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mercoledì 13 aprile 2016

Pistoia, Via del Vento: Fabrizio Zollo e una ormai giustamente famosa Casa Editrice nel cuore di Pistoia

Pistoia, Via del Vento: Fabrizio Zollo

E' oggi il compleanno dell'amico Fabrizio Zollo al quale su Fb ho fatto i migliori auguri ed era, l'appena passato 5 aprile  2016, il 25° anniversario della fondazione delle sue raffinate Edizioni che sotto la sua guida nel nome della storica via pistoiese, loro sede, con diffusione nazionale ed internazionale, pubblicano autori ed opere che val la pena di leggere. Edizioni "dense", belle, certamente di nicchia, per un pubblico di colti e consapevolemente appassionati lettori , ma che in questi 25 anni hanno contribuito a fare la storia culturale: non è un caso che questa benemerita opera dell'amico Fabrizio abbia senz'altro anch'essa contributo al riconoscimenti di Pistoia Capitale italiana della Cultura per il 2017.
Ricordo questo anniversario e la storica Via del Vento qui sul blog Goriblogstoria con due articoli: il primo è mio e si tratta di un'intervista che feci all'amico Fabrizio per la rivista toscana "Microstoria"  pubblicata sul n. 44 (nov.-dic. 2005), il secondo è dello scomparso e compianto amico e collega Giovanni Barbi poi pubblicato nel suo libro Storie minime pistoiesi del 1997.

Via del Vento, suggestioni dalla strada dei letterati. Intervista a Fabrizio Zollo della famosa Casa Editrice nel cuore di Pistoia

Nel momento in cui l’industria culturale non tralascia di continuare a proporre al lettore gli “ingombranti obelischi” di cui parlava Vittorio Sereni, la piccola editoria spesso ci offre opere interessanti e valide che non di rado presentano il sapore della  scoperta. E' questo senz'altro il caso delle edizioni dell' Associazione culturale Via del Vento, fondata nel 1991 a Pistoia da Fabrizio Zollo con lo scopo di pubblicare testi inediti e rari di grandi letterati italiani e stranieri del Novecento, che in circa un quindicennio di attività ha saputo proporci varie e raffinate monografie la cui uscita, in tiratura volutamente limitata, è stata frequentemente salutata da numerose ed entusiastiche recensioni comparse, sia sulla stampa specializzata, che sulle pagine culturali dei più importanti quotidiani nazionali. Ma su questo meritato successo e sul solido prestigio ormai acquisito dalle Edizioni di Via del Vento abbiamo voluto saperne di più dallo stesso Fabrizio Zollo.

COG. Come hai maturato l’idea di dedicarti all’attività editoriale e di fondare l’Associazione culturale e le  Edizioni Via del Vento?

 

FZ. I miei interessi fino ad allora erano stati principalmente rivolti all’arte, erano già venti anni che dipingevo, nel 1987 avevo già lasciato il mio vecchio atelier in Via San Marco a Pistoia per trasferirmi in Via Vitoni, dal nome dell’architetto pistoiese che nei primi anni del Cinquecento aveva progettato la Basilica della Madonna dell’Umiltà e la sua enorme cupola rinascimentale, poi ultimata dal Vasari, che per diametro è inferiore solo a quella michelangiolesca di San Pietro a Roma e a quella del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore a Firenze. Via Vitoni fino alla fine dell’Ottocento si chiamava Via del Vento per quella sua caratteristica di essere costantemente animata dal vento non solo d’inverno, ma anche d’estate. Oltre a questa caratteristica ‘naturale’ la via ne possiede una tutta ‘culturale’, nel senso che nella prima parte del Novecento, per una singolare coincidenza, vi hanno trascorso gli anni della giovinezza e della formazione i tre maggiori scrittori pistoiesi del periodo: Gianna Manzini, Piero Bigongiari e Sergio Civinini. Stranamente i tre, pur avendo abitato tutti a pochi metri di distanza,  non ebbero mai occasione di incontrarvisi: la Manzini perché vi abitò dal 1909 al 1914; Bigongiari vi abitò invece dal 1925 al 1931; e Sergio Civinini vi abitò dal 1945 al 1949. Non solo, ma qui operava nei primi anni del Novecento la Tipografia Ciattini, che tra l'altro stampava i libelli anarchici del padre della Manzini e due riviste: la pistoiese “La Tempra”, viva fra il 1914 e il 1916, che ospitò anche inediti di Dino Campana, e la fiorentina “Centone” fondata dal futurista Primo Conti e nella quale scriveva anche il pittore Ottone Rosai. Ho fatto questa lunga premessa per farti comprendere come questa piccola via abbia qualcosa di magico. Il tempo poi non l’ha affatto scalfita: il lastricato è sempre quello di pietre consunte che gli stessi scrittori hanno allora calpestato, e persino la facciata del palazzo dove ha trascorso la giovinezza Piero Bigongiari è rimasta quella di quegli anni: pensa che nel 1992, quando accompagnai Bigongiari, ormai da cinquant’anni “fiorentino”,  a visitare al suo vecchio appartamento di Via del Vento, l’emozione non gli impedì di ritrovarlo praticamente immutato. Questo per dirti che l’atmosfera che la via tutt’oggi trasuda dalle facciate delle case e del selciato, quest’attenzione che il suo vissuto culturale reclama, non potevano lasciarmi indifferente, mi hanno per così dire stregato: non per niente nel marchio delle edizioni ho messo una strega che vortica attorno alla cupola. Nel 1991 abbandonai dunque i pennelli per dedicarmi all’editoria: mi sentivo di dover tener viva, con i miei modesti mezzi, la vocazione letteraria di questa via, con volumetti leggeri, quasi che il vento di Via del Vento non ne potesse sostenere di più pesanti. I primi anni mi dette il suo prezioso e disinteressato aiuto l’amico pistoiese Paolo Fabrizio Iacuzzi, che vive ed opera oramai da molti anni a Firenze.


