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martedì 13 novembre 2012

Carlo O. Gori. Fascismo. Figure del fascimo pistoiese


Figure del fascismo pistoiese. Una città che non seppe esprimere figure forti

Quasi tutto il fascismo toscano delle origini, anche quello pistoiese, fu tributario del suo sviluppo al violento e fazioso squadrismo fiorentino del “granduca” Dino Perrone Compagni, dei Dumini, dei Tamburini, dei Barlesi, ecc., tuttavia durante l’arco del ventennio, il fascismo pistoiese non espresse in sede locale figure “forti” capaci poi di affermarsi anche a livello nazionale come, ad esempio, uno Scorza a Lucca, un Ricci a Massa Carrara, un Chiurco a Siena, i Ciano a Livorno, un Pavolini nella stessa Firenze. A Pistoia parte decisiva nella genesi del fascismo locale la ebbe Dino Philipson: ricco proprietario terriero fiorentino con possedimenti nel pistoiese, di origine ebraica, massone, avvocato, ex-combattente, deputato liberale nel 1919 che, pur rivendicando poi esperienze squadristiche, non fu mai un fascista in senso vero e proprio e che, in anni successivi, troveremo nelle file dell’antifascismo. 
La paura suscitata dal “biennio rosso” 1919-20, determinò il vero scopo.di Philipson, quello di servirsi delle squadre fasciste per distruggere le organizzazioni operaie e contadine ed in un secondo tempo ricondurre il fascismo nell’alveo della legalità. A tal fine nel marzo-aprile 1922 ispirò la nascita dell’Unione Democratica Pistoiese privando così il fascio locale (nato ufficialmente il 22 gennaio 1921 sotto la guida di Nereo Nesi) dell’apporto diretto di vari esponenti del notabilato agrario e conservatore. Ciò aprì la strada all’affermazione della componente della media e piccola borghesia urbana che ebbe l’esponente di punta nella figura di Enrico Spinelli, studente universitario di farmacia, ex-combattente. Violento nelle imprese squadristiche lo Spinelli, che partecipò alla marcia su Roma guidando una colonna pistoiese (l’altra colonna era guidata da Ilio Lensi), non era tuttavia privo di una parte propositiva riassumibile in alcune teorie, più volte espresse sul foglio “Azione fascista”, riconducibili al cosiddetto “fascismo di sinistra”: primato dell’industria, collaborazione fra un capitale “controllato” e il lavoro, lotta alla rendita parassitaria, un partito di “duri e puri”. Si circondò inizialmente di collaboratori provenienti dall’ interventismo repubblicano, ex-socialista, sindacalista, quali Filippo Civinini, Giovanni Martini, Ildebrando Targioni. 
Il fascismo agrario pistoiese, mai definitivamente battuto, individuò il suo uomo di punta nel commerciante Ilio Lensi, squadrista rozzo, violento ed ambizioso. Spinelli tuttavia resse con forza il partito riuscendo, dopo clamorose faide interne, a far espellere quest’ultimo ed i suoi seguaci ed epurando poi la componente massonica dei Civinini, dei Martini, dei Lavarini. L’esigenza mussoliniana di “normalizzazione” determinò il tramonto di Farinacci e dell’ala intransigente a livello nazionale ed anche le fortune dello “spinellismo” cessarono nel 1926 quando il gruppo fu espulso dal partito. 
L’uomo che condusse il PNF pistoiese sui binari dell’equilibrio imposti dal “fascismo-stato” fu il federale e podestà avvocato Leopoldo Bozzi. Enfatizzando i valori risorgimentali pistoiesi e raccordandoli a quelli fascisti condusse, mobilitando l’establishment culturale cittadino, felicemente in porto l’ “operazione-Provincia”, creata nel 1927 ed ampliata con la Valdinievole nel 1928. Allargò la base del partito cercando di sviluppare il consenso al regime anche con lo sviluppo delle organizzazioni socio-politiche “collaterali” e con l’avvio di opere pubbliche, orientò l’economia della provincia in senso agricolo e artigiano. La sua prematura morte, in seguito ad incidente, privò Pistoia di una importante figura di raccordo e di mediazione, sia con Roma, sia all’interno del fascio pistoiese dove ripresero le lotte fra le varie fazioni e l’instabilità. 
Da allora non ci pare emergano nomi significativi (a parte quello di Armando Barlesi, ma solo perché fondatore nel ’32 de “Il Ferruccio”), infatti in seguito ad una ispezione effettuata nel 1941 dal “centro” sulla federazione fascista si rileva tra l’altro che a quella data si erano avvicendati alla sua guida “ben 14 federali” alcuni dei quali non pistoiesi. 
Le esigenze belliche ridiedero il primato all’industria e fiato, specie con i federali Alzona e Pigli, all’ala intransigente del partito che ebbe poi modo di affermarsi soprattutto nel periodo della repubblica di Salò con i federali del PFR Giorgetti e Lorenzoni. 
Emergono in quest’ultimo periodo, raccolte attorno al periodico “Tempo nostro” le figure di giovani irriducibili combattenti repubblichini: Valerio Cappelli (GNR) e il “parà” Rolando Chelucci caddero in combattimento, Ruy Blas Biagi  (“NP” Decima Mas) fu fucilato a Firenze dopo un’azione di sabotaggio oltre le linee nemiche ed al suo nome venne poi intitolata la Brigata Nera di Pistoia alla quale appartennero Giorgio Pisanò e Agostino Danesi, arresisi in Valtellina solo dopo la morte di Mussolini, Mafilas Manini morì in clandestinità a Milano nel ’45. Alcuni, come Pisanò,  avranno un ruolo nel neo-fascismo del dopoguerra. 
Si segnala infine, soprattutto per la sua ambiguità politica, la figura di un altro giovane fascista, Licio Gelli, ma questa è un’altra storia.
                                                                    
                                    
                                    
                                 Carlo Onofrio Gori                        





Mio articolo già pubblicato con lo stesso titolo su:  "Microstoria", n. 16 (mar.-apr. 2001) vd. qui sotto


carlo onofrio gori microstoria


Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.

