Carlo Onofrio Gori
carlo onofrio gori e "fabrizio zollo"
VIA DEL VENTO:
UNA RUGA DAL SAPORE LETTERARIO
Il vento che muove le cose spesso le muta,
e anche gli uomini
embrano beneficiare di questa animazione
dell' aria.
C'è una via a Pistoia dove il vento
spira anche quando la calura
agostana come una cappa di piombo soffoca la città. Questa via, per
tale singolarissima caratteristica fu battezzata «via del Vento» e man-
tenne questo nome sino alla fine dell'Ottocento, quando le venne
mutato in «via
Ventura Vitoni» per ricordare il celebre intagliatore e
architetto pistoiese che aveva diretto i lavori di costruzione della pro-
picente basilica della Madonna dell'Umiltà, nata quale più degno
tempio all'immagine in affresco della Madonna sita
nella preesistente
hiesetta medievale di Santa Maria Forisportam dopo il miracolo
della sudorazione del 1490. Quei lavori, iniziati nel 1495, furono,
dopo la morte del Vitoni
avvenuta nel 1522, portati a termine dall'ar-
chitetto Giorgio Vas ari che realizzò la
cupola.
Ed è questa cupola che incombe sulla via sotto stante ad avere,
nella prima metà del Novecento, spiato i passi giovanili di grandi
crittori, ad averne ispirato i primi
scritti ed in seguito ad averne moti-
vato gli struggenti ricordi.
Il vento che vortica attorno alla cupola e spira costante nella via
ottostante, pare infatti
essere un fenomeno naturale che alimenta in
modo particolare la creatività, a giudicare dal forrriidabile
concentrato
di vocazioni letterarie che hanno
albergato in questa ruga cittadina.
Al vecchio numero 3 di via del Vento
visse la giovinezza, dai tre-
dici ai venticinque anni, prima di trasferirsi a Firenze, la scrittrice
Gianna Manzini (Pistoia, 1896 - Roma,
1974) che con la sua prosa
raffinata ha lasciato opere notevoli, quali: Tempo innamorato,
Boscovivo, Rive remote, Forte
come un leone, Lettera all'editore,
La
Sparviera, Il cielo addosso, Ritratto
in piedi, Sulla soglia.
È difficile
dire quanto abbia influito sulla vocazione letteraria
della Manzini l'odore dell'inchiostro dell'attigua Tipografia di
Alighiero Ciattini, che nei primi anni
del Novecento stampava in via
del Vento riviste
letterarie e socio-politiche che sono poi rimaste
famose, quali la pistoiese «La Tempra», viva tra il 1914 e il 1916 e
che pubblicò anche inediti di Dino
Campana, e la fiorentina
«Centone» fondata
da Primo Conti e nella quale scriveva anche
Ottone Rosai.
In
quella tipografia si recava anche il padre della Manzini per
correggere le bozze dei
suoi scritti anarchici, come dirà la scrittrice in
Ritratto in piedi, struggente tributo all'immagine paterna:
«Correggeva in silenzio.
Sostituiva. [ ... ] La tipografia si trovava in un
seminterrato di via del
Vento. Da finestrelle poco più alte del livello
stradale, veniva la luce,
dando a quello stanzone un che di clandesti-
no».
Al
vecchio numero 5 di via del Vento, oggi
numero 21, trascorse
l'adolescenza e la prima
giovinezza il poeta Piero Bigongiari, prima
di trasferirsi nel 1932 in
via Traversa della Vergine e successivamente.
nel 1937, a Firenze dove darà vita al cosiddetto "ermetismo"
fiorenti-
no. Nato a Navacchio (Pisa) nel 1914, la famiglia nel 1925 seguì a
Pistoia il padre che
lavorava in ferrovia.
Il poeta, autore di molte
raccolte di versi, La figlia di Babilonia.
Rogo, Il corvo bianco, Le mura di Pistoia, Torre di Arnolfo.
Antimateria, Moses, Col dito in terra, Nel delta del poema, La legge e
la leggenda,
Abbandonata dall'angelo, così
ricordava via del Vento
nella prosa Il respiro
delle sorelle, poi raccolta nel volume Visibile
invisibile: «L'angolo, da quella parte di via del
Vento, è costituito
dalla rocciosa incombenza
della chiesa della Madonna dell'Umiltà: la
parete sinistra che
prospetta in via del vento, nuda nella sua pietra
ricavata dagli antichi
resti dell' edificio precedente, con gli strani
segni, quasi rune del suo
ulteriore passato, infitti qua e là nella verti-
calità severa di quel ripido ascendere, a un tratto pare enfiarsi, in una
specie di rocciosa èntasi simile alla diastole che
allarga il cuore, dove
ha il basamento la parte
della, costruzione da cui acquista il suo lento
slancio. come fin troppo meditato, ma a un tratto inarrestabile anche
se affaticato, la cupola.
lo abitavo lì di fronte, in questa rientranza
della via, che mi impediva,
dalle finestre, di vedere dove essa termina.
appunto in via della Madonna,
che diventava dunque nella
mente una
specie di sbocco
immaginario nella "gran via" inarginata e inarginabi-
le della vita».
Ed ancora, nella stessa
via del Vento, visse dal 1945 al 1949 parte
della sua giovinezza,
quella più creati va, Sergio Civinini (Pistoia.
1929 - Roma, 1987), nei pressi della casa dove
aveva vissuto Gianna
Manzini. Scrittore
certamente minore, rispetto a quest'ultima e a
Piero Bigongiari, ma molto
promettente se già nel 1947, a diciotto
anni, alcuni suoi racconti
furono pubblicati su «Il Politecnico» di Elio
Vittorini. Nel 1955 uscì la
raccolta di racconti Stagione di mezzo
nella collana
«Gettoni» curata da Vittorini per Einaudi e nel 1964 una
seconda raccolta di racconti..,una sera con te, nella collana «Narratori
Italiani» diretta
da Romano Bilenchi.
Al numero 14 della stessa
via sono nate nel 1991, per iniziativa
di Fabrizio Zollo, le Edizioni «Via del Vento» allo scopo di far cono-
scere la tradizione letteraria di questa
via e per fame rivivere anche
quella editoriale. Le Edizioni pubblicano
testi inediti e rari del
ovecento
di autori italiani e stranieri nelle due collane di prosa: «I
quaderni di via del Vento» e «Ocra gialla», entrambe inaugurate con
testi di Piero Bigongiari e Gianna Manzini, e nella collana di
poesia
«Acquamarina» .