COG. E' vero, penso che il percorso della vita di ognuno sia segnato, almeno una volta, da un appuntamento importante, in perfetta sintonia con le nostre affinità elettive; sta a ciascuno saperlo afferrare. Non tutti sanno cogliere, come hai fatto tu, i segnali che vengono da luoghi, persone, circostanze, atmosfere. Ma dimmi,  come poi hai scelto la linea editoriale e l’ambito di intervento?

FZ.  Mi è sempre piaciuto scrivere e leggere, soprattutto i grandi scrittori del Novecento: Marcel Proust, Louis-Ferdinand Céline, Franz Kafka… e mi detti quindi subito questa delimitazione editoriale temporale. Gli autori sarebbero stati sia italiani che stranieri e quasi tutti storicizzati e antologizzati dalla critica letteraria. E per rendere più preziosi i volumetti avrei preferibilmente scelto di pubblicare  testi  inediti o rari, sfuggiti ai grandi editori nazionali.


COG. E le collane? In base a quali criteri hai definito le tue tre collane che tanto successo di critica hanno ottenuto?

FZ.  Ognuna ha una cadenza quadrimestrale, di ciascuna escono cioè tre volumetti all’anno. La prima, «I quaderni di Via del Vento», nacque nel 1991 ed alterna un volumetto a carattere letterario ad uno a carattere artistico, cioè destinato a contenere scritti di un grande artista corredati dalla riproduzione di suoi disegni. Questa collana non poteva essere strutturata che in questo modo, se non volevo trascurare del tutto la mia vecchia passione per l’arte. In questa collana ho pubblicato testi di artisti notevoli, come Klimt e Modigliani e, inediti in Italia, i diari di Edvard Munch, che il quotidiano “La Stampa” recensì in un’intera pagina nell’inserto ‘Tuttolibri’. Nei volumetti ‘letterari’ ho pubblicato invece inediti di Cardarelli, Parise, Caproni, Henry Miller, Quasimodo… Sulla seconda collana, esclusivamente a carattere letterario, «Ocra gialla», nata nel 1994, ho pubblicato inediti di Malaparte, Rainer Maria Rilke, Rebora, Sereni, Antonin Artaud, Pratolini, Volponi, Pavese, Proust, Salomè… Pensa che quando ho pubblicato le memorie di Lou Andreas Salomè sul suo rapporto con Rilke, il “Corriere della Sera” le dedicò un’intera pagina, un trattamento che non è stato riservato neppure ai best seller della Mondadori.  Sarà la strega di Via del Vento che incanta anche i recensori?  Nel 1997 è nata la terza e ultima collana, «Acquamarina», dedicata alla poesia straniera. Ho pubblicato in nuova traduzione testi di Tarkovskij, Radiguet, Esenin, Blok, Rilke, Emily Dickinson, Mandel’stam…


COG.. Perché hai limitato quest’ultima collana solo alla poesia straniera e non anche a quella italiana?

FZ.  Si dice che in Italia i poeti siano più di un milione: in questo modo intendevo tutelarmi soprattutto dall’assalto di  coloro che credono di esserlo. Nel mio caso poi, ho bisogno di molta tranquillità: ho un’idea ben precisa della poesia, non posso essere sottoposto a pressioni nelle mie scelte su chi e cosa pubblicare. Questa mia passione editoriale mi richiede molti sacrifici, ma vorrei che mi gratificasse anche di qualche soddisfazione. I volumetti che pubblico sono per me un po’ come dei figli e vorrei rispecchiarmici.