Scocciante, ma necessario e doveroso "avviso ai naviganti": anonimi estensori della voce "Storia di Pistoia" su Wikipedia, hanno dal 2007 in poi ampiamente "saccheggiato", inserendoli pari-pari e senza virgolette in quella pagina (ed in particolare nei capitoli "La genesi", "La marcia su Roma" e "Gli irriducibili della Valtellina"), questi miei articoli sul fascismo pistoiese precedentemente comparsi sulla rivista "Microstoria": Carlo O. Gori, Figure del fascismo pistoiese. Una città che non seppe esprimere figure forti in "Microstoria", n. 16 (mar.-apr. 2001); Carlo O. Gori, La “marcia su Roma” di un fascio diviso. Pistoia presidio fascista sulla Porrettana, in "Microstoria",  n. 25 (set.-ott. 2002); Carlo O. Gori, Gli irriducibili fascisti pistoiesi della Valtellina. Le vicende di Giorgio Pisanò e degli altri fedelissimi del regime, in "Microstoria", n. 33 (gen.-feb. 2004) e successivamente riprodotti da me stesso sui miei siti web (marivan xoomer virgilio) e blog (historiablogori.splinder.it e goriblogstoria.blogspot.com). Li ringrazio per la fiducia, ma l'hanno fatto senza citare le fonti:  il sottoscritto, la rivista o i blog da cui essi li hanno tratti.   

Carlo O. Gori. Attualità e storia: riassetto amministrativo province toscane




1923-2013...Toscana: cartine e…riassetti amministrativi

(Una riflessione da post pubblicati sul mio diario Facebook) .
Qui di fianco la cartina della Toscana con le Province del 1923 ed accanto quella ipotizzata dal 2013.
1923: Firenze, Arezzo, Grosseto, Siena, Massa, Lucca, Pisa (grandissima), Livorno (piccolissima). In alto a destra., in rosso, quella parte di "Romagna Toscana" (prov. FI) che quell'anno venne deciso di passare alla prov. di Forlì in Emilia-Romagna.
Sotto la Provincia di Firenze nel 1924 (da cartina conservata nella Biblioteca Marucelliana di Firenze)
Le zone in colore diverso sono i Circondari all'interno della Provincia di Firenze che erano 3, quelli di: Pistoia, San Miniato, e Rocca San Casciano (quest'ultimo ceduto alla Prov. di Forlì).
Fabio Pacini: Successivamente,nel 1928, fu eretta ,come sappiamo,la provincia di Pistoia,includendo anche la Valdinievole da Lucca,venne annessa a Forlì la zona di Rocca san casciano e venne annessa a Pisa la parte delk territorio di san Miniato,ma non quella di Empoli. Una soluzione, al tempo,molto rispetttosa della storia e delle tendenze geoeconomiche delle varie parti: la cosidetta " Romagna granducale,già da sempre abitata da romagnoli gravitava su Forlì,la zona di San Miniato era da sempre pisana in quanto " naturalmente" ghibellina ( San Miniato era detta " al tedesco " in quanto sede del vicario imperiale in Toscana) e Pistoia meritava per vari motivi la sua provincia, già eretta dal Granduca negli stessi confini ( più Altopascio)
Carlo Onofrio Gori: Esatto, Fabio, non ho niente da aggiungere a quello che hai scritto, salvo, guardando la cartina della Toscana che ho postato un precedenza (o quella nella carta qui sotto piccola in basso a destra), che venne allargata, a spese di quella di Pisa, la Prov. di Livorno, già punita dal Granduca per la rivolta del 1848-49...
Fabio Pacini: E' verissimo, Carlo. La provincia di Livorno era piccolissima e mi sembra che giustamente il vasto territorio, storicamente pisano,venne suddiviso fra le due province. In quegli anni venne anche istituita la provincia di la Spezia,scorporandola da Genova.

                                                                        
                                



                                           (Carlo O. Gori)















Carlo O. Gori. Politica. 1967-69: “repubblica conciliare” pistoiese, prematura e discussa anticipazione del “compromesso storico"



