
...Storia e storie...personaggi, fatti e monumenti fra Pistoia, Toscana e...oltre, negli scritti di Carlo Onofrio Gori in parte già postati su Historiablogori.splinder.com/ (ora chiuso ed in archivio) e sul nuovo Goriblogstoria360. Questo sito non utilizza cookie ma altri siti o web server esterni collegati potrebbero utilizzarli. Proseguendo nell'uso del sito acconsenti all’eventuale uso dei cookie.
giovedì 25 aprile 2013
sabato 20 aprile 2013
C.O. Gori. Storia. Economia ed associazionismo. Articolo introduttivo ad un mio libro del 2003 per il 50° della CNA pistoiese
Questa mattina nella Sala Maggiore del Palazzo
Comunale di Pistoia la CNA festeggerà i suoi 60 anni ed in tale occasione verrà
presentato anche un libro, dal titolo "Insieme per Crescere", scritto
da Fabio Fondatori e curato da Fabio De Poli, Alberto Cipriani e Andrea
Ottanelli, che ripercorre le vicende della Cna in particolare, dal 2003 al 2013,
a stare a quanto ho letto ieri dalla cronaca di Pistoia dei due principali quotidiani
toscani “La Nazione” ed “Il Tirreno”.
Non ho ancora visto il volume di Fondatori, ma penso, senza alcuna
presunzione, sia un po’ la continuazione del libro che scrissi, su incarico
della CNA, per la storia dei cinquant’anni dell’Associazione nel 2003 dal
titolo: La CNA e gli imprenditori
artigiani. Documenti e appunti per una storia pistoiese. In effetti l’amico
Sergio Giusti, Direttore Cna, qualche anno dopo la pubblicazione di questa mia “fatica”
mi aveva proposto di curare una pubblicazione che prendesse in esame gli anni
successivi dell’Associazione, proposta che purtroppo dovetti declinare per
precedenti impegni presi.
A
questa benemerita Associazione sono particolarmente affezionato perché vi
lavorai, trovandomici bene (la lasciai solo per altre scelte elettive,
volendomi occupare, come poi ho fatto, di istituti culturali) in tempi lontani,
dal 1974 al 1976, quando i due principali dirigenti erano Sergio Cipriani ed
Aldemaro Gori, ed occupandomi come tributarista (mestiere che oggi ho
completamente dimenticato!) insieme al compianto amico Giuseppe Bianchi degli
uffici di Pescia, Montale e Quarrata.
Ecco
perché, facendo i migliori auguri all’Associazione per il suo Sessantesimo
anniversario ed alla nuova pubblicazione che lo accompagna, colgo l’occasione
per ripubblicare qui (dopo averlo fatto anche sul mio precedente blog historiablogori.splinder.com,
tutt’ora leggibile “in archivio” sul web) un articolo che pubblicai per la
rivista “Microstoria” e che essenzialmente costituiva anche l’introduzione al mio
sudetto libro pubblicato in occasione del Cinquantenario 1953-2003 aggiungendo in immagine, articoli uscit in quell'occasione su "La Nazione" ed "Il Tirreno".
“La
CNA pistoiese, festeggia quest'anno il Cinquantenario della sua fondazione, fra
breve, su questo importante anniversario verrà pubblicato un nostro libro che
ripercorrerà i momenti salienti della storia di questa associazione, questo
articolo ne è l’introduzione.
Era
infatti l'aprile 1953 quando alcuni artigiani, il giorno 19, si riunirono in
uno stanzino della Corale Mabellini in via della Madonna e
"...raccogliendo l'appello della Confederazione Nazionale
dell'Artigianato", costituirono "L'Artigianato Pistoiese" ed
elessero il primo Consiglio Direttivo composto da: Bruno Valiani, falegname,
Presidente; Venos Buscioni, sarto; Aldino Salvestrini, fonditore; Vittorio
Mazzei, parrucchiere per signora; Renato Mori, meccanico; Nello Biagini,
tornitore in legno; Gino Cappellini, tappezziere; Fabio Favelli, barbiere; Gino
Susini, falegname; Santo Fioravante, verniciatore in pelle; Guglielmo Otello,
sarto; Mario Innocenti, falegname; Silvano Giovannetti, meccanico; Ovidio
Trinci, falegname; Enrico Chiavacci, staderaio.
Questa
scelta trovava i suoi concreti presupposti in un altro atto dell'anno
precedente quando, per iniziativa di un gruppo di cittadini composto da
artigiani, commercianti e coltivatori diretti, si era costituita la Mutua
"L'Unitaria". Fino a ad allora gli artigiani pistoiesi erano stati
rappresentati unicamente dalla Confederazione Generale dell'Artigianato, oggi
meglio nota come Confartigianato, la cui sede era allora in Piazza Garibaldi
nello stesso edificio dell'associazione degli industriali.