COG. I curatori dei tuoi volumetti come li scegli?

FZ.  Sono in genere i maggiori esperti di quel determinato autore che vado a pubblicare, spesso ne sono gli stessi biografi. Come accettino di curare plaquettes come le mie è un altro mistero di Via del Vento.  Per quanto riguarda la collana di poesia straniera, i traduttori, per lo più italiani, ma anche stranieri, sono quasi sempre essi stessi poeti. Tradurre la poesia non è la stessa cosa che tradurre la prosa: occorre rispettare il ritmo, la musicalità del verso, la cifra lirica di ogni singola parola. Quest’ultima è determinante nel far cadere la scelta su un termine preciso fra tutti quelli in cui una parola può essere tradotta nella nostra lingua, pur cercando di rispettare la volontà dell’autore.


COG. Cosa mi dici della veste editoriale. Perché così raffinata, così particolare?

FZ. Credo che il contenitore debba essere adeguato al contenuto: è evidente che un dipinto non potrebbe definirsi opera d’arte per il solo fatto di esser racchiuso in una cornice preziosa, ma è altrettanto vero che la scelta qualitativa di autori e testi non debba esser poi avvilita da un brutto contenitore. I volumetti si riconoscono immediatamente per la caratteristica veste grafica, che alcuni editori hanno cercato palesemente di imitare. Anche l’accuratezza e la riconoscibilità della veste grafica, oltre ai contenuti, penso abbia giocato la sua parte nella decisione della Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana di assegnare alle Edizioni Via del Vento, scelte fra circa quattrocento editori toscani, il premio dell’editoria per l’anno 2004.


COG. Qual è la tiratura di ogni monografia e come hai organizzato la diffusione?

FZ. La tiratura di ogni titolo è di duemila copie numerate e la diffusione è sia su abbonamento, sia a mezzo librerie a cui pervengono tramite dieci distributori regionali che coprono il territorio nazionale. Poi vi sono altri tre distributori: uno che serve le biblioteche, uno che diffonde i volumetti in occasione di manifestazioni varie ed uno che commercializza i volumetti a carattere artistico nei bookshop delle mostre antologiche di grandi artisti.


COG. Occorre ricordare ai lettori che un altro scopo della tua Associazione è quello di promuovere eventi culturali quali convegni, mostre, serate di lettura, corsi di disegno etc.  ed in questi anni nei hai organizzati davvero molti e con successo come si può leggere anche sul tuo bel sito www.viadelvento.it  dove, tra l'altro, si possono anche  trovare belle illustrazioni e ottime schede biografiche degli autori che hai pubblicato.  Quali sono i tuoi programmi futuri?

FZ. Uno solo: quello di non deludere chi guarda a queste piccole edizioni con stima e simpatia, e l’unico modo è proporre sempre grandi autori e testi inediti e rari. Non penso di estendere il numero delle collane: è già difficile riuscire a mantenere questo ritmo. Ed in questo spero mi sorregga la volontà e la salute.



                                                         
                      


                               Carlo Onofrio Gori




carlo onofrio gori e "fabrizio zollo"