Una Repubblica Conciliare nella Pistoia del 1967-'69


Il Presidente della Provincia di Pistoia, il socialista Vincenzo Nardi fino ad allora a capo di una giunta minoritaria di centrosinistra, aprì seduta del 17 dicembre 1968, con questa affermazione: “la dichiarazione programmatica che ho l'onore di fare è frutto della elaborazione di una commissione della DC, del PSU e del PCI”. Nasceva così ufficialmente la cosiddetta “repubblica conciliare” la cui portata, forse anche al di là delle stesse intenzioni dei protagonisti che indubbiamente ne intuivano l'eccezionalità, ebbe subito rilievo nazionale. Un esperimento politico, di lunga  gestazione e breve vita, clamoroso ed inconsueto per periodo in cui si svolse perché per la prima volta in Italia dal 1947, seppur a livello di governo locale, cadeva la pregiudiziale anticomunista e democristiani, comunisti e socialisti, tornavano a collaborare nella gestione della cosa pubblica. Si era nel clima della contestazione studentesca del ’68 ed alla vigilia dell’ “autunno caldo” operaio del ’69, ma tutti i maggiori quotidiani e periodici italiani, spesso con le loro migliori firme, come ad es. quella di Vittorio Gorresio su «La Stampa» di Torino, dovettero occuparsi anche di Pistoia che, come gran parte della “provincia” italiana, aveva fino ad allora vissuto in modo un po’ attutito gli echi delle grandi svolte che si andavano profilando in seguito ad eccezionali eventi di portata internazionale, non ultime le “aperture” giovannee del Concilio Vaticano II. In sostanza la città si trovò, forse suo malgrado, proiettata nel ruolo per lei inconsueto di “laboratorio politico”.
Infatti il discusso e singolare accordo pistoiese fu trovato soprattutto perché, nel pur positivo trend dell’economia locale negli anni che avevano fatto seguito al “miracolo” industriale italiano, incombevano due gravissimi problemi pratici: il più grave riguardava la SACA, cooperativa di trasporti pubblici nata a Pistoia nell'immediato dopoguerra e operante anche nelle province di Lucca, Massa e Firenze, dichiarata in procedura fallimentare per un forte dissesto finanziario dovuto ad un lungo e sfortunato contenzioso con la Lazzi; l’altro problema concerneva la più importante industria pistoiese, la Breda, il cui continuo stillicidio di personale faceva paventare la liquidazione, malgrado le Partecipazioni Statali ne avessero più volte promesso il rilancio. La positiva soluzione di questi problemi, visto il quadro politico locale, non poteva prescindere dalla governabilità di Comune e Provincia che poteva essere assicurata solo dall' impegno di un ampio arco di forze politiche.
Ma vediamo per sommi capi di riassumere la lunga e complessa vicenda. L'avvento dei governi di centrosinistra (DC-PSI-PSDI-PRI) ed il conseguente processo di unificazione socialista (PSI+PSDI) finì per mettere in crisi nel 1967, sotto la spinta dell' “uomo forte” della socialdemocrazia pistoiese, il potente on. Antonio Cariglia,  la tradizionale collaborazione fra PCI e PSI a livello locale. Caddero le giunte monocolori PCI (fino ad allora sostenute dall'esterno dal PSI) al comune (sindaco Corrado Gelli) ed alla provincia (presidente Luigi Nanni), ma mentre la prima venne poi salvata in extremis dagli stessi socialisti,  la giunta provinciale fu definitivamente affossata (11.9.67) e sostituita (25.9.67) da una giunta minoritaria di centro-sinistra capeggiata da Vincenzo Nardi. Il socialista Nardi, figura prestigiosa della Resistenza pistoiese ed integerrimo democratico, si rese ben presto conto di non poter governare se non facendo appello alla collaborazione del PCI, e dopo alterne vicende di scontri e lunghi mesi di trattative, il capogruppo Beragnoli, rispose (30.12.67) annunciando in consiglio il voto favorevole dei comunisti, vista la necessità di evitare la gestione commissariale,  avvertendo, però, che si aspettava in un futuro ravvicinato la costituzione di una “nuova maggioranza” di cui doveva far parte il suo partito. Ormai la giunta comunale comunista era condizionata dall'approvazione socialista, mentre la giunta provinciale di centro-sinistra era condizionata dall'approvazione comunista.
L'inedita intesa tra DC, PCI e PSU era praticamente avviata, anche se ufficialmente il patto non sarà sottoscritto che nel dicembre dell'anno successivo.
Una nuova crisi tuttavia sopravvenne nel corso del 1968, soprattutto in seguito agli effetti locali del cattivo esito elettorale del neonato Partito Socialista Unificato alle politiche di quell'anno, e dopo lunghe e complesse trattive si arrivò finalmente e ufficialmente alla  soluzione “conciliare” che vide il comune sostenuto dall'esterno dal PSU e dalla benevola astensione DC e la provincia di centrosinistra sostenuta dall'esterno dal PCI mediante il famoso “accordo programmatico” che impegnava i tre partiti a permanenti consultazioni ed ad una collaborazione qualificante volta alla difesa delle autonomie locali, dell'occupazione ed allo sviluppo economico provinciale. I principali effetti pratici di tali trattative ed accordi avevano nel frattempo già visto la felice conclusione della “questione SACA”, con il Consiglio provinciale promotore del Consorzio Pistoiese Trasporti-COPIT (costituito, inizialmente, da rappresentanti della Provincia e del Comune capoluogo) e successivamente vedranno l'avvio a definitiva soluzione della “vicenda Breda” con un nuovo stabilimento ed un ampio piano di sviluppo progettati e garantiti dalle Partecipazioni statali. Principali protagonisti dell'intesa e di questi suoi positivi risultati furono uomini di sincera fede democratica e di buona volontà come i DC Alberto Turco, Luciano Stanghellini, Vittorio Brachi, Florio Colomeiciuc, Angiolo Bianchi, Delio Chiti e Giovan Carlo Iozzelli, i comunisti Spartaco Beragnoli, Franco Monti, Vasco Mati, Luigi Filippini e Sergio Tesi, i socialisti Nardi e Luigi Franconi. La “repubblica conciliare” fu soprattutto un accordo politico-amministrativo e contingente, tuttavia si caricò strada facendo (o fu caricato principalmente a livello nazionale) di significati politici ben più ampi. In sede locale trovò il sostegno soprattutto dalla composita corrente dorotea della DC, ma venne fieramente avversato dalla destra di quel partito e dai fanfaniani. Anche l'ala carigliana del PSU, come, ovviamente, i liberali e le destre  ne furono strenui avversari paventandone il “contagio” a livello nazionale, mentre nelle ACLI e nell'area del dissenso cattolico (“Cineforum pistoiese”) ed a sinistra, nel PSIUP,  e perfino in parte della stessa base del PCI,  si vide nell'operazione  semplicemente un incontro di potere fra comunisti e cattolici.
Il direttore de “La Nazione” Enrico Mattei attaccò subito e con pervicacia  l' esperimento definendolo spregiativamente “repubblichetta conciliare”, appoggiato nella sua azione dalla stampa nazionale benpensante,  conservatrice e dal neofascista “Lo Specchio”. Anche il settimanale diocesano “La Vita”, criticando fermamente l'accordo e mortificando i cattolici che lo avevano voluto, non  brillò certo per spirito lungimirante, all'altezza delle “aperture” giovannee.
Si mossero invece a sostegno dell'iniziativa alcuni esponenti nazionali dei partiti coinvolti e giunsero a Pistoia i democristiani della corrente di “base” Galloni e Donat Cattin, i comunisti Modica e Napolitano ed il socialista Giolitti. Ben presto però l'avvento alla segreteria nazionale DC di Flaminio Piccoli (ossessionato da una possibile “spaccatura” della DC) e del fanfaniano Otello Verreschi a quella locale, determinarono la fine dell'esperienza “conciliare” pistoiese: i democristiani presenti in giunta furono via via isolati e sconfessati dal loro stesso partito e, dopo alcuni mesi di agonia, la “repubblica conciliare” pistoiese cessò quando, nella seduta del consiglio provinciale del 6 settembre 1969, a bilancio appena approvato, gli stessi furono costretti a rassegnare le dimissioni.
                                                                                                                                                                                                

       
                                



                  Carlo Onofrio Gori








Originale dell'articolo di Carlo Onofrio Gori, Questo compromesso non s’ha da fare , pubblicato sul n. 37 (lug.-ago.2004) di: “Microstoria”
  
Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.










Un nuovo mio blog: ho iniziato la pubblicazione nei giorni di Goriblogstoria360 che affianca questo Goriblogstoria.
Mentre qui si scrive di "storia e storie" pistoiesi e toscane, nel nuovo blog si affronterà, appunto, a "360 gradi", tutto il resto: ovviamente, con categorie "storiche", la  "storia" mediante  fatti e biografie a livello nazionale e internazionale, ma anche molti altri aspetti "culturali" e "politici", "attualità" non esclusa.
Ambedue questi blog sono ”figli” del vecchio e “glorioso” (visitato 58023 volte) historiablogori.splinder.com, che portava in sé tutte le suddette caratteristiche (storia “locale” e nazionale e internazionale ecc. ecc.) chiuso il 31 dicembre 2012 quando Splinder cessò l’attività. Oggi il vecchio e “fermo” blog è consultabile qui su Blogspot archiviato in historiablogori.archiviosplinder.blogspot.com e conta a tutt’oggi  ben 21546 visualizzazioni di pagine.
In Goriblostoria ed in Goriblogstoria360 ci saranno quindi vecchi e significativi articoli insieme a nuovi post; ci saranno meno riproduzioni di miei articoli apparsi su riviste in quanto, anche e soprattutto sotto i morsi di questa crisi economica, molti periodici, a quanto pare (a cominciare dal glorioso “Microstoria”) o hanno chiuso o stanno chiudendo.
Arrivederci a tutti quindi anche su Goriblogstoria360!