L'
”Artigianato Pistoiese” aderente alla CNA, nacque dunque da una scissione “da
sinistra” nel pieno dei duri anni della ricostruzione e della “guerra fredda”,
anni contrassegnati anche in Italia da aspri conflitti sociali e rigide e
fideistiche contrapposizioni politiche. Non a caso proprio il 1953 è ricordato,
tra l'altro, come l'anno della cosiddetta “legge truffa”, in sostanza un
“premio” in seggi per la coalizione governativa guidata dal democristiano De
Gasperi che solo per pochi voti non poté scattare nelle elezioni del giugno. Fu
dunque per semplici motivi di “obbedienza” politica ai partiti di sinistra e
per meri fini elettoralistici, come sostenne allora la Confartigianato nel suo
bollettino, che nacque la CNA pistoiese? Mario Innocenti, l'unico in vita del
piccolo gruppo dei fondatori, ha dato recentemente questa risposta: “Noi
artigiani, per ovvi motivi politici, ma non solo, non ci sentivamo
rappresentati in modo adeguato dalla Confartigianato e quindi pensammo di
fondare la Cna con la speranza di ottenere qualcosa in più, soprattutto dal
punto di vista dei diritti.” Infatti in quel periodo in Toscana in conseguenza,
delle modificazioni intervenute nel tessuto economico del Paese anche le
categorie artigiane stavano subendo una trasformazione strutturale. Dalla
disgregazione dell'economia contadina, stava nascendo il nuovo artigianato e
quella piccola industria che hanno poi caratterizzato l'economia provinciale.
Dalle fabbriche tessili di Prato venivano nel contempo espulsi a centinaia i
tessitori, ampliando a dismisura quel fenomeno delle lavorazioni conto terzi
presto dilagate in tanti altri settori, nell'abbigliamento anzitutto, ma anche
nella meccanica, nel mobile, nel calzaturiero. Per i fondatori del CNA, in
questo universo che cambiava, la linea dominante dell'allora Confederazione
Generale dell'Artigianato, non forniva una risposta esauriente alle aspettative
delle categorie artigiane perché inserita in una strategia che optava per una
lotta corporativa separata da una lotta sindacale veramente democratica capace
di vedere i problemi di tutti, di capire la società nel suo complesso e quindi
di far crescere l'artigianato insieme a tutto il Paese. Veniva inoltre
rimproverata alla Confartigianato una politica di alleanza con la Confindustria
e con i partiti governativi segnata da un paternalismo che fino ad allora non
aveva risolto i problemi degli artigiani: in primo luogo l'istituzione
dell'albo che finalmente avrebbe riconosciuto i doveri, ma anche i diritti, le
peculiarità e le esigenze di questa categoria, poi la necessità impellente di
una tutela sanitaria e pensionistica ed infine, ma soprattutto, la volontà di
non esser tagliati fuori dai processi economici e sociali di ricostruzione del
Paese.
La
Cna pistoiese nasce quindi dalla consapevolezza che gli artigiani non potevano
aspettarsi tutto questo, se rimanevano nel chiuso della loro
"bottega" e nelle condizioni di marginalità in cui era nato ed era
inizialmente cresciuto il fenomeno "artigianato" nel dopoguerra.
Subire una politica fatta di concessioni paternalistiche inoltre avrebbe
comportato nel medio e nel lungo periodo la paralisi dell'artigianato stesso e
dell'economia delle zone ormai caratterizzate dalla determinante presenza
artigiana come Agliana e Montale (tessile), Quarrata (mobile e tessile),
Monsummano (calzature), Larciano (scope), Pistoia (abbigliamento, meccanica
ecc.), la Montagna (meccanica). La CNA intraprende quindi la linea di un
diretto e deciso intervento sui problemi della categoria ed è dagli anni in cui
il Paese si avvia verso il cosiddetto “boom economico”, che l'Associazione,
comincia a riscuotere sempre maggiori adesioni che le permettono da un lato di
estendere il gruppo dirigente artigiano e dall'altro di stabilizzare ed
allargare lo staff dei funzionari. Non vi erano più zone che noti venissero
"toccate" dal CNA che in questo periodo apre uffici o recapiti a
Montecatini, Pescia, Larciano, Lamporecchio Agliana, Quarrata, Ponte
Buggianese, intanto, mentre a livello territoriale si formavano i comitati
comunali, cominciavano anche a
costituirsi le organizzazioni “verticali” di mestiere.
