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martedì 3 gennaio 2012

Carlo Onofrio Gori. Risorgimento e...dintorni. Il periodo “francese” a Pistoia (1796-1814)

Il periodo francese” a Pistoia (1796-1814)

"Adì 26 giugno 1796: passò il generale Bonaparte per la strada nova e capitò direttamente a Pistoia con una armata di quindicimila uomini e gran numero di ufiziali". La "strada nova" citata dall'anonimo cronista, era la "Modenese" che valica l'Appennino passando per l'Abetone e termina a Capostrada, alle porte di Pistoia. 
Inaugurata nel 1781 "con rabbia dei bolognesi e gelosia dei fiorentini" farà di Pistoia il passaggio preferito di commercianti e viaggiatori, ma anche, in periodi instabili, di ogni sorta di eserciti.
Città ormai da molto tempo portata, per acquisita vocazione (dopo le tremende lotte  cittadine e "regionali", del Medioevo), alla tranquillità, Pistoia era già salita alla ribalta europea una decina d'anni prima per gli echi del Sinodo diocesano del 1786 con cui il "giansenista" Scipione de' Ricci, vescovo di Pistoia e Prato, cercò senza successo di apportare riforme che riconducessero la Chiesa alle origini spirituali, appoggiato dall' "illuminista" e modernizzatore granduca Pietro Leopoldo. 
Torniamo ora a Napoleone che il 26 giugno 1796 passeggia in città ed ispeziona i suoi soldati accampati fuori Porta al Borgo, in procinto di dirigersi a Livorno per occuparne il porto ed inibirlo ai traffici inglesi.
La Francia rivoluzionaria, animata dallo slancio liberatorio in nome della solidarietà fra nazioni sorelle, era ormai solo un ricordo, ma alcuni "democratici", come il poeta Filippo Pananti, di passaggio a Pistoia, ebbero vedendo sfilare l'Armée d'Italie, la percezione che, al di là delle intenzioni del Direttorio, si trattava comunque di una ventata d'aria nuova che in Italia avrebbe finito per sconvolgere gli antichi privilegi feudali ed ecclesiastici ed in Toscana il calmo progresso del riformismo leopoldino.
Tuttavia prevalse la paura per eventuali intemperanze dei francesi, che formalmente non erano invasori perché il loro arrivo nella neutrale Toscana avveniva col forzato benestare del granduca Ferdinando III.
Finita la parentesi "livornese” il presidente del Buon Governo granducale, Giuseppe Giusti, timoroso del "contagio francese" diede il via ad un persecutorio controllo politico al quale, ad esempio in Valdinievole, non sfuggirono l'economista ginevrino Sismondi ed il patriota pesciatino avv. Celestino Chiti la cui figlia Ester, per ironia della sorte, sposerà successivamente proprio il figlio di Giuseppe senior,Domenico Giusti, dai quali nascerà Giuseppe Giusti, il futuro poeta satirico.
Il secondo ritorno francese in Toscana nel 1799 fu indubbiamente più traumatico. A Pistoia l’Armée, già scesa dalla Modenese il 31 dicembre 1798 e nei giorni successivi per impadronirsi dello stato di Lucca, occupò la città il 30 marzo 1799 quando, per giungere in soccorso della Repubblica Partenopea, aveva ormai avviato anche l’invasione del Granducato. Ferdinando III fuggiva a Vienna mentre a Firenze il gen. Gaultier e l'ambasciatore Reinhard assumevano il comando militare e politico-civile.
I francesi, ligi agli ordini del Direttorio, lasciarono piantare "alberi della libertà" e circolare coccarde tricolori, ma non diedero certo spazio alle istanze di concreto rinnovamento dei democratici locali.
Ben presto la richiesta di imposizioni straordinarie alla Comunità civica pistoiese per il mantenimento dei soldati e le requisizioni di cavalli suscitarono tanto malumore che il 13 aprile, assente gran parte della guarnigione, si verificò un tumulto spontaneo di contadini convenuti in città per il mercato. Finì a pezzi l'Albero della Libertà piantato in Piazza del Duomo, fu rimesso il sigillo granducale a Palazzo Pretorio e occupata, armi alla mano, la Fortezza di Santa Barbara. Qualche "giacobino" ne uscì sonoramente bastonato. Per l'intervento pacificatore del vescovo Falchi Picchinesi e di altri benpensanti, timorosi della reazione francese, il tumulto si esaurì nella giornata.