       

        
                    

                         Carlo O. Gori








mercoledì 10 ottobre 2012

Carlo O. Gori. Resistenza e Liberazione: Brasiliani a Pistoia (1944-1945)


Brasiliani a Pistoia  (1944-1945)


Non molti fuori città lo sanno, ma a Pistoia, alla deviazione della strada montalese presso il tabernacolo di Seiarcole, esiste un Sacrario Brasiliano, l’unico in Italia. 
Lo spazio, disegnato da Redig de Campos fra i filari di viti della campagna di San Rocco che a stento resiste all'avanzare delle costruzioni, ha oggi ben poco del Cimitero Militare come in effetti lo è stato fino al 1960 quando le spoglie dei caduti vennero - salvo una - portate in patria. Nessun cancello impedisce l’ingresso all’area ben curata in cui si alternano prati, giardini alberi di vario tipo, interrotti da un ampio viale che conduce ad un altare poggiante su un basamento cruciforme bianco, sovrastato da un alto padiglione che allude al calice liturgico, un altro padiglione sul lato destro ricorda una tenda militare, le sagome si stagliano di fronte ad una grande parete di pietra dove sono incisi i nomi dei caduti - alcuni di evidenti origini italiane - che si riflettono sull’acqua della lunga ed ampia vasca antistante. Il fuoco di un braciere che arde perennemente sullo sfondo suggestivo delle colline, che costituivano i primi contrafforti della Linea Gotica sembra ricordare i luoghi dove combatterono i soldati brasiliani. 
Desta curiosità pensare a dei brasiliani "guerrieri" nel freddo e nevoso inverno appenninico; nel nostro immaginario collettivo il Brasile, malgrado le innegabili contraddizioni sociali, evoca comunque sensazioni di allegria tropicale, sorge quindi la domanda sul perché il pacifico Brasile si unì agli Alleati nel 1944 nell'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale e quattrocentosessantacinque di questi ragazzi, che anche la televisione  alcuni anni fa nel ciclo di Combat-Film ci ha mostrato cantare e ballare con la vivacità che contraddistingue quel popolo, caddero in combattimento per la liberazione di un paese lontano dal loro e vennero sepolti a Pistoia. 
Il populista Getulio Vargas era al potere dal 1930 (lo sarà fino al 1954), con un golpe nel 1937 proclamò il corporativo Estado Novo e divenne dittatore. Il suo governo, una sorta di fascismo moderato, era in lotta contro i comunisti di Prestes a sinistra, ed a destra contro i fascisti "puri" del movimento integralista sostenuto da Germania e Italia. 
Quattro date preludono all’intervento brasiliano: il vertice interamericano del luglio 1940 all’Avana, che aveva sancito l'obbligo per i paesi aderenti ad affiancare chi fosse stato aggredito da potenze straniere, la rottura delle relazioni diplomatiche con Italia, Germania e Giappone nel gennaio 1942, la dichiarazione di guerra dell’agosto 1942 seguita all'affondamento di navi brasiliane da parte dei tedeschi e l’incontro di Natal del gennaio 1943 fra Roosevelt e Vargas che decise l’effettivo intervento brasiliano. In pratica la guerra a fianco degli alleati sancì il rafforzamento dei legami politici ed economici con gli USA e il formale ritorno al costituzionalismo liberale da parte di Vargas. 
Mentre la popolazione si mobilitava in vari modi per sostenere lo sforzo bellico, venticinquemila uomini saranno via via inquadrati nella Fôrça Expedicionária Brasileira (FEB) ed inviati in Italia.  Un serpente con in bocca la pipa - racconta lo scrittore Jô Soares - era il simbolo della FEB, la voce popolare diceva infatti che era più facile che un serpente fumasse che il Brasile scendesse in guerra, ma: "Poi il serpente fumò". E per i brasiliani fu guerra vera. 
La FEB, dotata di una propria forza aerea, sbarcò a Napoli nel luglio 1944 e dopo un periodo di addestramento a San Rossore, ebbe a metà settembre il pass dal comando statunitense inizialmente propenso ad utilizzarla come truppa di retrovia - per entrare in linea. In quel periodo i tedeschi - in Toscana erano appena state liberate Prato e Pistoia - si stavano attestando sulla Linea Gotica che da Massa, traversati i principali passi e monti dell’Appennino, scendeva lungo la Valle del Foglia fino all’Adriatico. Schierata il 15 settembre sul Litorale Tirrenico la FEB iniziò subito le operazioni che da Massarosa a Camaiore e poi per la Valle del Serchio la portarono a liberare numerose località della Garfagnana fino a Barga. Da segnalare già in questi frangenti gli scontri anche con reparti italiani delle quattro divisioni dell'esercito di Salò appena rientrate dall’ addestramento in Germania: tedeschi e americani avevano voluto provare le proprie "riserve", sul cui valore combattivo nutrivano non pochi dubbi. 
Stabilito il quartier generale Pistoia, la FEB venne, alla fine di ottobre, trasferita nella Valle del Reno. Con l’avanzare del fronte appenninico nell’ inverno 1944/45 la FEB colse importanti vittorie, in particolare vengono ricordate quelle di Monte Castello - posizione tenuta dai tedeschi che aveva fama di essere imprendibile - Castelnuovo, Montese, Zocca e, dopo lo sfondamento nella Pianura Padana, nell’aprile del 1945 quella di Fornovo, dove costrinse alla resa la 148.ma divisione tedesca e reparti delle divisioni fasciste Italia e Monterosa. 
La FEB proseguì poi la sua marcia fino al congiungimento con l’esercito francese a Susa. Il 30 aprile 1945, a Milano, nella parata della vittoria, anche un reparto della FEB sfilò insieme ad americani, inglesi, italiani del Gruppo di CombattimentoLegnano e partigiani. 
Ciò a suggello della buona prova militare che offrì la FEB in Italia, dove si distinse anche per la grande disponibilità alla collaborazione con le forze partigiane, per spirito cavalleresco verso il nemico vinto e per l’attenzione alla popolazione ed uno spirito umanitario non frequenti. 
A Pistoia i brasiliani hanno lasciato un bel Monumento ed un buon ricordo. Nella città toscana fino al rimpatrio funzionò il Quartier Generale di Retrovia dove erano concentrati i più importanti servizi della FEB: l’ Ospedale da Campo, l’Intendenza di Finanza in Piazza S. Lorenzo, il Magazzino in via dei Baroni, il Parco Auto, il Servizio Postale ed, in via Monte Sabotino, una grossa Stazione Radio in collegamento diretto col comando in Brasile. I pistoiesi rimasero subito incuriositi dal fatto che i reparti brasiliani, a differenza degli statunitensi a quel tempo ancora "segregati", fossero misti di bianchi e neri. I medici dell’Ospedale da Campo, che aveva sede in Piazza d’Armi , si prodigarono spesso anche per i cittadini e col tempo - come ci ricordò il compianto Miguel Pereira (reduce e per lunghi anni custode del Monumento e delle memorie FEB, oggi egregiamente curate dal figlio Mario) in una sua preziosa e toccante testimonianza - si alimentò un clima di affabilità, nacquero amicizie ed anche amori, in alcuni casi, come il suo, divenuti matrimoni. 
                                                            
                                                                         





                       Carlo Onofrio Gori

Originale dell'articolo ... C.O. Gori, E il serpente brasiliano fumò. Storia della Fôrça Expedicionária Brasileira e del suo cimitero pistoiese, in "Microstoria",a. 2, n. 8 (feb. 2000)    




                      Questo articolo è riproducibile avendo però cura di citare chiaramente autore e fonti.