Sergio
Cipriani, segretario del Cna dal 1958 al 1975, così descrive quel periodo “i
nostri rappresentanti andavano bottega per bottega …fu soprattutto con le
grandi iniziative di alcune categorie che conquistammo una larga maggioranza
fra gli artigiani..I tessitori ad esempio fermarono i telai per oltre venti
giorni…Altre grandi iniziative, quali quella degli autotrasportatori, degli
acconciatori, degli idraulici e di altri ampliarono la nostra associazione”.
Lotte combattute e vinte, incomprese inizialmente dai dirigenti di altre
organizzazioni, che hanno segnato, come quelle dei tessili, il destino dell'
economia di intere zone “perché – come ricordava Rossana Paccagnini - dare al tessitori
una tariffa più giusta ha voluto dire lavoro, respiro e sviluppo per
l'edilizia, per il commercio, per altre attività produttive, per le
professioni, per le finanze comunali di gran parte della provincia.”
Intanto,
altro segno del consolidamento del CNA pistoiese, nel 1963 l'associazione si
era spostata, da via Del Duca, nei
locali, acquistati, di via della Madonna n. 33, per lungo tempo sede “storica”
dell' “Artigianato Pistoiese”. Molti ricordano le cronache della stampa locale
di quegli anni contrassegnate da
un'aspra polemica fra le associazioni artigiane di “via della Madonna” (CNA) e
Piazza Garibaldi (Confartigianato), soprattutto in occasione di manifestazioni
sindacali o delle elezioni per l'Albo (CPA) e la Cassa Mutua, una contrapposizione
che, malgrado gli appelli della CNA a trovare l'unità degli artigiani sui
problemi concreti, comincerà faticosamente a ricomporsi solo a partire dal 1971
con la prima lotta unitaria nella provincia, per arrivare nel corso degli anni
a sempre maggiori intese come, ma solo per citarne una, quella attuale sul
credito alle imprese (Artigiancredito).
Ma
torniamo alla Pistoia degli anni Settanta che sono quelli in cui , anche in
coincidenza con il mutamento in senso democratico del Paese (ad es. vengono
varate le Regioni), si creano i presupposti dell'artigianato e
dell'associazione odierna. E' nel giugno del 1970 che intanto verrà finalmente
modificata la legge per la CPA: il Presidente della Commissione dovrà comunque
essere un artigiano eletto dalla categoria e cesserà così, anche sotto questo
profilo, la abnorme situazione in atto da diversi anni a Pistoia che vedeva
alla massima carica rappresentativa dell'Artigianato una persona nominata dal
Prefetto. In questo organismo, come nella Cassa Mutua, la CNA pistoiese
conquisterà poi, a partire dalle elezioni artigiane di quegli anni, una solida
maggioranza.
L'associazione
poi, il 16 luglio 1971, da vita al patronato Epasa, mentre sul piano dei
servizi di consulenza tributaria, gestionale ed amministrativa, qualche anno
dopo, costituisce il Centro Servizi per l'Artigianato dove, tra l'altro
iniziano “a farsi le ossa” molti funzionari dell'attuale quadro dirigente.
Nascono anche i consorzi tra imprese (la SPAR, per gli autotrasportatori, il
CLAP per le lavanderie, il CAIAP per gli idraulici, ecc.) per facilitare gli
acquisti di materie prime e per acquisire i lavori più grandi; quel sistema
esiste ancora oggi ed è un valido punto di riferimento per tutta l'economia. Lo
sviluppo industriale impone in questo periodo anche alle imprese artigiane
nuovi ed adeguati spazi per lavorare e per produrre così a Pistoia viene creata
la zona industriale di S. Agostino dove, in via Fermi, la CNA costruirà la sua nuova nella quale,dal
5 giugno 1978, trasferirà gli uffici; sempre in questo anno verrà istituito,
con le caratteristiche che in parte oggi conosciamo, il Servizio Sanitario
Nazionale ed in esso confluirà la Cassa Mutua degli artigiani che si era
distinta per un alto livello di organizzazione, servizi e strutture.
Soffermarsi
sulla storia dell'associazione e dell'artigianato a Pistoia negli ultimi
vent'anni ci porterebbe a seguire un lungo percorso che si snoda nella cronaca
più recente.