VIA DEL VENTO:
UNA RUGA DAL SAPORE LETTERARIO
Il vento che muove le cose spesso le muta, e anche gli uomini
embrano beneficiare di questa animazione dell' aria.
C'è una via a Pistoia dove il vento spira anche quando la calura
agostana come una cappa di piombo soffoca la città. Questa via, per
tale singolarissima caratteristica fu battezzata «via del Vento» e man-
tenne questo nome sino alla fine dell'Ottocento, quando le venne
mutato in «via Ventura Vitoni» per ricordare il celebre intagliatore e
architetto pistoiese che aveva diretto i lavori di costruzione della pro-
picente basilica della Madonna dell'Umiltà, nata quale più degno
tempio all'immagine in affresco della Madonna sita nella preesistente
hiesetta medievale di Santa Maria Forisportam dopo il miracolo
della sudorazione del 1490. Quei lavori, iniziati nel 1495, furono,
d
opo la morte del Vitoni avvenuta nel 1522, portati a termine dall'ar-
chitetto Giorgio Vas ari che realizzò la cupola.
Ed è questa cupola che incombe sulla via sotto stante ad avere,
n
ella prima metà del Novecento, spiato i passi giovanili di grandi
crittori, ad averne ispirato i primi scritti ed in seguito ad averne moti-
vato gli struggenti ricordi.
Il vento che vortica attorno alla cupola e spira costante nella via
o
ttostante, pare infatti essere un fenomeno naturale che alimenta in
modo particolare la creatività, a giudicare dal forrriidabile concentrato
di vocazioni letterarie che hanno albergato in questa ruga cittadina.
Al vecchio numero 3 di via del Vento visse la giovinezza, dai tre-
dici ai venticinque anni, prima di trasferirsi a Firenze, la scrittrice
Gianna Manzini (Pistoia, 1896 - Roma, 1974) che con la sua prosa
raffinata ha lasciato opere notevoli, quali: Tempo innamorato,
Bos
covivo, Rive remote, Forte come un leone, Lettera all'editore, La
Sp
arviera, Il cielo addosso, Ritratto in piedi, Sulla soglia.
È difficile dire quanto abbia influito sulla vocazione letteraria
d
ella Manzini l'odore dell'inchiostro dell'attigua Tipografia di
Alighiero Ciattini, che nei primi anni del Novecento stampava in via
de
l Vento riviste letterarie e socio-politiche che sono poi rimaste
famose, quali la pistoiese «La Tempra», viva tra il 1914 e il 1916 e
che pubblicò anche inediti di Dino Campana, e la fiorentina
«Centone» fondata da Primo Conti e nella quale scriveva anche
Ottone Rosai.
In quella tipografia si recava anche il padre della Manzini per
correggere le bozze dei suoi scritti anarchici, come dirà la scrittrice in
Ritratto in piedi, struggente tributo all'immagine paterna:
«Correggeva in silenzio. Sostituiva. [ ... ] La tipografia si trovava in un
seminterrato di via del Vento. Da finestrelle poco più alte del livello
stradale, veniva la luce, dando a quello stanzone un che di clandesti-
no».
Al vecchio numero 5 di via del Vento, oggi numero 21, trascorse
l'adolescenza e la prima giovinezza il poeta Piero Bigongiari, prima
di trasferirsi nel 1932 in via Traversa della Vergine e successivamente.
nel 1937, a Firenze dove darà vita al cosiddetto "ermetismo" fiorenti-
no. Nato a Navacchio (Pisa) nel 1914, la famiglia nel 1925 seguì
a
Pistoia il padre che lavorava in ferrovia.
Il poeta, autore di molte raccolte di versi, La figlia di Babilonia.
Rogo, Il corvo bianco, Le mura di Pistoia, Torre di Arnolfo.
Antimateria, Moses, Col dito in terra, Nel delta del poema, La legge e
la leggenda, Abbandonata dall'angelo, così ricordava via del Vento
nella prosa Il respiro delle sorelle, poi raccolta nel volume Visibile
invisibile: «L'angolo, da quella parte di via del Vento, è costituito
dalla rocciosa incombenza della chiesa della Madonna dell'Umiltà: la
parete sinistra che prospetta in via del vento, nuda nella sua pietra
ricavata dagli antichi resti dell' edificio precedente, con gli strani
segni, quasi rune del suo ulteriore passato, infitti qua e là nella verti-
calità severa di quel ripido ascendere, a un tratto pare enfiarsi, in un
a
specie di  rocciosa èntasi simile alla diastole che allarga il cuore, dove
ha il basamento la parte della, costruzione da cui acquista il suo lento
slancio. come fin troppo meditato, ma a un tratto inarrestabile anche
se affaticato, la cupola. lo abitavo lì di fronte, in questa rientranza
della via, che mi impediva, dalle finestre, di vedere dove essa termina.
appunto in via della Madonna
, che diventava dunque nella mente una
specie di sbocco immaginario nella "gran via" inarginata e inarginabi-
le della vita».
Ed ancora, nella stessa via del Vento, visse dal 1945 al 1949 parte
della sua giovinezza, quella più creati va, Sergio Civinini (Pistoia.
1929
- Roma, 1987), nei pressi della casa dove aveva vissuto Gianna
Manzini. Scrittore certamente minore, rispetto a quest'ultima e a
Piero Bigongiari, ma molto promettente se già nel 1947, a diciotto
anni, alcuni suoi racconti furono pubblicati su «Il Politecnico» di Elio
Vittorini. Nel 1955 uscì la raccolta di racconti Stagione di mezz
nella collana «Gettoni» curata da Vittorini per Einaudi e nel 1964 una
seconda raccolta di racconti..,una sera con te, nella collana «Narratori
Italiani» diretta da Romano Bilenchi.
Al numero 14 della stessa via sono nate nel 1991, per iniziativa
di Fabrizio Zollo, le Edizioni «Via del Vento» allo scopo di far cono-
scere la tradizione letteraria di questa via e per fame rivivere anche
quella editoriale. Le Edizioni pubblicano testi inediti e rari del
ovecento di autori italiani e stranieri nelle due collane di prosa: «I
quaderni di via del Vento» e «Ocra gialla», entrambe inaugurate con
testi di Piero Bigongiari e Gianna Manzini, e nella collana di poesia
«Acquamarina» .

               



             
                                             



                                    Giovanni Barbi

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