Il giorno seguente il delegato Kerner, comandante la guarnigione, istituì la Municipalità con a capo il patriota Aldobrando Paolini, già seguace del riformismo leopoldino e ricciano. Mentre veniva costituita la Guardia nazionale, il comandante della piazza, il "cisalpino" Peyri, catturava 23 promotori del tumulto.
La neonata e zelante Municipalità indisse una festa patriottica per il 5 floreale (24 aprile), ma i "municipalisti" interessavano agli occupanti soprattutto come fidati intermediari per mantenere l'ordine pubblico ed assicurare frequenti e forti contribuzioni. Dopo altri tumulti a Serravalle, Borgo e Pescia (4 e 5 maggio), alcuni nobili ed ecclesiastici toscani , tra i quali i pistoiesi Rospigliosi, Tonti, Cellesi, Talenti e Trinci, erano deportati come ostaggi in Francia dalla quale tornarono nell'agosto del 1800. (Vd. in questo blog il post "Douce France")
Ma i francesi sconfitti dagli austro-russi alla Trebbia (Napoleone era in Egitto) ed incalzati per gran parte della regione dalle bande aretine dell'inatteso e temibile moto sanfedista del Viva Maria, originato dal "binomio di fame e fede" (G. Turi), dovettero ritirarsi.
Il 4 luglio 1799 il granduca Ferdinando III rientrò a Firenze e due giorni dopo le sue truppe entrarono in Pistoia dalla quale i francesi se ne erano andati non senza prima aver estorto altre pesanti contribuzioni.
La città ne uscì stremata. Il Civinini, cronista pistoiese del periodo, scriveva: "vale …il pane soldi cinque la libbra. Si campa in gran afflizione" e gli faceva eco un altro cronista, il Bonacchi, che affermava: "Le genti povere urlano la fame e il pane vale soldi 6 e denari 4 la libbra". L’Albero della Libertà viene bruciato ed la Statua della Libertà posta dai “giacobini” nella loggia del Palazzo civico viene sostituita da un altare, mentre nelle chiese pistoiesi si celebrano Te Deum di ringraziamento e si festeggia con un pranzo per 500 poveri.
Cremani, nuovo commissario del Buon Governo granducale, si distingue nello "spurgo dei democratici dalla pubblica amministrazione" e nella schedatura dei "notati per giacobinismo". Tuttavia la repressione in Toscana, a parte il raccapricciante episodio del "pogrom" antiebraico scatenato a Siena dalle bande del Viva Maria, fu lontana dagli eccessi che caratterizzarono il ritorno di Ferdinando IV di Borbone a Napoli e che contribuirono in molti ambienti italiani a rendere nuovamente popolare la causa francese. Ad esempio a Pistoia molti dei catturati seguirono la sorte che il 26 agosto toccò al giovane barbiere “giacobino” Filippo Tozzelli, detto “il Rigaglia”, condannato a 8 mesi e messo per un po’alla berlina fuori del tribunale: i Lorena non volevano fare né martiri, né eroi.
Nel giugno del 1800 le sorti si rovesciano nuovamente: Napoleone, vince a Marengo ed in ottobre ritornano i francesi: questa volta a giungere a Pistoia sono le truppe cisalpine nelle cui file milita il capitano Ugo Foscolo. Il loro comandante, gen. Domenico Pino, ricostituisce subito la Municipalità con a capo Paolini, appena liberato dal carcere granducale, mentre a Pescia il 24 riprende i suoi incarichi il patriota Chiti.
Ricomincia però anche la richiesta di pesanti esazioni da parte dei francesi: cosa accadeva a chi non pagava? Ad esempio, come ricorda il Bonacchi, il 27 ottobre a Carlo Fabroni che "non volle pagare una contribuzione, l'anno [sic] serrato in casa con le sentinelle al palazzo a sue spese fino a quel tanto che non avrà pagato." Lo stesso giorno alla fattoria Smilea di Montale avveniva un tumulto contro i francesi per una requisizione di cavalli. Sono tempi di carestia che tocca l'apice nel primo semestre del 1801. Le disposizioni del plenipotenziario Petiet erano volte alla non ingerenza negli affari interni toscani, pertanto i Quadrumviri, che ancora formalmente reggevano lo stato in nome di Ferdinando III, cercarono di sciogliere la Municipalità pistoiese. Paolini rispose ricostituendo la Guardia Nazionale e resistette a queste pressioni anche grazie alla sostituzione, da parte del gen. Miollis, dei “Quadrumviri” con i “Triumviri”, "patrioti moderatissimi". Il pistoiese divenne poi anche capo del Buon Governo toscano.