A
grandi linee rileviamo che gli anni Ottanta costituiscono il periodo della
qualificazione per lo sviluppo delle imprese, si investe in formazione
imprenditoriale, in iniziative collettive di promozione e valorizzazione
commerciale dell'artigianato e l'associazione si adegua alle nuove esigenze
delle imprese artigiane che crescono e necessitano di servizi e consulenze
adeguate. Gli anni Novanta, segnati dall'informatica, vedono il diffondersi di
una nuova cultura imprenditoriale, il sistema dell'artigianato e delle piccole
imprese entra sempre più sui mercati esteri,
l'associazione affronta anche i temi internazionali promovendo anche la
nascita di consorzi per l'esportazione.
In
sostanza tutto un mondo che appare oggi cambiato rispetto a quel 19 aprile
1953, ma "Oggi, come allora - come
ha recentemente affermato il Presidente Rinaldo Incerpi - la Cna è fatta di di donne e uomini che con
la loro passione e la loro intelligenza, ogni giorno, si confrontano con
problemi e prospettive nuove avendo nel cuore e nella testa la cultura del
lavoro quale valore essenziale per la costruzione di una società più
giusta".
Cinquanta
anni ben portati per la CNA pistoiese!”
Tratto dall'articolo: C.O. Gori, I cinquant’anni della CNA di Pistoia. La lunga marcia di un’associazione di categoria forgiata nello spirito della Ricostruzione, in "Microstoria, n. 31 (set.-ott. 2003).
Attenzione: il post di questo blog e questi articoli sono riproducibili parzialmente o totalmente solo previo consenso o citazione esplicita dell'autore e del sito web e/o rivista.
Attenzione: il post di questo blog e questi articoli sono riproducibili parzialmente o totalmente solo previo consenso o citazione esplicita dell'autore e del sito web e/o rivista.
venerdì 19 aprile 2013
Carlo O. Gori. Policarpo Petrocchi. 3. Official site 2007
Policarpo
Petrocchi - official site 2007
Il
progetto. Importanti iniziative hanno in questi ultimi anni opportunamente
riproposto all'attenzione degli studiosi italiani ed alla memoria e sensibilità
dei pistoiesi la figura di un loro concittadino illustre, Policarpo Petrocchi.Eminente
lessicografo, linguista, letterato, impareggiabile docente, nonché autore del
celebre Novo dizionario sul quale generazioni di italiani si addestrarono per
lunghi anni a scrivere e parlare una lingua comune, Petrocchi nacque a Castello
di Cireglio nel 1852, operò fra Milano e Roma e precocemente scomparve nel
1902.La
Società Onore e Lavoro, fondata da Policarpo nel 1880 ed oggi guidata dal
nipote Guido Petrocchi, unitamente ad alcuni studiosi, fra i quali ricordiamo
Ferdinando Tempesti e Luciano Bruschi, purtroppo in seguito scomparsi, ed
Andrea Ottanelli, furono, a partire dalla memorabile Giornata di studi del 19
ottobre 1996, in prima fila nell'impegno per la conoscenza e la valorizzazione
della personalità e dell'opera dell'illustre lessicografo. In tali,
ormai decennali e benemerite, iniziative stretta e fattiva è stata la
collaborazione degli studiosi con l'Amministrazione comunale di Pistoia,
ampiamente evidenziatasi nelle numerose ed autorevoli Celebrazioni promosse nel
2002 per il centocinquantesimo anniversario della nascita e per il centesimo
anniversario della morte di Policarpo. Di
quelle manifestazioni, culminate nell'importante Convegno nazionale del
dicembre di quell'anno dal titolo In onore di Policarpo Petrocchi, a cui
presero parte linguisti, storici e studiosi come Enrico Ghidetti, Paola Manni,
Gianni A. Papini, Giorgio Petracchi, Gianluca Chelucci, Andrea Fusari, Andrea
Ottanelli, Carlo O. Gori, resta tangibile memoria nella recente e bella
pubblicazione, per i tipi de Gli Ori, degli Atti del convegno di studi, curata
da Andrea Ottanelli e Carlo O. Gori che, con Guido Petrocchi, ebbero parte
attiva nell'organizzazione di quell'evento culturale. L'impegno
per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio petrocchiano da parte del
Comune e della Provincia di Pistoia, ed in particolare della Biblioteca
Forteguerriana, che, com'è noto, conserva libri e documenti dell'illustre
concittadino, tuttavia non si è certamente concluso con le manifestazioni del
2002 continua infatti con questo progetto finanziato dall'Unione Europea e
promosso dal dirigente del settore cultura Maurizio Vivarelli, orientato a
mettere in rilievo le reti di legami che intercorrono tra le attività di natura
più propriamente storico-linguistica inerenti Policarpo ed il campo, ampio e
complesso delle tradizioni, ed in particolare delle tradizioni popolari. Si punta