Da "Il Tirreno"
Brasiliani amici di guerra
22 maggio 2000 —   pagina -1   sezione: Pistoia
PISTOIA. Oggi l'ambasciata del Brasile a Roma ricorda l'intervento della forza di spedizione brasiliana in Italia, durante la seconda guerra mondiale, che ebbe a Pistoia il suo quartier generale di retrovia. Quei soldati della "Fôrça  Brasileira" ebbero un ruolo di prima importanza nella campagnadi liberazione. Combatteronoda Massarosa a Barga e successivamente sull'Appennino modenese in scontri sanguinosi e vittoriosia Monte Castello, Castelnuovo, Montese, Zocca ed infine a Fornovo dove costrinsero alla resa una divisione tedesca. I brasiliani avevano a Pistoia un grande ospedale da campo, in piazza d'Armi, l'attuale piazza Resistenza, nel quale furono curati anche numerosi cittadini pistoiesi.In via dei Baroni avevano dislocato il magazzino, il parco auto e il servizio postale,mentre in via monteSabotino c'era una potente stazione radio in collegamentodiretto col comando del Brasile. L'intendenza di finanza l'avevano stabilita in piazza San Lorenzo. In città si fecero benvolere."I pistoiesi oltre che ammirati per le cure che ricevevano nell'ospedale militare di piazza d'Armi, furono incuriositi dal fatto che i reparti brasiliani, a differenza degli statunitensi ancora"segregati", fossero mistidi bianchi e neri". Lo testimonia Carlo Onofrio Gori, studioso di quelle vicende, invitato in tale veste all'incontro romano. Fra i soldati della Feb (Fôrça expedicionária brasileira) e i pistoiesi nacque un clima diamicizia e affabilità; ancheper questo i brasiliani hanno lasciato alla nostra città il bel monumento del sacrario ai propri caduti che si trova sulla strada montalese presso il tabernacolo di Searcole. (p.g.)




Tre libri su "come eravamo" Presentati a Gello dagli Amici di Pupigliana
15 marzo 2000 —   pagina -1   sezione: Pistoia
PISTOIA. "Per tenere sveglia la memoria": l'associazione "Amici di Pupigliana e della valle del Brandeglio", in collaborazione conla circoscrizione 5, ha fatto ascoltare, sabato scorso, nell'edificio delle ex scuole elementari di Gello, vecchie canzoni, poesie e brevi scenedi vita popolare. Nella stessa occasione sono stati presentati ufficialmente tre opuscoli di recente pubblicazione, tutti rivolti alla ricerca del come eravamo: "Un passato di sofferenze e miserie - è stato sottolineato - ma che sta alla radice del nostro attuale benessere". Primo testo, "Microstoria" presentato dal vicedirettore RobertoNiccolai. E' il "mensile di storia e storie" delle province di Firenze, Pistoia e Prato. La nostra città e il suo territorio sono rappresentati da ottimi servizi di vario argomento. Angela Bertini parla della manifattura serica pesciatina tra '700 e '88, mentre Carlo Onofrio Gori riporta alla memoria la divisione brasiliana che combatté sulla lineagotica nell'ultima guerra mondiale. "A Pistoia - osserva Carlo Onofrio Gori - i brasiliani hanno lasciato un bel monumento e un buon ricordo". Cinzia Beneforti ci offre, a sua volta, una pagina di letteratura discutendo di Gianna Manzini ed infine, a cura della cooperativa itinerari,si può leggere la storia dei ghiacciaioli del Reno, della riserva naturale di Pian degli Ontani e del museo d'arte sacra di Popiglio. Altro testo proposto è stato "Il metato", voce delle iniziative dell'associazione di Pupigliana e della valle del Brandeglio. Il breve opuscolo riporta le immagini di tutti i presepi che nell'ultimo Natale sono fioriti lungo la valle, ambientati in scenari naturalistici col saporedella fiaba. Infine, Andrea Ottanelli, direttore del centro pistoiese per l'emigrazione "Mario Olla" ha tenuto a battesimo la recente opera edita dalla Regione "Quaderni dell'emigrazione toscana". Pistoia, la sua montagna e la Valdinievole rivivono i tristi tempi degli emigranti negli scritti di Adriana Dadà, Gabriella Aschieri, Claudio Rosati,Andrea Ottanelli, Rossella Barni, Nicoletta Franchi, Roberto Niccolai, Barbara Beneforti, Giovanna Pierattini e David Rovai. Sono presenti anche Carlo Cassola e Francesco Guccini dei quali si riportanopagine rispettivamente da "Il taglio del bosco" e "Cronache epifaniche". 
Paolo Gestri                                      
              
                                                                               
Resumo. A história da Fôrça Expedicionária Brasileira na Itália (1944-1945) durante a Segunda Guerra Mundial, e particularmente, em sua Sede em  Pistoia, Toscana. 
Summary. The history of the Brazilian Expeditionary Force in Italy (1944-1945) during World War II, and particularly at its headquarters in Pistoia, Tuscany.  