Ma lo scenario sarebbe di nuovo mutato con la pace di Luneville fra Francia e Austria che, pur lasciando la Toscana nell'orbita francese, la trasformava nel 1801 in Regno d'Etruria.
Sul piano pratico fu una sostanziale riedizione del granducato con Lodovico I di Borbone Parma al posto dei Lorena. I francesi, tramite il gen. Murat, se ne fecero garanti: sciolsero le municipalità e, nell'attesa dell'arrivo del sovrano, richiamarono i Quadrumviri licenziando il Paolini da presidente del Buon Governo. Pistoia ebbe come Gonfaloniere il nobile Francesco Talini; seguirono sei anni tranquilli e una certa ripresa produttiva per cui il cronista poteva annotare nel 1804: "Si gode finalmente di un vivere migliore: il pane si paga tre soldi la libbra…".
Del periodo si ricordano soprattutto due avvenimenti: la visita della Reggente Maria Luisa ed il passaggio del papa Pio VII (8 nov. 1804) diretto a Parigi per l'incoronazione imperiale di Napoleone.
In seguito al trattato di Fontenbleau la Toscana venne annessa nel 1808 all'Impero Francese come Governatorato retto da una Giunta con a capo Cesare Balbo sostituito nel 1809 da Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Il Governatorato fu, alla maniera accentratrice francese, diviso in tre Dipartimenti comandati da un Prefetto a loro volta suddivisi in Circondari comandati da un Sottoprefetto che nominava i Maires delle varie località sotto la sua giurisdizione. Dal Circondario di Pistoia, un territorio pressoché equivalente a quello della Diocesi di Pistoia-Prato, dipendevano 18 Mairies: Pistoia stessa, le 4 Cortine pistoiesi, Prato, Monsummano, ecc. Scorrendo i cognomi dei Maires pistoiesi (Rospigliosi, Tolomei, Cellesi, Tonti, Marchetti, Sozzifanti) si nota come ora i Sottoprefetti puntassero piuttosto sul nobilato locale che sui democratici filofrancesi.
In città continuò il clima di stabilità politica e istituzionale contrassegnato da una ripresa dei lavori pubblici e da un certo sviluppo economico che non poté però dispiegarsi pienamente per le conseguenze del blocco continentale. La funzionalità delle nuove norme (codici napoleonici, stato civile, catasto geometrico-particellare, ecc.) produsse la modernizzazione della pubblica amministrazione e della società e creò le premesse per un diffuso consenso.
Tuttavia i francesi, (popolarmente definiti "nuvoloni" dalla pronuncia, nuvolon, delle prime parole, Nous voulons, dei loro avvisi) introdussero anche misure che colpirono la religiosità popolare quali il matrimonio civile, la soppressione degli ordini religiosi e la svendita dei loro beni, quasi tutti accaparrati dal notabilato locale. In particolare impressionò l'invasione napoleonica dello Stato Pontificio e la deportazione in Francia del papa Pio VII. La misura senz'altro più impopolare fu comunque l'introduzione della leva obbligatoria, necessaria per un esercito moderno e sovente impegnato come quello francese, che portò "alla desolazione delle famiglie" pistoiesi, sia perché delle braccia tolte al lavoro dei campi potevano per molti significare la miseria ed anche perché per i coscritti era possibile finire coinvolti nella guerra di Russia e non tornare mai più. L'arruolamento avveniva per sorteggio, ai prescelti era consentito di esser sostituiti pagando adeguatamente un altro giovane: numerosi furono i renitenti ed i disertori, specie fra i ceti popolari.
Col tramonto di Napoleone si concluse nel 1814 l'esperienza "francese", ma per Pistoia e la Toscana la restaurazione non significò, come in altre parti d’Italia, un violento ritorno al passato. Tornarono precedenti ordinamenti, ma furono anche mantenute alcune innovazioni del regime napoleonico (sistema ipotecario, codice di commercio, stato civile, pubblicità dei giudizi, ecc.) che favorirono il successivo evolversi politico-civile della società sotto il governo saggio e tollerante di Leopoldo II.