da un lato, inserendo sul web immagini e scritti, di fornire alla figura di
Petrocchi e ad alcune sue opere una tangibile e "globale" visibilità,
oggi offerta soprattutto da Internet, mentre dall'altro lato si tratta di
promuovere un intervento di più ampio respiro, peraltro già avviato, che come
prima fase punta sulla complessiva riqualificazione urbana di Castello di
Cireglio. E'
infatti noto che la fama Policarpo Petrocchi, oltre che all'attività di
letterato, fu dovuta anche alla sua intensa attività di promotore di iniziative
tese a riqualificare quel suo paese che, come lui affermava, era dimenticato
dalle istituzioni; fu per questo che fondò la Società Onore e Lavoro grazie
alla cui attività Petrocchi ed i suoi compaesani poterono realizzare molti
interventi come la fontana e la sua area a giardino, le pavimentazioni delle
strade e delle piazzette, etc. Come
accenavamo quest'ultimo intervento si contraddistingue per essere il primo
stralcio di un più ampio progetto dimensione intercomunale (al coordinamento
generale delle iniziative sovrintenderà un comitato tecnico-scientifico)
finalizzato alla costituzione di un Parco Culturale allargato all'intera
Montagna pistoiese che avrà come filo conduttore la lingua e le tradizioni
popolari e che farà riferimento alla presenza o al passaggio di figure della
letteratura che hanno particolarmente evidenziato le peculiarità linguistiche e
culturali di questo territorio come, appunto, Castello di Cireglio con
Policarpo Petrocchi, Pian degli Ontani nel Comune di Cutigliano, con la
poetessa-pastora Beatrice, Sambuca P.se con Michele Barbi ed infine San
Marcello P.se con Niccolò Tommaseo (che, ovviamente, pistoiese non era) per la
perdurante attualità di una sua opera: Gita nel Pistoiese. Vengono
evidenziati dunque, da un lato, il territorio della Montagna pistoiese, nei
suoi multiformi significati ed aspetti storici, economici, sociali, culturali,
etno-antropologici; dall'altro le risultanze linguistiche della produzione
creativa e/o scientifica di queste personalità intellettuali. Si crea in tal
senso un solido legame tra i due termini, parole e tradizioni, che intitolano
questo progetto, intendendo rappresentare con essi, da un lato, la lingua nel
suo dinamico divenire storico, e dall'altro le forme, anch'esse decisamente
evolutive, secondo cui si organizzano le complesse e problematiche esperienze
della cultura e della socialità. In questa prospettiva, la lingua diviene
l'oggetto della ricerca, ed al tempo stesso, per la sua natura specifica, lo
strumento tramite cui l'indagine viene svolta. Conseguente
obiettivo di questo progetto è poi quello di creare un collegamento fra questa
attività scientifica di studio e ricerca, che già di per sé costituisce un
rilevante fattore nello sviluppo delle identità locali, e nuove attività
economico-turistiche legate al sistema dei beni culturali territoriale. In tal
senso, tenendo presente il forte peso che il turismo culturale sempre più assume
nell'ambito delle attività economiche del Paese, si tratterà, individuando e
promovendo forme di imprenditorialità soprattutto giovanile, di ideare e
programmare eventi della più varia natura mediante i quali assicurare adeguata
visibilità agli esiti del progetto. Ma
torniamo ad esaminare i contenuti di questo spazio web, sul quale potranno
essere facilmente ed ampiamente consultati, importanti opere e documenti
petrocchiani "arricchiti" da immagini, recensioni e commenti. Vi
appariranno infatti: sia l' Inventario delle Carte Petrocchi e che le foto
dell'album familiare; una bibliografia analitica delle opere di e su Policarpo;
il volume pacifista Le guerre con il quale il lessicografo vinse il Premio
Siccardi; l'edizione de Il mio paese riedita nel 1997 dalla Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia e curata ed illustrata da Sigfrido Bartolini; la nota
biografia Policarpo Petrocchi. Un tempo, un uomo di Luciano Bruschi, edita dal
Comune di Pistoia nel 1998 ed infine la pubblicazione di una indagine, coordinanata
dalla linguista Paola Manni, volta a mettere in evidenza le persistenze di
tratti linguistici "tradizionali" nel lessico giovanile. Insomma
un prestigioso e tangibile riconoscimento "europeo" per un
concittadino fra i più illustri per "felice ingegno, forte capacità di
lavoro e grande onestà intellettuale e morale": un Petrocchi davvero
ancora ben "vivo"! Le
parole della tradizione. Il progetto "Le parole della tradizione" si
pone l'obiettivo di valorizzare alcune personalità intellettuali che hanno legato
