa Maria Capua Vetere (CE), San Benedetto del Tronto (AP), Salsomaggiore
Terme (PR), Bitonto (BA) e a Latina nell’ambito del Festival Letterario Giallo
Latino. Verrà presentato anche il 13 Dicembre 2014 presso il Castello di
Torrita Tiberina in provincia di Viterbo nell’ambito di una rassegna letteraria
noir e una “cena con delitto”
Ricordato
questo, prima di parlare brevemente del romanzo, vorrei mettere in rilievo come
sono venuto in contatto con Michele. Conoscevo tramite un’amica comune la sua
appassionata opera nel campo della psicoterapia ed della medicina olistica
- terapie in cui l'uomo è preso in considerazione nella
sua globalità emozionale, esistenziale, bioenergetica e biochimica - ma ci
hanno poi avvicinato anche alcune nostre comuni prese di posizione politiche su
avvenimenti recenti (dalla crisi Ucraina, all’America Latina, al Medio Oriente
e alla minaccia islamista, ecc.) che stanno coinvolgendo il mondo ed anche il
nostro Paese.
Ci
siamo accorti che, io e Michele, come è successo anche a tanti altri oggi, che
pur provenendo da esperienze e appartenenze storico-politico-culturali diverse
e pur non rinunciando, ciascuno di noi, ai nostri personali “valori storici
fondanti”, abbiamo un comune sentire ed un comune impegno sociale per
l’emancipazione dall’iniquità di determinate situazioni politico-economiche che
tengono oggi in miseria gran parte di una umanità dove l'86 per cento della
ricchezza è in mano al 14 per cento della popolazione. Siamo ambedue
consapevoli che alcune oligarchie economico finanziarie operino per mantenere
ed accrescere, anche con la crisi attuale ed una globalizzazione da loro
pilotata, questo iniquo stato di cose e che gli interessi di queste oligarchie
siano in particolare favorite, anche manu militari, dai governi di alcuni Stati
che pur, in via di principio, si dichiarano democratici, e principalmente da
uno, che sta dall’altra parte dell’Atlantico e che determina ancora molte delle
scelte a livello mondiale.
Non
possiamo quindi che vedere ambedue con favore le lotte per l’emancipazione dei
popoli, ovunque esse siano avvenute ed avvengano (sia detto per inciso e come
anticipazione che il prossimo romanzo di Michele sarà dedicato al Comandante
Thomas Sankara leader rivoluzionario del Burkina ucciso 27 anni fa da un golpe
promosso per difendere gli interessi imperialistici e neocolonialistici di
Stati Uniti e Francia, un leader che voleva il riscatto degli africani in
Africa senza mandarli, come accade oggi,
sui barconi a mendicar le briciole dall’Occidente) e più generale non
possiamo che sostenere ambedue, nel nostro ambito e con i nostri scritti,
l’azione odierna di Stati e comunità ed associazioni di Stati che operano per
un riequilibrio di potenza a livello mondiale, per l’autodeterminazione e l’indipendenza
economica, riequilibrio dal quale anche il nostro Paese, stretto oggi nei
soffocanti vincoli liberistico finanziari di “questa Europa UE a guida
teutonica” che non ci piace, non potrebbe che trarre beneficio. A questo
proposito è comune la nostra ammirazione per figure di un nostro recente
passato, come ad esempio quella di Enrico Mattei che molto hanno fatto per
l'indipendenza economica del nostro Paese nel rispetto anche delle esigenze dei
paesi emergenti.
Ma
detto questo passiamo a parlare di "Marsiglia Blue Noir", un romanzo
avvincente bello, in cui ricorrano anche, seppur sullo sfondo, alcuni dei
temi politici e sociali ai quali ho
accennato ora: un romanzo che ho letto d’un fiato come se mi passasse davanti
un film, un bel film.
Non
vi racconterò tutto il romanzo, chi sarà presente venerdì 21 novembre alle ore
18 presso la Libreria “Lo Spazio di via dell’Ospizio” di Pistoia avrà
l’occasione per comprarlo e per leggerlo e vi assicuro che sarà una piacevole
ed interessante lettura.
Per
questo cito qui solo l’inizio: “Quando fu tamponata da quell’imbecille, una
stizza, impetuosa e languida, le sommerse i fianchi. Non appena lo vide venir
fuori dall’automobile, un calore enigmatico scaturì dal suo ombelico.