                                      Carlo Onofrio Gori

                                                                                                                                                                                                                                                                                          








Rielaborazione dell'articolo: Carlo Onofrio Gori, Quando i nuvoloni si addensarono sulla città. 26 giugno 1796: Napoleone a Pistoia, in "Microstoria", n. 27 (gen.-feb. 2003).

Questo articolo è riproducibile, del tutto o in parte, avendo però cura di citare chiaramente l'autore e le fonti. 

Vd. anche:


"carlo gori" 
"Adì 26 giugno 1796: passò il generale Bonaparte per la strada nova e capitò direttamente a Pistoia con una armata di quindicimila uomini e gran numero di ufiziali".
La "strada nova cité par le chroniqueur anonyme, était le "Modenese" qui traverse les Apennins à travers l'Abetone et se termine en Capostrada, près de Pistoia. Inauguré en 1781 "con rabbia dei bolognesi e gelosia dei fiorentini"  (jalousie de Bologne et de Florence) rendra les marchands de transition Pistoia préférés et les voyageurs, mais aussi, parfois instables, avec toutes sortes d'armées.Ville de portée pour vocation de paix, de Pistoia avait déjà pris de l'importance de l'Union européenne il ya dix ans pour les échos du Synode diocésain de 1786 dans laquelle Scipione de Ricci «janséniste»  ', évêque de Pistoia et Prato, ont tenté sans succès de faire réformes que riconducessero l'Eglise des origines spirituelles, soutenus par "Lumières" et modernisateur, le grand-duc Pierre Léopold. Mais revenons à Napoléon Juin 26, 1796 à la ville à pied et inspecte ses soldats campent devant Porta al Borgo, sur le point d'aller à Livourne à occuper le port et empêcher le trafic en anglais.La France révolutionnaire, animé par l'impulsion libératrice au nom de la solidarité entre les peuples frères, n'était plus qu'un souvenir, mais certains «démocratique», comme dit le poète Filippo Pananti, passant à Pistoia, voyaient retirer l'Armée d'Italie, le perception selon laquelle, au-delà des intentions du Directoire, il était encore une bouffée d'air frais en Italie qui allait bouleverser les anciens privilèges féodaux et ecclésiastiques et de la Toscane calmer les progrès de la réforme de Léopold.Cependant, régnait la peur pour des excès des Français, qui n'étaient pas formellement envahisseurs parce que leur arrivée dans le neutre Toscane qui s'est passé avec le consentement forcé du grand-duc Ferdinand III.Après l'intermède "Livourne" le président de Bon Gouvernement grand-ducal, Giuseppe Giusti, craignant de «contagion française» a cédé la place à un contrôle de persécution politique qui, par exemple dans Valdinievole, n'a pas échappé à l'économiste Sismondi à Genève avocat et patriote Pescia . Celestino Chiti dont la fille Esther, ironiquement, a épousé le fils de Joseph, père, Domenico Giusti, à partir de laquelle naîtra Giuseppe Giusti, le satiriste avenir.La seconde venue française en Toscane en 1799 a sans doute été la plus traumatisante. En Pistoia l'Armée, déjà en baisse de 31 Modenese Décembre 1798 et les jours suivants pour prendre le relais de l'état de Lucques, ont occupé la ville Mars 30, 1799 lorsque, pour venir à la rescousse de la République napolitaine, avait déjà commencé l'invasion de l' Grand-Duché. Ferdinand III s'enfuit à Vienne et Florence gen. Gaultier et l'Ambassadeur Reinhard a assumé le commandement militaire et politique et civile.Les Français, fidèle aux ordres du Directoire, a quitté planté "arbres de la liberté» et circulaires cocardes tricolores, mais n'a pas donné un peu d'espace aux besoins spécifiques de renouveau démocratique locale.Bientôt, la demande pour les prélèvements exceptionnelle à l'Pistoia Civic Communauté pour la gestion des soldats et la réquisition des chevaux ont suscité beaucoup de mécontentement que le 13 Avril, l'absence d'une grande partie de la garnison, il y avait une émeute spontanée des paysans réunis dans la ville pour le marché. Je suis allé en pièces l'arbre de la liberté planté sur la Piazza del Duomo, le sceau a été retourné au Palais grand-ducal prétorienne et occupés, les armes à la main, la forteresse de Santa Barbara. Certains «jacobin» est sorti battu à plate couture. Pour