la propria attività alla Montagna pistoiese: Policarpo Petrocchi, Michele
Barbi, Beatrice (Bugelli) di Pian degli Ontani e Niccolò Tommaseo. Il
progetto si propone come campo di ricerca, di lettura, identificazione e
gestione di beni ed attività storico, artistiche e culturali che traggono
origine ed ispirazione dal territorio e da alcuni suoi eminenti personaggi: si
vuol cercare, in sintesi, di dar vita ai principi della Convenzione Europea del
Paesaggio mettendo in relazione elementi antropici, luoghi, attività, in un
progetto di conservazione e sviluppo di quelle finalità di valore che colgono
la particolarità e la bellezza di questo determinato ambito territoriale,
entità fisica comprendente beni ed attività ed al contempo complesso ordinatore
ed attrattore di cultura. Il
progetto ha come filo conduttore la lingua e le tradizioni popolari e fa
riferimento alla presenza o al passaggio di figure della letteratura che hanno
particolarmente evidenziato le peculiarità linguistiche e culturali del
territorio della Montagna pistoiese come Castello di Cireglio, nel Comune di
Pistoia, con il lessicografo e letterato Policarpo Petrocchi, Pian degli
Ontani, nel Comune di Cutigliano, con la poetessa-pastora Beatrice Bugelli,
Sambuca P.se con il filologo Michele Barbi ed infine San Marcello P.se con
Niccolò Tommaseo (che, ovviamente, pistoiese non era) per la perdurante
attualità di una sua opera: Gita nel Pistojese. L'obiettivo
è dunque quello di evidenziare, da un lato, il territorio della Montagna
pistoiese, nei suoi multiformi significati ed aspetti storici, economici,
sociali, culturali, etno-antropologici; dall'altro le risultanze linguistiche
della produzione creativa e/o scientifica di queste personalità intellettuali. Si verrà
a creare in tal senso un solido legame tra i due termini, parole e tradizione,
che intitolano questo progetto, intendendo rappresentare con essi, da un lato,
la lingua nel suo dinamico divenire storico, e dall’altro le forme, anch'esse
decisamente evolutive, secondo cui si organizzano le complesse e problematiche
esperienze della cultura e della socialità. In questa prospettiva, la lingua
diviene l'oggetto della ricerca, ed al tempo stesso, per la sua natura
specifica, lo strumento tramite cui l'indagine viene svolta. E'
quindi sul rapporto tra scrittori e territorio che si svilupperà l’attività del
Parco Culturale andando ad individuare luoghi, itinerari e storie che hanno
legato questi personaggi alla nostra Montagna riportando all’attenzione dei
turisti e dei residenti il legame d'amore tra essi ed i luoghi che hanno
frequentatato o in cui sono nati. Tale
progetto potrebbe preludere alla costituzione di un vero e proprio Parco
Culturale, tale ipotesi, ovviamente una realtà astratta, in quanto, non
prevedendo l’esistenza di un confine, di una struttura, dei guardaparco,
verrebbe essenzialmente a proporsi come volano per una serie di attività che si
andranno a sviluppare sul territorio. Conseguente obiettivo di questo progetto
sarà quindi quello quello di creare un collegamento fra l' attività scientifica
di studio e ricerca, che già di per sé costituisce un rilevante fattore nello
sviluppo delle identità locali, e nuove attività economico-turistiche legate al
sistema dei beni culturali territoriale. Una visione emergente dei fattori culturali
e paesaggistici, individuati come elementi propulsivi dell'organizzazione
sociale ed economica del territorio, contenitori e/o evidenziatori di un
insieme di legami esistenti, da potenziare o da costruire, capaci di dare
significato, protezione e sviluppo a Castello di Cireglio, S. Marcello,
Sambuca, Cutigliano ed a tutto il territorio della Montagna pistoiese. In tal
senso, tenendo presente il forte peso che il turismo culturale sempre più
assume nell’ambito delle attività economiche del Paese, si tratterà,
individuando e promovendo forme di imprenditorialità soprattutto giovanile, di
ideare e programmare eventi culturali della più varia natura mediante i quali
assicurare adeguata visibilità agli esiti del progetto.
Carlo Onofrio Gori
C.O.Gori. Resistenza. Artese Benesperi
Ricordo di Artese Benesperi compagno e amico di Silvano Fedi nella lotta politica e nella Resistenza *
Verso la Festa
della Liberazione: il ricordo del partigiano Artese Benesperi
18/4/2013 - 12:42
PISTOIA
Domani venerdì 19
aprile alle 21 nel Circolo Garibaldi in Corso Gramsci 52 sarà ricordata la
figura del partigiano Artese Benesperi, scomparso il 17 aprile 2012 all’età
di 96 anni.