Quest’energia, prima le annichilì la collera, poi, si propagò in tutto il
corpo. Le sembrò, allora, che dentro le fosse esplosa una stella piena di panna
tiepida. Nel momento stesso in cui il deficiente iniziò a parlare, fu chiaro
che, ormai, era già troppo tardi. Si era innescata una reazione irreversibile e
maledettamente efficace. Quel tepore e quell’erre roulé, a lei familiare, la
fecero confondere. Provò, infatti, un immediato benessere nel sentirsi
all’improvviso catapultata da Milano a quella campagna che, accarezzando
Parigi, le aveva dato i natali. Questo fu il primo regalo che ricevette da quel
poveraccio. Il secondo fu una struggente e inequivocabile tenerezza quando lui,
con un sorriso malandrino e timido, le confessò che non aveva la minima idea di
quali fossero le “cose che andavano fatte in questi casi”. Il terzo regalo
arrivò dopo due secondi, come un colpo di grazia: il più bello, il più
definitivo. L’imbranato, infatti, aggiunse: «Vorrei liquidarle il danno
immediatamente e in contanti e non importa se le darò di più». Fu proprio quel
“e non importa se le darò di più” che la fece sentire inondata da una cascata
di fiori teneri e multicolori. In quella frase non ravvide un tentativo volgare
e guascone di togliersi dall’impiccio. Anzi, le parve che la dolcezza con cui
erano state dette quelle parole avesse spalancato una graziosa finestra che
dava sull’animo di quell’affascinante uomo. Da quel varco scorse un mondo di
umanità, di miele e di generosità che la coccolò rendendola di nuovo viva,
allegra e fanciulla. Era deliziata da quel panorama, insperatamente, così a
portata di mano. Nel frattempo i fiori, continuando a cadere senza fine,
accarezzavano ogni centimetro della sua pelle. Si comprende facilmente che ciò
che seguì furono solo dettagli ininfluenti. Lui, con fare da seduttore
consumato e scanzonato, le sussurrò che il suo volto era il più affascinante
che avesse mai visto. Lei, si accorse che l’aveva tamponata con una Smart che
considerava, con avversione, la classica automobile del narcisista. Lui, che
era alto, forse, solo qualche centimetro più di lei, aveva un fisico da
ragioniere del catasto, con quelle spalle un po’ piccole rispetto ad un bacino
un po’ largo e avvolto da una sottile pinguedine. Lui, con quell’eleganza
trasandata. Lui, che aveva un volto da ragazzo nel quale i lineamenti delicati
si mescolavano sapientemente con la barba di una settimana. Il suo sguardo,
poi, era una mistura, ancor più sapiente, di timidezza, furbizia, dolcezza
indifesa, antipatica arroganza, inquietudine, fierezza, altruismo, antica malinconia
e perdonabile cattiveria. Lui, con i capelli lisci, morbidi e castani, che
terminavano con qualche sensuale ricciolo. Una panchina lì vicino divenne il
loro teatrino. Comici e assurdi tentativi di compilare i moduli dell’incidente
si alternavano con battutine stupide e pungenti. I lievi contatti corporei,
l’evidente soddisfazione di poter parlare in francese, i sotterranei scambi di
sguardi e odori, le risatine e i sorrisi sfociarono inevitabilmente nello
scambio dei rispettivi numeri di telefono.”
E
quindi cosa potrà accadere se, a Milano, in una mattina di fine maggio, un
marsigliese tampona con la sua automobile quella di una parigina? Succede che
ha inizio una storia a tinte bleu noir. Bleu come l'amore, il Mediterraneo, il
cielo e la loro voglia di vivere. Noir come i loro misteri, i sotterranei del
loro inconscio e come qualche sfumatura di questo racconto. Bleunoir come
Marsiglia! Da quest'incontro scaturirà un percorso emozionante che permetterà
ai protagonisti Julienne e Jean Claude di dare uno scacco matto allo scontento
della loro vita. Un romanzo d’amore ed la storia di due giovani vite tutta da
leggere attraverso la quale Michele Iannelli ci conduce con mano sapiente di
scrittore mediante l’approfondita descrizione psicologica dei personaggi, degli
ambienti milanesi e marsigliesi, delle situazioni sentimentali ma anche
“pericolose” nelle quali saranno coinvolti Julienne e Jean Claude.
Aspettiamo
dunque i soci dell’ “Associazione Culturale Prometeo Pistoia” ed i suoi amici
per venerdì prossimo a Pistoia alle ore 18 via dell’Ospizio n. 26/28: dopo una
breve nostra presentazione rivolgeremo all'amico Michele alcune domande sul suo
romanzo e su tante altre cose interessanti.
Carlo Onofrio Gori

Per ulteriori informazioni sulla serata (con filmato) vd.: http://asperaprometeo.blogspot.it/2014/11/presentazione-di-marsiglia-bleu-noir-di.html
giovedì 1 gennaio 2015
sabato 6 settembre 2014
lunedì 2 giugno 2014
giovedì 1 maggio 2014
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