l'intervention de l'évêque pacificateur Hawks Picchinesi et autres bien-pensants, de peur de la réaction française, le tumulte s'apaisa pendant la journée.Le lendemain, le Kerner délégué, commandant de la garnison, a établi la municipalité dirigée par le patriote Aldobrando Paolini, déjà un adepte du réformisme et Léopold Ricci. Alors que la garde nationale a été formé, le commandant de la place, le "cisalpine" Peyri, capturé 23 promoteurs de turbulence.La municipalité du nouveau-né et zélé a tenu une fête patriotique pour cinq floral (24 Avril), mais les "municipalistes" occupants intéressés d'autant plus que d'intermédiaires de confiance pour maintenir l'ordre public et d'assurer des contributions fréquentes et fortes. Après quelques nouvelles émeutes à Serravalle, Borgo et Pescia (4 et 5 mai), des nobles et des ecclésiastiques toscanes, y compris la Rospigliosi Pistoia, Tonti, Cellesi, Talents et Trinci, ont été déportés comme otages en France à partir de laquelle ils sont revenus en Août 1800. (Voir ce billet de blog "Douce France")Mais les Français battus par les Austro-Russes à Trebbia (Napoléon en Egypte) et les sondés pour une grande partie de la région des Sanfedists inattendus et redoutable moto Arezzo gangs de Viva Maria, originaire de la "combinaison de la faim et de la foi» (G. Turi ) ont été contraints de se retirer.Le 4 Juillet 1799, le grand-duc Ferdinand III retourna à Florence, et deux jours après ses troupes sont entrées à Pistoia à partir de laquelle les Français avaient disparu, non sans avoir extorqué autres contributions lourds.La ville est sortie épuisée. Le Civinini, Pistoia chroniqueur de l'époque, a écrit: "... le pain vaut de l'argent £ 5 Campa est dans une grande détresse." Et a été repris par un autre journaliste, le Bonacchi, qui a dit: «Les gens crient pain pauvres et la faim 6 est l'argent et l'argent 4 la livre. " L'arbre de la Liberté est brûlé et la Statue de la Liberté posé par «Jacobins» dans la loggia de la mairie est remplacé par un autel, tandis que dans les églises Pistoia sont célébrés Te Deum d'action de grâces et est célébré avec un dîner pour 500 pauvres.Cremani, nouveau commissaire du bon gouvernement grand-ducal, se trouve dans la "purge du gouvernement démocratique» et le dépôt de la «note pour le jacobinisme». Dependant, la répression en Toscane, à l'exception de l'épisode horrible de «pogrom» anti-juive à Sienne déclenchée par des bandes de Viva Maria, elle était loin des excès qui ont marqué le retour de Ferdinand IV de Bourbon de Naples et a contribué dans de nombreux environnements Italiens à faire à nouveau peupler la cause française. Par exemple, un grand nombre de saisies Pistoia suivi le destin du 26 Août touché le jeune barbier «jacobin» Philip Tozzelli, appelé «le rigaglia", condamné à huit mois et de mettre un peu à la berline à l'amiable: la Lorraine ne veulent pas ne sont pas des martyrs ou des héros.En Juin 1800, les fortunes sont à nouveau inversée: Napoléon à Marengo et gagne en Octobre les Français reviennent, cette fois pour atteindre Pistoia sont des troupes dans le fichier Cisalpine qui joue le capitaine Ugo Foscolo. Leur commandant, le général. Domenico Pino, rétablit immédiatement la municipalité dirigée par Paolini, tout juste sorti de prison, grand-ducal, alors que dans Pescia sur 24 reprend ses fonctions le Chiti patriote.Redémarrez cependant, la demande pour les exactions lourds par les Français: ce qui est arrivé à ceux qui n'ont pas payé? Par exemple, comme l'a noté le Bonacchi, Octobre Fabroni 27 Charles qu '«il ne voulait pas payer une cotisation, l'année [sic] enfermée dans la maison avec les gardes du palais, à ses frais la mesure où il n'a pas payé." Le même jour, à la ferme Smilea Montale s'est produit une émeute contre les Français pour une réquisition de chevaux. Ce sont des moments de famine qui atteint son apogée dans la première moitié de 1801. Les dispositions de la Petiet plénipotentiaire visaient à la non-ingérence dans les affaires intérieures de la Toscane, de sorte que le Quadrumviri, qui reste formellement tenu jusqu'à l'état au nom de Ferdinand III, a tenté de dissoudre la municipalité de Pistoia. Paolini a déclaré la reconstitution de la garde nationale et résisté à ces pressions grâce au remplacement de l'hon. Miollis, le "Quadrumviri» avec le «triumvirat», «très