Benesperi fu
combattente nelle “Squadre Franche Libertarie” di Silvano Fedi, che, dopo
l’uccisione di Silvano, prenderanno il suo nome. Artese assumerà il comando
della formazione “Silvano Fedi” nell’ultima fase della Guerra di Liberazione e
contribuì alla liberazione di tante realtà tra le quali la città di Vinci.
Alla serata saranno
presenti alcuni familiari di Benesperi, un rappresentante dell'Anpi di Vinci e
il vicepresidente dell'Anpi di Pistoia Renzo Corsini. Durante l'appuntamento i
presenti potranno ascoltare un' intervista
audio a Artese Benesperi realizzata nei primi anni Novanta da Renzo
Corsini. L'iniziativa è curata dall'Anpi di Pistoia - sezione Gherardini in
collaborazione con il Cudir-Comitato unitario per la difesa delle istituzioni
repubblicane del Comune di Pistoia.
Note biografiche e
ricostruzione delle imprese di Artese Benesperi.
Artese
Benesperi nasce a Pistoia il 19 agosto 1915, poco dopo la morte del padre, e all’età di 9
mesi viene dato in adozione ad una famiglia di Lucca, con cui rimarrà fino a 17
anni, quando viene rimandato dalla madre naturale, che si è risposata ed abita
a Casalguidi .
Conseguenza di questi anni travagliati sono i
comportamenti trasgressivi di Artese,
che, fino all’incontro catartico con
Silvano Fedi, lo portano in carcere per furto: egli si trova in prigione sia il
25 luglio del 1943, giorno della caduta di Mussolini, sia l’8 Settembre 1943,
data dell’armistizio con gli Alleati ed esce di prigione il successivo 15
settembre.
Nell’ottobre 1943
Artese riesce a rubare una mitragliatrice posta sull’argine dell’Ombrone,
a Pontelungo, e la vende ad un partigiano in cambio di 500
lire. Questa mitragliatrice passerà poi alla formazione di Magnino Magni, che
il 17 aprile del 1944, a Treppio, la userà per coprire la fuga dei suoi
compagni, assediati dai tedeschi, perdendo la vita nell’eroica impresa.
Artese conosce
Silvano Fedi nel febbraio 1944 ed entra nelle squadre “Franche
Libertarie”, di cui fanno già parte una
ventina di uomini (fra cui Tiziano Palandri, Marcello Capecchi, Enzo Capecchi,
Danilo Betti, Tito Eschini, Carlo Giovannelli, Giovanni Ieri, Brunello Biagini,
Santino Pratesi, Giulio Vannucchi, Giovanni La Loggia, Giovanni Pinna, Iacopo
Innocenti), organizzati in piccoli
gruppi. L’ 'incontro con questi compagni
costituisce per lui una sorta di redenzione: da allora, fino alla fine della
guerra, Artese partecipa alla lotta armata a fianco e al posto di Silvano, rivendicando “il diritto della
collera”. Le loro imprese ardimentose, simili a quelle dei GAP (Gruppi di
azione patriottica), si svolgono in città e sulle colline che circondano
Pistoia.
Nella notte
del 29 marzo del 1944, Artese, insieme a
Silvano Fedi, Tiziano Palandri ed un
altro partigiano, si reca a Valdibrana
per recuperare armi e vettovagliamenti in una caserma della milizia
posta nei pressi della stazione ferroviaria. Casualmente la squadra si imbatte in un ufficiale tedesco che è in compagnia di una ragazza: ne nasce
una sparatoria, a seguito della quale l’ufficiale rimane ucciso e Artese viene
ferito alla mano sinistra. Per evitare la rappresaglia dei tedeschi, che già
hanno programmato la fucilazione di dieci pistoiesi, Silvano, dopo aver fatto
curare Artese, chiede aiuto al noto
drammaturgo Giovacchino Forzano, amico di Mussolini, che abita a
Serravalle, e grazie al suo
intervento riesce a evitare la strage.
Successivamente
Silvano si procura (dietro ricompensa in danaro e viveri) la copertura e
l’aiuto del pistoiese Licio Gelli,
tenente della milizia e ufficiale di collegamento fra il fascio pistoiese e la
Kommandantur tedesca, per poter condurre, accompagnato da Artese, altre spericolate imprese.