A Mario Pereira, Simone Fagioli L'originale,  Emanuel Carfora, Filomena Pavese, Claudio Gerati, Fabio Panerai, Emiliano Nappini, Maria Lorello, Marcello Martini, Selma Sanches Gonzalez, Ivone Nasser Cruchaki, Durval Junior, Carlos Siqueira, Claudevan Melo Melo, Anna Frulli, piace questo elemento

domenica 9 settembre 2012

Carlo O. Gori. Resistenza e ...dintorni: 8 settembre 1944: riflessioni su una famosa foto pistoiese

8 settembre 1944: riflessioni su una famosa foto pistoiese tratta da "Combat film"

 Una famosa foto del settembre 1944…e ...Ricordi e Memoria. 1.
Ieri 8 settembre era la ricorrenza della data “ufficiale” della liberazione della città di Pistoia, ma non tutti sanno (o ammettono) che l’8 settembre è una data ampiamente “convenzionale” dato che già da alcuni giorni prima, dal 4-5 settembre (come ho a suo tempo scritto: vd. , Carlo Onofrio Gori, Guida ai monumenti delle memoria nel Comune di Pistoia, Pistoia, Edizioni del Comune di Pistoia, 2005) alcuni uomini appartenenti a due piccoli gruppi della formazione “Giustizia e Libertà”, (fra i quali Guido Petrocchi, nipote del lessicografo Policarpo, che a suo tempo mi ha riferito e documentato ciò, per filo e per segno…) eludendo i controlli delle pattuglie tedesche che sulle strade periferiche regolavano il flusso della loro ritirata (i fascisti “compromessi” se n’erano già andati in Valtellina dopo la liberazione di Roma nel giugno dello stesso anno) erano riusciti a penetrare nel centro storico semideserto a causa dello “sfollamento” ed a prendere possesso di Palazzo di Giano aspettando con impazienza l’arrivo degli Alleati che non si decidevano a giungere e che arrivarono (inizialmente una pattuglia in jeep) solo dopo che vennero avvertiti da un messaggero di quello sparuto gruppo di occupanti, appunto l’8 settembre, quando già stavano arrivando in centro altri nuclei partigiani (le famose foto dei partigiani liberatori - sulla sinistra della foto il comandante XII Zona Vincenzo Nardi - e della partigiane furono fatte ….dopo... a beneficio della Combat film Alleata).
Già a volte com’è diversa la realtà “vera” da quella “ufficiale”!
Stamani, domenica, mentre stavo facendo con lo spazzolone in mano, le faccende di casa (....già le faccio o di sabato e/o di domenica, quando tutti gli altri in giornate belle e calde come queste se se vanno al mare o in montagna, ma a me che ora sono pensionato e che posso andarvi in altri giorni, non va di condannarmi a far file sull'autostrada oppure di trovarmi, fitto-fitto, gomito a gomito con famigliole urlanti...) ci pensavo e m'è venuta in mente una cosa interessante, che forse a qualcuno che m'ha seguito qui o sul blog o sulle riviste o altro, nelle mie ricerche e/o divulgazioni storiche, forse potrà interessare. In sostanza molti, anche accademici, amici, mi consigliavano di riunire in volume i miei lavori (articoli per riviste, saggi, monografie, appunti per convegni, interviste tv, recensioni fatte o ricevute, blog, ecc. ecc.) di storia, soprattutto locale, ai quali dagli anni '90 in poi mi sono particolarmente dedicato. Prima dei '90 avevo scritto soprattutto sui movimenti politici e modestamente alcuni miei cataloghi "guidati" sono stati acquisiti fra i repertori nazionali e internazionali in materia (vd. su google, appunti blog et al.), ma questo é altro discorso. 
Ebbene dicevo, sulla spinta di quei suggerimenti stavo, cronologiamente in ordine di argomento, via via raccogliendo in una cartella del computer, , e sono a buon punto, nei momenti liberi dagli "scazzi" e corvée quotidiane, i miei scritti sui fatti, monumenti e personaggi pistoiesi e toscani con le relative note, ma mi sono reso conto che ciò non basta. Sono convinto che di vari fatti storici si sappia ufficialmente, quando va bene, il 55%-60% di quanto è realmente accaduto, ad a questo penso in parte di rimediare....cercando di alzare la percentuale di verità, mettendo nella progettata mia pubblicazione, in calce a ciascun articolo, oltre alle note, un mio breve commento: le difficoltà che ho trovato, i dinieghi i silenzi e gli eccessi di informazioni, i luoghi che ho "battuto", i documenti che ho potuto (o non potuto) vedere, gli articoli che avrei voluto, ma non ho potuto scrivere, chi ho intevistato (semmai con le iniziali... privacy ), cosa ho potuto con certezza dire e cosa forse potevo dire e non l'ho fatto perchè sono stato pregato di non dirlo per varie ragioni (editoriali, opportunità dei testimoni, mancanza di pezze d'appoggio certe e visibili) ecc. ecc.
Insomma, "Ricordi e Memoria", un backstage..."intuibile"....ma "controllato" (non ho i soldi né le voglia di affrontare defatiganti cause legali...)
Penso che visto che mi occupo di fatti e personaggi che vanno dal '400 in su, ma che quelli più interessanti riguardano personaggi dell'800 ma soprattutto del '900 come ad es. la fine, in parte "misteriosa" di Fedi, Ducceschi, noti, oppure, sempre ad es. quella "tutta misteriosa" del "misterioso" pistoiese della Valdinievole, Agenore Dolfi, dirigente comunista a livello internazionale (altrimenti detto "Vinio" o "Catena") che mise su la formazione partigiana poi denominata "Bozzi", senza niente tralasciare di quello che so riguardo ad altri personaggi di...”contorno” (???)
Già...ad esempio, il valoroso e leggendario Agenore Dolfi (nome nella clandestinità: "Vinio" o "Catena") funzionario medio-alto dell'Internazionale comunista (sciolta formalmente da Stalin durante la guerra), dirigente del movimento antifascista in Argentina, Francia e Italia, poi capo della segreteria provinciale clandestina del Pci e dirigente di quella che poi sarà chiamata la "Brigata Bozzi" . Non poisso fare a meno di anticipare qualcosa ora.
Agenore era sempre stato un comunista convinto, coraggioso e disciplinato, ma nel 1939 non aveva potuto sopportare il patto Stalin-Hitler....e lo aveva detto, nelle sedi "deputate"....ma lo aveva detto...forte. Quel che è certo è che durante la Resistenza non venne ucciso né dai fascisti, né dai tedeschi, secondo le versioni "ufficiali", ma nessuno nel partito l'ha mai celebrato granché e qui gatta....ci cova. L'amico storico Renato Risaliti su "La Nazione" Pistoia del 2008-05-01 ha scritto che venne "eliminato durante una ’passeggiata’ nei boschi del Montalbano dai suoi stessi compagni, ora tutti e quattro deceduti". I quattro in buona fede credettero di eliminarlo, secondo gli ordini ricevuti, per una giusta ragione...ma non era così....
In corso d'opera darò, su queste ed altre vicende, visto che non tutti oggigiorno leggono i libri, anche qualche anticipazione qui su FB e sul mio blog....e vediamo se ci sarà in giro un qualsivoglia “riscontro” e l'effetto che farà…                                         