modérée patriotes». Le Pistoia également pris la tête du Bon Gouvernement Toscane.Mais le scénario serait de nouveau changé avec la paix de Lunéville entre la France et l'Autriche, tout en laissant l'orbite de la Toscane, les Français transformé en 1801 dans le royaume d'Etrurie.Sur un plan pratique était sensiblement ré-édition du Grand-Duché de Bourbon Parme Lodovico au lieu de la Lorraine. Les Français, par le gen. Murat, se sont fait garants: les municipalités dissoutes et, en attendant l'arrivée du roi, a attiré l'Quadrumviri le tir Paolini en tant que président du Bon Gouvernement. Pistoia était gonfalonier que le Talini noble Francesco, suivi six ans plus calme et une certaine reprise de la production pour laquelle le journaliste a pu écrire en 1804: «Il a eu une vie meilleure: le pain de payer trois sous la livre ...".La période il convient de mentionner deux événements: la visite de la régente Marie Luisa et le passage du pape Pie VII (8 Novembre 1804) à Paris pour le sacre de Napoléon.Après le traité de Fontenbleau Toscane fut annexée à l'Empire français en 1808 sous le gouvernorat est dirigé par un conseil dirigé par Cesare Balbo remplacé en 1809 par Elisa Baciocchi, sœur de Napoléon. Le gouverneur était, à la manière centralisatrice française, divisée en trois départements contrôlés par un préfet à leur tour divisées en districts contrôlés par un gouverneur de la province qui a nommé les Maires des différents endroits sous sa juridiction. Du quartier de Pistoia, une zone à peu près égale à celle du diocèse de Pistoia Prato, Mairies-charge de 18: Pistoia lui-même, les 4 rideaux Pistoia, Prato, Monsummano, etc. En faisant défiler les noms des Maires Pistoia (Rospigliosi, Tolomei, Cellesi, Tonti, Marchetti, Sozzifanti) est connu que les heures ont été pointant Sottoprefetti sur nobilato plutôt que sur la démocratie locale pro-français.Dans la ville continué climat de stabilité politique et institutionnelle marquée par une reprise dans les travaux publics et un certain développement économique, mais ne pouvait pas se dérouler pleinement les conséquences du blocus continental. La fonctionnalité de la nouvelle réglementation (codes napoléoniens, l'état matrimonial, la terre des particules de géométrie, etc.) Produit de la modernisation de l'administration publique et de la société et a créé la base d'un consensus généralisé.Cependant, les Français, (populairement appelé «nuages» de la prononciation, nuvolon, les premiers mots, Voulons Nous, leurs avertissements) mesures a également introduit qui a frappé la religion populaire comme le mariage civil, la suppression des ordres religieux et la vente de leurs biens , la quasi-totalité monopolisé par la notabilité locale. Particulièrement impressionné par l'invasion napoléonienne de l'État pontifical et la déportation en France du pape Pie VII. Cette mesure, cependant, était sans aucun doute l'introduction la plus impopulaire de la conscription, qui est nécessaire pour une armée moderne et souvent engagés comme les Français, qui apportait "la désolation des familles» Pistoia, et parce que des bras enlevés pour travailler dans les champs pourrait pour beaucoup signifie la misère et aussi parce que pour les conscrits pourrait finir par participer à la guerre en Russie et ne jamais revenir. Le recrutement a été fait par tirage au sort, les élus ont été autorisés à être remplacé de manière adéquate payer un autre jeune: il y avait beaucoup insoumis et déserteurs, surtout parmi les classes ouvrières.Avec le déclin de Napoléon a pris fin en 1814, l'expérience de «français», mais Pistoia Toscane et la restauration ne signifie pas, comme dans d'autres parties de l'Italie, un retour violent dans le passé. Retourné au règlement précédent, mais ils étaient aussi conservées sur les innovations du régime napoléonien (système hypothécaire, du Code de commerce, l'état matrimonial, la publicité des jugements, etc.) Qui ont favorisé la prochaine évolution de la société politique et civile en vertu de la règle d'un sage et tolérant de Léopold. II . "carlo gori"
                                                                                                                                                                                         Carlo Onofrio Gori

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