Nella notte del 1
giugno 1944 Benesperi partecipa al
quarto assalto della “Franca” ai magazzini militari della Fortezza di Santa
Barbara (dopo quelli del 17, 18 e 20 ottobre 1943): il bottino, consistente in
generi alimentari, sigarette, vestiario militare e armi, viene depositato a
casa del suocero di Licio Gelli, in via Erbosa, e distribuito a varie
formazioni , fra cui quella di Pippo, in
Garfagnana.
Nel pomeriggio del
26 giugno 1944 una piccola squadra riesce ad entrare nel Carcere Mandamentario
delle Ville Sbertoli, con l’intento di liberare i prigionieri, molti dei quali
politici. Silvano e Artese arrivano al carcere apparentemente
ammanettati, condotti da Enzo Capecchi,
travestito da ispettore della polizia repubblicana, e da Licio Gelli, alla
guida di un’auto militare (quest’ultimo sarà ricompensato con 40.000 lire,
viveri e sigarette). Gelli si fa aprire
la porta con la richiesta di tradurvi i due “ribelli”, ma ben presto i tre partigiani impugnano le armi, disarmano le
guardie e liberano 54 prigionieri, compresi due ebrei destinati a breve alla
eliminazione, segregando le guardie nelle celle.
Sempre nel giugno
del ’44, Artese partecipa ad un assalto alla questura di Pistoia, posta in
piazza San Leone, nel Palazzo della Provincia, con ingresso in via Palestro: le
squadre “Franche” entrano nell’edificio e costringono gli agenti a consegnare
le armi presenti nell’edificio; poi mettono fuori uso l’impianto telefonico e
distruggono tutte le pratiche in archivio.
Artese, agli
arresti da alcuni giorni, non è presente
il 29 luglio 1944 a Montechiaro, nei pressi della Croce di Vinacciano,
all’imboscata tesa dai tedeschi a Silvano Fedi
e compagni, in seguito ad una probabile delazione. Silvano
rimane ucciso insieme al paracadutista Giuseppe
Giulietti; Marcello Capecchi
viene ferito, mentre Brunello Biagini vene catturato e fucilato il 1 agosto. Il
giorno dopo l’imboscata a Pistoia viene effettuato un rastrellamento di
antifascisti e gli arrestati sono portati nei locali della ex GIL di Pistoia,
in piazza San Francesco, per essere sottoposti ad interrogatorio. Fra questi ci
sono Artese, già agli arresti da alcuni giorni,
ed Enzo Capecchi; i due riescono rocambolescamente a fuggire, gettandosi
da un finestrone della palestra.
Dopo la morte di
Silvano, Artese, insieme con Enzo
Capecchi, assume il comando della brigata, ricostituita con circa settanta
uomini e intitolata a "Silvano Fedi". Il 2 settembre, alla testa
della formazione, Artese raggiunge Vinci e, dopo aver messo in fuga alcune
pattuglie tedesche, libera il paese, issando sul campanile la bandiera
tricolore. Il 3 settembre libera San Baronto, in seguito ad un duro scontro con
i tedeschi, e il giorno successivo la
“Silvano Fedi” scende a Casalguidi, dove affronta il nemico in numerosi scontri
a fuoco, nei quali vengono uccisi alcuni
compagni, fra cui Marcello Capecchi.
In seguito al
ferimento di Enzo Capecchi, Artese Benesperi
guida da solo la formazione fino alla liberazione di Pistoia, dove
giunge la mattina dell'8 settembre 1944
fra i primi liberatori.
Dopo il ritorno
della Democrazia e la nascita della Repubblica,
Artese non approfitta della grande notorietà, dovuta alle sue rocambolesche
imprese di partigiano, per ottenere
onori e vantaggi: dopo aver fatto per
alcuni anni il corbellaio, nel 1955 viene assunto dal Comune di Pistoia come
spazzino e svolgerà questa mansione fino
all’età della pensione.
La foto è stata
scattata nel 2004 dallo storico pistoiese Carlo Onofrio Gori
Fonte: Comune di
Pistoia
* Ricevo dal Comune di Pistoia e volentieri pubblico questo questo comunicato sull'appuntamento di stesera nel ricordo dell'amico Artese Benesperi
COG
"carlo gori" "Carlo O. Gori" "carlo o. gori artese benesperi" "pistoia 1944"
Aggiungo qui sotto, segnalandolo, l' immagine questo bel DVD curato da Renzo Corsini ed edito dall'ANPI Pistoia, che, tra l'altro, riporta una mia foto del 2004 ad Artese presa fuori dal Circolo Garibaldi in Corso Gramsci, durante l'intervista su Silvano Fedi che gli feci nel 2004 per un articolo su "Microstoria".
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