                                                                               Carlo O. Gori



giovedì 19 luglio 2012

Carlo O. Gori. Dopoguerra. L'attentato a Togliatti: quel luglio 1948 in Toscana


Toscana: luglio 1948 

Sessant’anni fa alle 11,30 del 14 luglio 1948, a Roma, poco fuori Montecitorio, uno studente siciliano di destra, Antonio Pallante, sparava al segretario del partito comunista Palmiro Togliatti, ferendolo gravemente.
Il giornale radio delle 13 diffonde la notizia e subito l’Italia viene scossa dal più grande sciopero generale politico della sua storia, scoppiato ovunque in modo spontaneo e caratterizzato da gravissimi disordini.
Nel pomeriggio la Direzione del PCI chiederà in un comunicato le dimissioni del governo “della discordia, della fame e della guerra civile”, mentre solo alle 24 la maggioranza socialcomunista della CGIL prenderà atto della situazione proclamando ufficialmente lo sciopero.
Che ruolo svolse la “rossa” Toscana in quelle “calde” giornate di metà luglio 1948? Certamente di primo piano se Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata è generalmente considerato il luogo in cui avvenne il più clamoroso episodio di rivolta nel Paese e se, viceversa, ad un toscano, il “bianco” Gino Bartali, molti attribuiscono il merito di aver decisamente contribuito a far sbollire la tensione attirando l’attenzione degli sportivi di qualsiasi colore politico sulle sue insperate vittoriose performances al Tour de France. Per i più giovani è giusto ricordare che allora circolavano poche auto e moltissime biciclette ed anche per questo il ciclismo contendeva al calcio il primato di sport più popolare, mentre il Tour, che allora si correva per squadre nazionali  era, come oggi, la corsa a tappe più prestigiosa al mondo.
Ma al di là di queste due note e spesso enfatizzate vicende, cosa accadde? Per comprendere meglio anche quel che avvenne in Toscana occorre premettere che l’attentato fu indubbiamente il prodotto delle tensioni politiche che avevano segnato una campagna elettorale di eccezionale asprezza, condotta dalla DC e dalla Chiesa nel segno di una “crociata” anticomunista e conclusasi il 18 aprile con la sconfitta del Fronte Popolare. Sentimenti di esasperazione e frustrazione tuttavia erano già presenti nella sinistra a causa della difficile situazione economica e per altri avvenimenti politici: “Resistenza tradita”, rottura del fronte antifascista ed espulsione dei social-comunisti dal governo, ecc. In questo quadro poco rassicurante il militante comunista , ricordando la strage di Portella delle Ginestre del 1° maggio 1947, pensa subito che l’attentato al suo indiscusso e prestigioso leader, molto stimato da Stalin, sia preludio ad una sorta di golpe governativo, ispirato dagli USA e dai circoli clerico-reazionari, mirante a mettere fuorilegge il PCI. Ecco che allora in quel luglio, nei centri di più forte tradizione resistenziale, al Nord come in Toscana, senza aspettare ordini da Roma, la gestione della crisi viene assunta da una sorta di “partito parallelo” guidato dagli ex-partigiani che sostanzialmente non avevano disarmato. Un’organizzazione, la cui esistenza fu poi ammessa da vari dirigenti del PCI, preposta a difendere il partito e le libertà democratiche, ma che per un incontrollabile “eccesso di risposta”, avrebbe anche potuto assumere un ruolo rivoluzionario. Del resto si è poi saputo che anche nel fronte opposto esistevano gruppi clandestini addestrati per entrare in azione in caso di una rivoluzione comunista o di una invasione sovietica.
In quei giorni su tutte le strade toscane sorgono posti di blocco presidiati dai dimostranti e si può circolare solo col lasciapassare delle organizzazioni contadine ed operaie come ad es. succede a Colle Val d’Elsa all’ordinario militare mons. Ferrero di Cavallerleone: “Tutti i passeggeri sono stati obbligati a scendere e condotti alla locale Camera del Lavoro. Qui l’ordinario militare è stato riconosciuto da un capitano dei carabinieri e subito rilasciato…[poi] è stato fermato un’altra volta a Volterra ma è stato fatto ripartire subito.” Si evince inoltre, da questa cronaca de “La Nazione” del 17.7, che forze dell’ordine, laddove non hanno uomini e mezzi per contrastare i dimostranti… si adeguano. Si verificano anche casi di fraternizzazione come accade a Siena dove tre autoblindo della polizia cercano di affrontare i circa 400 dimostranti che assediano il Monte dei Paschi: ad un tratto esce dalla torretta un agente che si qualifica come ex-partigiano lombardo e chiede come comportarsi ai dirigenti comunisti presenti. I blindati in quel caso verranno ritirati, ma pochi giorni dopo quel poliziotto sarà prima picchiato dai colleghi, poi sottoposto a procedimento disciplinare e congedato. In altri frangenti e con varie modalità si cerca di neutralizzare le forze dell’ordine, scriverà infatti “L’Unità” del 20.7: “a Firenze le forze di polizia sono rimaste consegnate nelle caserme”, mentre a Prato “la polizia [che] aveva proceduto all’arresto di due operai … poi è stata costretta a rilasciarli dietro la pressione …delle masse popolari sulla caserma [e] non è più intervenuta”. Anche ad Arezzo i manifestanti impongono la liberazione dal carcere di alcuni attivisti arrestati nei mesi precedenti durante manifestazioni, scioperi e occupazioni di fabbriche e lo stesso accade nella “bianca” Lucca dove, nota “L’Unità” del 21.7 “Tanto il Prefetto, come il Questore … aderivano al rilascio dei lavoratori in arresto arbitrario”. Laddove non è possibile fraternizzare o neutralizzare si hanno scontri aperti come avviene, in frangenti diversi da quelli ricordati, nella stessa Siena, oppure a Certaldo, dove i carabinieri respingono un assalto alla loro caserma, mentre a Livorno gruppi di manifestanti sparano alle camionette della Celere nei pressi del monumento dei Quattro Mori, dove muore in circostanze mai chiarite l'operaio disoccupato Corrado Neri, e lungo la ferrovia per Vada. 
Particolarmente gravi gli incidenti nella città labronica: in piazza della Repubblica una colonna preceduta da due carabinieri in motocicletta e seguita da un’autoblindo e dai camion della Celere viene bloccata dai dimostranti che saltano addosso ai carabinieri e danno fuoco alla motocicletta; poco prima in via De Larderel era stato accoltellato ed ucciso il poliziotto Giorgio Lanzi: per ironia della sorte si era arruolato nel 1945 dopo avere combattuto come partigiano durante la Resistenza ed era uno dei pochi agenti iscritti al PCI non ancora “epurati” da Scelba.
Nelle campagne toscane le leghe di mezzadri e braccianti in lotta per la stipula di nuovi patti agrari, approfittano della situazione per occupare le aziende e trattare “da pari a pari” col padronato. Per tutti un caso emblematico, quello accaduto nella zona di Montepulciano all'agrario Giuseppe Mucciarelli la cui villa viene invasa da una folta delegazione che chiede la revisione dell'accordo sulla divisione dei cereali: il Mucciarelli cerca inutilmente di imporsi, poi telefona al maresciallo dei carabinieri invocando soccorso, ma quest’ultimo gli risponde che, con quello che sta succedendo in giro, non ci pensa neppure a mandare i suoi uomini per quella che ora gli appare come una normale trattativa sindacale, per cui, alla fine, il Mucciarelli si rassegna a firmare l'accordo.
Se questo accade nelle aziende agricole, nei centri urbani grandi e piccoli le sedi confindustriali o “clerico-fasciste” sono sotto assedio un po’ ovunque. 
Ad esempio “La Nazione” del 17 luglio riporta che a Pistoia nella “sede della DC, in via de’ Rossi. I locali venivano messi a soqquadro e le carte incendiate sulla via” e mentre a Piombino “Le sedi della Dc e dell' Azione cattolica sono distrutte”, a Pontassieve viene devastata la sezione delle ACLI. 
Se ad Arezzo i dimostranti riescono a distruggere solo i giornali murali posti “dinanzi alla sede della DC”, a Firenze un gruppo di manifestanti irrompe nei locali dell' Associazione industriali, mettendoli a soqquadro e distruggendo “arredi, macchine e attrezzature”, mentre un altro gruppo assalta in via de' Servi la sede del MSI: “Gli uffici …vengono devastati, molto materiale viene portato via, a cominciare dagli elenchi degli iscritti, poi i locali vengono dati alle fiamme”. 
Del resto un po’ in tutta la regione i fascisti o presunti tali e i loro familiari sono praticamente costretti agli arresti domiciliari; a Pisa esce invece di casa, e suo malgrado, uno studente universitario ventenne, Vittorio Ferri, iscritto al MSI che viene ucciso dai dimostranti. Alcune fonti assicurano che, desiderando emulare il gesto di Pallante, si impadronisse di una carrozza di piazza lasciata incustodita e sparasse sulla folla che in p.za Cavalieri stava assistendo al comizio del sindacato, mentre altre fonti asseriscono salisse sulla carozza per sfuggire ad alcuni manifestanti che in una strada adiacente l’avevano riconosciuto e inseguito.
Dunque mai come in quelle giornate in Toscana, come nel resto del Paese, il “segno” che avrebbe fatalmente aperto scenari greci fu più volte sul punto di esser passato (forze contrapposte spingevano per situazioni di “non ritorno”), ma alla fine il buonsenso prevalse: informali contatti fra governo e sinistra chiarirono che non c’era nessuna intenzione di effettuare un golpe anticomunista, mentre da parte della direzione nazionale del PCI, anche su indicazione di Togliatti, le cui condizioni andavano migliorando, si assicurò che si sarebbe fatto tutto il possibile per riportare la situazione nella legalità. Del resto l’ambasciata sovietica era stata subito chiara con i dirigenti comunisti: in caso di rivolta nessun aiuto sarebbe potuto venire da Stalin. Gli accordi di Yalta sulla spartizione dell’Europa avrebbero infatti “funzionato”, pena lo scatenarsi di un terzo conflitto mondiale, per tutta la durata del confronto Usa-Urss.
Il 16 luglio, alle ore 12, lo sciopero generale termina: “il via”, tanto atteso da gran parte della base del PCI, non c’è stato, né ragionevolmente ci poteva essere, ed anche nella nostra regione il Centro del partito, con l’invio da Roma di noti dirigenti toscani come Ilio Barontini, Alfredo Scappini, Vittorio Bardini, ecc., può, seppur faticosamente, far “rientrare” la situazione.
Il PCI esce da questa dura prova politicamente indebolito: mentre De Gasperi e Scelba rimangono, rafforzati, al loro posto, all’interno della CGIL i democristiani avviano la scissione e nel PSI le correnti autonomiste riprendono fiato.
Resta aperta la questione della rivolta di Abbadia S. Salvatore dove, com’è noto, i dimostranti avevano assediato la strategica centrale telefonica e dove erano stati uccisi due poliziotti. Situazione che registrerà un ulteriore tragico strascico il 18 luglio in via di Città a Siena quando, in occasione dei funerali degli agenti uccisi, morirà il capolega della Federterra Severino Meiattini. Ma nel caso dell’Amiata, come ha notato Anna Rita Gori nel n. 54 di “Microstoria”, “l’arrivo massiccio della polizia e la conseguente fuga in montagna di molti dimostranti segnarono il punto di non ritorno della vicenda” che, al di là dell’oggettiva gravità dei fatti, fu però strumentalizzata da Scelba per accreditare lo schema: “Pci = pericolo per la democrazia” e scatenare una reazione che servisse da monito per il futuro. Tra le varie sommosse esplose in quel luglio in Italia il ministro degli Interni scelse proprio quella amiatina perché passare al setaccio ed imporre il silenzio ad un’intera popolazione era operazione più semplice da effettuare in un paese isolato a 800 metri d'altezza, che invece in una grande città, come ad es. Genova dove, come ad Abbadia, era intervenuto anche l’esercito, ma forse si era passato ben di più “il segno”.
Forse non si saprà mai con certezza se l'attentato fu, come appare, solo il gesto di un esaltato o se invece può esser annoverato fra i primi episodi di quella che poi verrà definita “strategia della tensione”, mirante, in questo caso, a provocare una violenta reazione della base della sinistra per individuarne le avanguardie, saggiarne la pericolosità, ed aggiornare le strategie governative. Quel che è certo è che alla fine di quelle giornate si registreranno 16 morti e alcune centinaia di feriti; entro la metà di agosto verranno eseguiti 7mila tra arresti e denunce che si protrarranno poi anche per tutta la prima metà degli anni ‘50. Il bilancio di un biennio di repressione verrà elencato da Pietro Secchia in Senato nell'ottobre del 1951: 62 lavoratori uccisi, più di 3.000 feriti, oltre 90.000 arrestati e circa 20.000 condanne, per 7.598 anni di carcere complessivi.
Il “popolo della sinistra” dovrà attendere il luglio 1960 per tornare da protagonista sulle piazze italiane con le grandi manifestazioni antifasciste che provocarono la caduta del governo del dc Tambroni appoggiato dal MSI.
                                                                      
                              Carlo Onofrio Gori









Tratto dell'articolo:
Carlo Onofrio Gori, 1948, “Gl'hanno sparato a Togliatti”. Le reazioni in Toscana all'attentato al leader comunista tra spinte rivoluzionarie e ritorno all'ordine, in “Microstoria” , n. 58 (ott.-dic. 2008)
                                                                           
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